Vox italia in Piazza Sant'Oronzo a Lecce il 29 febbraio contro il 5g

Vox Italia in piazza a Lecce, Bari, Foggia e Brindisi il 29 febbraio contro inquinamento elettromagnetico

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccePrima

L’assurdo caso del doppio 5G a Brindisi e le valutazioni dell’agenzia ricerca sul cancro Anche l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro si appresta a rivalutare gli effetti dell’elettrosmog sulla salute delle persone. Attualmente nella classificazione sulla cancerogenesi le radiofrequenze sono etichettate come classe 2B: possibili agenti cancerogeni. Con l’arrivo del 5G la rivalutazione scientifica di AIRC potrebbe posizionare la classe a 2A o addirittura 1A, cioè cancerogeni certi. Nel frattempo gli studi fatti dal National toxicology program non lasciano dubbi sulla pericolosità delle radiofrequenze. “In attesa dell’importante pronunciamento di AICR – dichiara Giancarlo Vincitorio, esponente regionale di Vox Italia – sarebbe necessario che in Puglia il governatore Michele Emiliano e i sindaci adottassero prudentemente almeno un provvedimento di sospensione di tutti gli atti autorizzativi riguardanti l’installazione di nuove antenne e ripetitori delle frequenze 5G. Da subito è indispensabile che ci sia lo stop al 5G e lo chiederemo tutti insieme, sabato mattina 29 febbraio, con Vox Italia in tutte le piazze delle città italiane. A Lecce avremo un presidio in piazza S.Oronzo , A Brindisi in P.zza Vittoria , A Bari e Foggia nelle principali piazze con banchetti e gazebo. Esiste una richiesta di moratoria internazionale, firmata da 180 ricercatori di 37 Paesi, che è finalizzata a bloccare l’installazione della rete 5G finché non saranno effettuati studi attendibili ed indipendenti sull’impatto sanitario e ambientale. “Sarebbe logico che in via precauzionale – dice Vincitorio – il governatore Emiliano e i sindaci pugliesi impedissero ai poteri forti rappresentati dalle grandi industrie delle telecomunicazioni di trasformare i cittadini in cavie. Invece la sperimentazione è già iniziata. Ad esempio a Brindisi sull’antenna del palazzo ex Sip del centro, nei pressi della Chiesa degli Angeli e di una scuola elementare, è stata installata una stazione ricevente di tipo 5G. Da quel punto prossimamente sarà irradiato un segnale wifi a 20 Ghz in orizzontale diffuso tante volte con innumerevoli hotspot ubicati a pochi chilometri l’uno dall’altro. Tra i vantaggi c’è quello di avere una velocità di connessione a 1 Gigabit ma l’assurdo è che Brindisi è stata già cablata con cavo a fibre ottiche che garantisce già da mesi in tutta la città collegamenti internet a 1 Gigabit. Il cavo sottoterraneo non causa inquinamento elettromagnetico a differenza degli hotspot 5G. Cos’altro ha bisogno di sapere il sindaco Rossi per tutelare i cittadini a Brindisi dai rischi del 5G?”.

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