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"L'uomo che ama". I sentimenti visti al maschile

La seconda opera di Maria Sole Tognazzi non va al di là delle buone intenzioni. Opera lenta, a tratti dalle atmosfere soffocanti. Favino, troppi monologhi. Bellucci e Rappoport, poca passione

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"L'uomo che ama": regia di Maria Sole Tognazzi
Con: Pierfrancesco Favino, Xsenia Rappoport, Monica Bellucci, Marisa Paredes, Piera Degli Esposti, Michele Alaique.
Durata: 102'
Genere: drammatico

"L'uomo che ama" è il secondo lungometraggio di Maria Sole Tognazzi, dopo il film " Passato prossimo" del 2003, per il quale la regista ha ottenuto il Globo d'oro come migliore opera prima. Tratto dal romanzo di Ivan Cotroneo "Cronaca di un disamore" e scelto per inaugurare la terza edizione del Festival del cinema di Roma, "L'uomo che ama" descrive la vita sentimentale di Roberto (Pierfrancesco Favino), ci racconta, cioè, l'amore visto, declinato e vissuto secondo un'ottica maschile ma per niente maschilista. Roberto è l'uomo che ama Sara (Xsenia Rappoport), ma anche l'uomo che amava Alba (Monica Bellucci), l'uomo abbandonato, ma anche l'uomo che abbandona.

Tutto ruota intorno al suo personaggio, egli soffre e a sua volta fa soffrire, in amore vige la logica del contrappasso e Roberto da vittima, diviene carnefice o viceversa, visto che la scansione temporale del film è destrutturata in un flashback. L'uomo che ama non è un ossimoro, da sempre gli uomini vivono i sentimenti con la stessa intensità delle donne, solo che di recente, forse, si è dissolta la cortina di pudore nel dimostrarlo. Maria Sole Tognazzi, vuole raccontare proprio questo, la parabola sentimentale di un uomo medio che svela, però, nel momento dell'abbandono una sensibilità molto vicina a quella femminile, per dimostrare che, in amore, uomini e donne soffrono, ma anche lasciano allo stesso modo. Le buone intenzioni e la scelta di un ottimo attore, però, non sempre rendono apprezzabile un film.

Favino è sicuramente una delle migliori giovani realtà del cinema italiano, e pur interpretando con reale passione il ruolo che gli è stato affidato, non riesce a rendere interessante l'intera pellicola. Troppo presente sulla scena, quasi un'ossessione per la regista che lo segue ovunque, Roberto-Favino sembra quasi non avere altro che una vita privata, non ha amici né passioni oltre quelle amorose, se si eccettuano i contatti con i genitori, il fratello e la routine del lavoro (da menzionare la presenza della "almodovariana" Marisa Paredes, nel ruolo della titolare della farmacia presso cui Roberto lavora), la realtà che il protagonista vive è alquanto ristretta. Molti sono i limiti di quest'opera, lenta, a tratti dalle atmosfere soffocanti e con una sceneggiatura che prevede qualche monologo di troppo; come se ciò non bastasse, l'interpretazione delle due principali interpreti femminili (Bellucci e Rappoport), nonostante gli sforzi profusi, è poco appassionata e mai appassionante.

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