Martedì, 15 Giugno 2021
Politica

"L'aborto è un diritto delle donne": al presidio anche l'assessore comunale

Casa delle Donne e Cgil scendono in campo nella giornata internazionale: "A Lecce ci sono solo 2 medici non obiettori, legge inapplicata"

LECCE – Le volontarie dell’associazione Casa delle Donne di Lecce si sono date appuntamento oggi presso l’ospedale Vito Fazzi per un’azione di volantinaggio. Il tema della mobilitazione è quello dell’aborto: un vero e proprio tabù, se non un reato, in molti Paesi del mondo. Ma anche l’Italia ha parecchia strada da percorrere affinché il diritto di autodeterminazione delle donne sia realmente garantito.

L’obiettivo della manifestazione è quindi politico ed è quello ottenere il pieno riconoscimento della libertà di scelta delle donne, mettendo a disposizione un servizio sanitario che sia, ovunque, libero, sicuro e depenalizzato. In occasione della giornata mondiale per l’aborto sicuro, che si celebra proprio oggi in moltissime città compreso, sono i numeri a parlare: i dati relativi all’obiezione di coscienza, praticata dai medici ma anche dagli anestesisti e dalle ostetriche, hanno raggiunto la soglia del 70 percento nel Belpaese.

Questo in media, perché alcune regioni toccano la soglia del 90 percento e la provincia di Lecce, in particolare, si qualifica ai gradini più bassi della classifica con il 95 percento di obiettori: “In città ci sono soltanto 2 medici non obiettori ma non hanno a disposizione gli anestesisti, e questo nonostante l’esistenza di una legge nazionale, la numero 194, che impone ad ogni ospedale di garantire il servizio”, spiega la presidentessa dell’associazione, Ilaria Florio.

Le conseguenze di un diritto acquisito, ma non esigibile, sono di proporzioni notevoli: le donne che scelgono di interrompere la gravidanza sono costrette a ricorrere a pratiche illegali che mettono a repentaglio la loro vita. E il diritto alla salute, costituzionalmente garantito, va a farsi benedire.

“I numeri internazionali degli aborti clandestini sono ancora piuttosto elevati – aggiunge Ilaria Florio -; in provincia di Lecce non siamo arrivati a questi livelli ma il rischio è che questi dati aumentino è piuttosto concreto. A livello nazionale esiste una rete di associazioni, chiamata Non una di meno, che sta dando battaglia per ottenere l’abrogazione dell’articolo 9 della legge 194  mentre nel Piano nazionale contro la violenza sulle donne, ancora in fase di stesura, è inserita questa iniziativa”.

Alla manifestazione è intervenuta anche l’assessore comunale alle Pari opportunità, Silvia Miglietta: “L’amministrazione comunale non ha competenza diretta in materia ma la nostra intenzione è quella di offrire sostegno alle associazioni che si battono sul tema – ha spiegato -. In più si rende necessario aprire un dialogo con la direzione sanitaria della Asl e l’assessorato regionale alla Sanità per sollecitare il pieno rispetto della legge ed individuare misure alternative, sul solco di quanto fatto dalla Regione Lazio che ha bandito dei concorsi pubblici riservando una certa quota di posta ai medici non obiettori”.

"Ogni donna deve poter interrompere, per motivi differenti, la propria gravidanza e deve poterlo fare in condizioni dignitose, sicure e senza dover ricorrere a pratiche pericolose, umilianti e dolorose in luoghi di fortuna” ha aggiunto l’assessore che ha voluto anche sottolineare l’importanza di ritornare ad occuparsi dei temi della prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e dei metodi contraccettivi in ogni luogo di cultura, a cominciare dagli istituti scolastici.

In campo è scesa anche la Cgil di Lecce: “A 39 anni dal varo della legge 194 del ‘78, progressivamente svuotata nel corso degli anni, al punto di snaturarne il senso, siamo ancora nella condizione di doverne rivendicare la piena applicazione e a chiedere misure di contrasto all'uso massiccio dell'obiezione di coscienza”, si legge in un comunicato stampa.

In occasione della giornata mondiale il sindacato di categoria Funzione pubblica ha indetto, un’assemblea per il personale di del distretto sanitario Asl di Nardò, indirizzata in particolare agli operatori dei Consultori di Nardò, Copertino, Leverano, Galatone, ma rivolta anche a tutti gli operatori allo scopo di confrontarsi sul tema della piena applicazione della legge 194.

“Anche i consultori familiari sono in preoccupante diminuzione e lottano una cronica carenza di organico che ne limita gli interventi e ne vanifica spesso lo spirito – hanno precisato gli esponenti della Funzione pubblica Cgil -. Con un decreto legislativo del gennaio 2016 si sono inasprite le sanzioni amministrative per il reato di aborto clandestino: da 51 euro si è passati a una cifra tra 5 mila e 10 mila euro, ignorando completamente le ragioni per cui la legge 194 comminava una multa simbolica”.

Nel documento nazionale, la Fp Cgil chiede al governo di impegnarsi in varie direzioni: realizzando un monitoraggio della domanda non esaudita; conferendo nelle strutture ospedaliere di responsabilità dirigenziali a chi garantisce l'applicazione della legge e presenza adeguata di personale non obiettore; intervenendo sui cattedratici cattolici che rifiutano di includere l'Ivg nella formazione dei giovani medici; restituendo pieno ruolo ai consultori familiari con personale adeguato e beni strumentali.

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