Lunedì, 2 Agosto 2021
Politica

A tutela del mare Adriatico. A Termoli i sindaci dicono “no” alle trivellazioni

Si è tenuto questa mattina un incontro contro il progetto di nuove perforazioni per la ricerca di petrolio nelle acque della costa adriatica. Presente anche il primo cittadino di Otranto, per ribadire la contrarietà al progetto

OTRANTO – Si è tenuto questa mattina, nella sala consiliare del Comune di Termoli, un incontro convocato dal sindaco Antonio Basso Di Brino contro le trivellazioni nell’Adriatico: all’appuntamento hanno preso parte i rappresentanti della Regione Puglia, delle province interessate e di tutti i Comuni costieri di Abruzzo, Molise e Puglia, tra cui il sindaco di Otranto, Luciano Cariddi.

“Aderiamo a questa iniziativa – ha spiegato - per rappresentare ancora una volta la nostra posizione contraria alle trivellazioni petrolifere nell’Adriatico dopo le recenti autorizzazioni rilasciate dal Ministero dell’Ambiente per nuove indagini da realizzarsi in prossimità delle isole Tremiti. Trovo singolare che a distanza di ormai quasi due anni ci si debba ancora preoccupare ed attivarsi sul nostro territorio per ribadire la posizione che sul tema delle trivellazioni in mare ha assunto la comunità costiera del basso adriatico”.

Una voce univoca quella che le diverse municipalità e province e Regione hanno voluto far pervenire al governo centrale, “voce che pretendiamo venga ascoltata senza dover gridare, contrariamente a quanto sostenuto dal Ministro Clini, ma semplicemente chiedendo di voler considerare le argomentazioni che rappresentiamo da tempo su questa vicenda. E per rispondere proprio al Ministro, dico preliminarmente, che noi e le nostre comunità non potremo mai essere annoverati tra quelli che oppongono un no a prescindere, sempre e comunque. Abbiamo dimostrato negli anni la nostra serietà e responsabilità, quando si è trattato di assumere decisioni non facili che producevano un certo impatto sul territorio”.

Cariddi sottolinea come proprio nel settore energetico la Puglia abbia già abbondantemente dato, arrivando oggi a produrre energia anche per buona parte del resto del Paese, con una sua incidenza: “Oggi tutti fortemente concentrati, a ragione, sulle vicende di Taranto e dell’Ilva – prosegue -, ci preoccupiamo di guardare all’incidenza di alcune criticità sanitarie riscontrate nelle popolazioni in quella zona, ma non ci stiamo preoccupando affatto che maggiore potrebbe essere l’incidenza delle stesse criticità nella provincia di Lecce, per esempio”.

Il sindaco di Otranto sottolinea che non pochi dubbi vengano nutriti circa l’incidenza di una centrale come quella di Cerano, ancora oggi alimentata a carbone, i cui residui di combustione vengono spinti dai venti predominanti da nord, o dal punto di vista di campi elettromagnetici su quanto potrebbe produrre l’elettrodotto Italia-Grecia che approda ad Otranto ed attraversa il basso Salento: “Ciò nonostante – chiarisce -, non abbiamo detto no quando si è trattato di decidere se far approdare o meno il gasdotto Igi Poseidon, comprendendone l’importanza strategica per il Paese, ed avendo valutato razionalmente l’impatto ambientale. Ed oggi sentiamo dirci anche che dovremmo poter ospitare sul nostro fronte mare le piattaforme petrolifere”.

Al ministro Clini, il sindaco ricorda che non siano state poste “argomentazioni in grado di giustificare la necessità di queste attività di indagine e di estrazione petrolifera”, mentre sono forti i rischi “concreti attuali e potenziali”, dal danno all’immagine turistica, a quello alla fauna marina, o allo sversamento in mare del greggio estratto: “Chiediamo se si ha convenienza – aggiunge -, in una valutazione più ampia del bene comune, proseguire su questa idea di voler estrarre idrocarburi nel nostro mare”.

“Non rischieremmo forse – precisa - di compromettere definitivamente la buona salute dimostrata dall’economia turistica di questa area del mediterraneo basata soprattutto su alcune valenze naturalistiche quali un mare cristallino, coste intatte, un paesaggio suggestivo come pochi? Ecco questo rappresentiamo ancora oggi e ancora una volta in modo pacato ed argomentato al governo centrale perché voglia comprendere la reale portata del problema”.

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