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Elezioni europee, astensione collettiva a Frigole se non riapre l’ufficio postale

La decisione potrebbe essere formalizzata in un'assemblea pubblica, la prossima settimana. La notizia che nella vicina Casalabate, ora nel territorio di Squinzano, possae aprire i battenti uno sportello appare come la beffa dopo il danno

LECCE – Sciopero del voto. A Frigole sta maturando una decisione plateale in vista delle elezioni europee del 25 maggio. La comunità del borgo ove risiedono circa 2mila leccesi, considerando anche l’estesa campagna intorno, è pronta ad astenersi per rivendicare il diritto ad un ufficio postale. E la prossima settimana se ne discuterà in un’assemblea pubblica alla quale sono invitati tutti i residenti di quella che è una parte importante del quartiere Litorale del capoluogo salentino.

La chiusura della filiale ha provocato disagi, soprattutto per i più anziani. E il malcontento - esternato in una circostanza anche con un presidio presso la sede centrale di Poste Italiane, in piazza Libertini - è alimentato ulteriormente da due constatazioni: la prima è che, a fronte dell’annunciata chiusura di 12 sportelli in tutta la provincia di Lecce, fino ad oggi hanno pagato dazio solo due comunità. La seconda riguarda la notizia dell’apertura di un ufficio a Casalabate, la marina passata sotto l’amministrazione di Squinzano nel 2012.

Secondo i soggetti promotori della mobilitazione – Comitato unitario per lo sviluppo di Frigole e del litorale leccese, Comitato Frigole, Parrocchia di Frigole Borgo Piave, Pro Loco di Frigole e Associazione di promozione sociale “Allegria” – anche il Comune di Lecce ha le sue responsabilità, non avendo saputo opporsi alle decisioni di Poste Italiane. Ci sarà dunque, questa la minaccia, un doppio fronte: il primo sul piano politico, il secondo sul quello del contenzioso.

Nella legge di “privatizzazione” delle poste è stabilito che un agglomerato deve disporre di un ufficio postale nell’ambito di 6 km dal centro urbano, mentre sappiamo che Frigole dista da Lecce più di 11 Km.Poste Italiane è dunque inadempiente ma anche l’Amministrazione Comunale di Lecce ha le sue responsabilità perché non è stata in grado di difendere i diritti della popolazione, come è stato fatto invece negli altri Comuni della provincia.

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