Addio al taglio delle Province. Il sistema istituzionale resta invariato

Con la fine anticipata del governo Monti, causata dall'uscita del Pdl dalla maggioranza, si archivia il decreto di riordino degli enti locali, nonostante le buone intenzioni. Congedo: "Serve riforma più organica e partecipata"

LECCE - La fine anticipata del governo Monti, causata dalla decisione del Pdl di abbandonare la maggioranza, ha come primo effetto l’archiviazione del decreto di riordino delle province italiane. Un piccolo “capolavoro di contraddizione”, che chiude in maniera paradossale il quinquennio della legislatura 2008-2013: l’abolizione delle province, infatti, era uno degli argomenti sventolati e gridati ai quattro venti proprio dallo stesso Silvio Berlusconi (nuovamente in campo) in campagna elettorale, in nome del taglio agli sprechi.

Una volta ottenuto il successo alle urne, la questione del taglio alle province era misteriosamente svanita dall’agenda del governo, tra la dimenticanza dei parlamentari di maggioranza, e “rimodulata” qualche mese più avanti, dinanzi al colpevole ritardo sulla questione, come la cancellazione delle “sole province inutili”. Ovviamente, nessuno si è poi interessato di spiegare quali fossero le “sole” ed “inutili” province da eliminare, visto che, sono rimaste tutte in piedi.

Il tema del riordino viene rispolverato solo con l’avvento del governo tecnico, sebbene il teorico taglio totale è poi passato, attraverso una dura e difficile contrattazione parlamentare, ad un più pragmatico riassetto, con lo sfoltimento degli enti locali. Tuttavia, l’evoluzione politica di queste ore rispolvera il gattopardismo tipico del sistema italiano, che rende di fatto nullo anche questo tentato provvedimento, lasciando tutto invariato, dopo cinque anni di buone (solo sulla carta) intenzioni.  

Sul tema, interviene il consigliere regionale del Pdl, Saverio Congedo, che commenta il naufragio del decreto del governo Monti: “Si può constatare – afferma - che è stato accantonato un progetto di riforma apparso sin troppo frettoloso e cervellotico. La necessità, pur sacrosanta, del taglio ai costi della politica si è trasformata in qualche caso in una smania illogica che rischiava di farci fare modifiche fondamentali dell’architettura dello Stato non so quanto utili e razionali e di lasciare sguarnite di competenza funzioni fondamentali che oggi le province svolgono”.

“Credo – prosegue Congedo - che occorra una riforma più organica e soprattutto maggiormente partecipataSaverio Congedo.-32-2-4, perché si tratta di incidere in misura rilevante sul nostro ordinamento degli enti locali e delle relative funzioni. Sono convinto che le province, a questo punto, continueranno ad operare con nuovo slancio e nuovo vigore, soprattutto in quei settori dove la competenza degli enti provinciali è peculiare”.

“Non ci resta – conclude - che registrare una verità incontrovertibile e cioè che il peso del taglio ai costi della politica, sin qui, ha riguardato solo le Regioni (e la Regione Puglia in maniera significativa) ed i Comuni. Sia le une che gli altri hanno fatto responsabilmente la propria parte alla causa della spending review”.

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