Giovedì, 29 Luglio 2021
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"Michael Clayton", con Clooney un cinema vecchio stampo

Nel film di Tony Gilroy, accolto con tiepido calore da pubblico e critica all'ultimo festival del cinema di Venezia, Clooney veste i panni di un avvocato senza scrupoli. Fino alla crisi di coscienza

Michael Clayton" di Tony Gilroy, è l'ultimo film di George Clooney accolto, a dire il vero, con tiepido calore da pubblico e critica all'ultimo festival del cinema di Venezia. Il titolo, nome e cognome del protagonista, carica sicuramente di interesse lo spettatore che scopre molto lentamente la trama e anche la stessa psicologia del personaggio. Il "semprebello" George (il grande schermo gli dona sicuramente più della pubblicità) in questo film è un avvocato di un mega-studio di New York con uno sporco ruolo di "liquidatore", di "spazzino" chiamato ad eliminare ogni rogna che possa capitare ai clienti migliori. La sua vita si svolge amaramente tra debiti di gioco e separazione dalla moglie, fino a che uno dei suoi colleghi, Artuhr Edens (Tom Wilkinson), incaricato di difendere la U/North, una industria chimica che produce defolianti per l'agricoltura accusati di provocare il cancro, non entra in una profonda crisi di coscienza, rischiando, così, di perdere una causa che bisogna vincere a tutti i costi.


Clayton, così come il suo ruolo nello studio prevede, è chiamato a riportare alla ragione Edens, ma la crisi di quest' ultimo avrà su di lui un effetto contagioso. Tutto il film gira attorno allo stropicciato protagonista, alla sua lenta conversione, alla riflessione che Clayton fa su se stesso e sul mondo di cui fa parte. Questa pellicola ha sicuramente il sapore di qualcosa di già visto, il tema delle industrie o multinazionali cattive e perdenti è stato affrontato varie volta a Hollywood, alcuni personaggi possono risultare un po' sopra le righe come quello di Tom Wilkinson, o inverosimili nel loro cinismo come quello di Tilda Swinton ( che interpreta il ruolo dell'avvocato dell'industria farmaceutica), però il ruolo e la presenza di Clooney dominano e catturano (eccezionale la sua espressione nel lungo piano sequenza finale). Clooney con questo film si riconferma attore attento ai problemi sociali((al di là delle polemiche che lo hanno travolto per la contraddizione di essere testimonial di una criticata multinazionale), ma soprattutto ci riporta ad un cinema vecchio stampo, in cui gli Humphrey Bogart, i Gary Cooper con le loro facce rappresentavano il film. Clooney è "Michael Clayton" in tutti i sensi, come attore per il personaggio, ma soprattutto come attore per il film.

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