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"Paranoid park", ritratto di una gioventù senza sogni

Alex (Gabe Nevins) è uno skater di sedici anni che vive con la madre e il fratello minore a Portland. In cerca di emozioni diverse, una sera commette accidentalmente un omicidio

paranoid

Regia di Gus van Sant. Con Gabe Nevins, Dan Liu, Jake Miller, Taylor Momsen, Scott Green, Lauren Mc Kinney, Olivier Garnier.
Genere: Drammatico
Durata 90'
Produzione Francia - USA 2007

Alex (Gabe Nevins) è uno skater di sedici anni che vive con la madre e il fratello minore a Portland. In cerca di emozioni diverse, una sera commette accidentalmente un omicidio. Gus van Sant, in "Paranoid Park" (premio speciale della giuria al festival di Cannes), torna a rappresentarci una generazione sempre bella e ancora dannata, prendendo spunto dall'omonimo romanzo di Blake Nelson. Il cast del film è stato scelto interamente tramite dei provini virtuali su internet e i giovani attori sono tutti alla loro prima esperienza cinematografica. Il film è stilisticamente perfetto, il regista alterna le riprese in video con la celluloide, destruttura dal punto di vista temporale l'azione, inserisce flashback, tiene desta l' attenzione dello spettatore che solo alla metà del film scopre la trama. Ottime anche le musiche che accompagnano lentamente i movimenti dei protagonisti. Van Sant stesso ha definito questo suo ultimo lavoro una sorta di "Delitto e castigo al liceo".

Il regista ci mostra, con modalità quasi asettiche, come vivono oggi molti adolescenti americani, privi di punti di riferimento sia familiari che culturali. Ciò che colpisce, nella glabra personalità del protagonista, è la totale assenza di passione, il ragazzo a soli sedici anni si lascia vivere; anche lo skate, suo unico interesse, sembra solo un modo per riempire il vuoto delle giornate. Questa generazione è indifferente a tutto, all'amore ma anche al sesso, alla vita ma anche alla morte. L'orrenda fine della guardia giurata è accidentale, Alex non voleva uccidere e comunque egli sembra non avvertire completamente il peso della sua scellerataggine, la cosa che più lo disturba, forse, è il ricordo dell'immagine macabra del corpo straziato, non tanto la responsabilità morale del fatto. Scrive lettere per raccontare o forse per sfogare il rimorso, ma quando ha la possibilità di confessare la verità al detective Liu che lo interroga, mente con impensabile lucidità.

Delitto senza castigo, ma anche delitto con rari sensi di colpa. Gus van Sant, come già precedentemente aveva fatto con "Elephant"(cronaca della strage di Colombine), ci racconta la mancanza di ordine nelle vite degli adolescenti, egli si interessa al caos per niente calmo della gioventù americana. Ragazzi incompresi perché forse troppo presto lasciati soli a perdere la loro innocenza. Né angeli né demoni, adolescenti senza trucco che con troppa onestà manifestano il loro disagio, senza la speranza che qualcuno li aiuti o li assolva per i loro delitti .

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