Giovedì, 13 Maggio 2021
Politica Centro / Via XXV Luglio

Alba Service con un piede nella fossa. Casse vuote, lavoratori in agitazione

Non ricevono lo stipendio da mesi ed i servizi sono sospesi: i dipendenti protestano in prefettura. Mercoledì 13 luglio si terrà un nuovo vertice istituzionale

LECCE – Alba Service brancola nel buio. Le casse della società partecipata dalla Provincia di Lecce risultano vuote; gli stipendi viaggiano con un ritardo di un anno ed i lavoratori sono stati collocati in ferie forzate. Per non parlare dei servizi essenziali (viabilità ed edilizia scolastica) che sono stati sospesi. I 130 dipendenti dell’azienda, ormai commissariata, si sono quindi riversati in via XXV luglio alle 9 di questa mattina per riportare alla ribalta una vertenza complicata che presenta conseguenze drammatiche per tutte le famiglie coinvolte.

Il sit-in è stato animato, al punto che gli automobilisti in transito si sono dovuti fermare all’altezza della prefettura del capoluogo. La protesta, comunque, è rientrata appena i referenti di Cobas hanno avuto modo di parlare con il capo di gabinetto della prefettura, Beatrice Mariano: il risultato è stato quello di una convocazione in prefettura all’indirizzo delle istituzioni (Provincia e Regione), dei sindacati e dei vertici di Alba Service. “L’ennesimo tavolo che servirà a ben poco – commenta senza slancio Giuseppe Mancarella di Cobas -: da molti mesi ormai ci prendono in giro, il problema è che dopo la legge Delrio si è scatenato il caos”.

Ma come si è giunti a questo punto? Ebbene, nel mese di aprile, al margine dell’ennesimo incontro istituzionale, il numero uno di Palazzo dei Celestini, Antonio Gabellone, aveva garantito il versamento di una somma pari a 300 mila euro, utile a tirare avanti fino a metà luglio. Da questa data in poi si attendeva una seconda iniezione di liquidità nelle casse della società partecipata, pari ad altri 200 mila euro di derivazione regionale. Ma quelle firme sull’intesa, integrativa del protocollo sottoscritto nel novembre 2015,  non si sono tradotte in azioni: “Ad oggi non è stato versato un solo euro – puntualizza il sindacalista – perché il presidente ritiene che quei soldi, dai conti correnti di Alba Service, finirebbero direttamente nelle tasche dei fornitori. Anche loro, infatti, avanzano un credito con l’ente e sono titolati a reclamarli e riscuoterli immediatamente, per mezzo dei decreti ingiuntivi”.

Un capitolo a parte è quello che riguarda i colleghi impiegati in mansioni non fondamentali, come l’assistenza sociale, che sono passati in capo alle Regioni per effetto della riforma. “Questi lavoratori attendevano di passare alle dipendenze di una nuova società regionale ma le procedure di mobilità sono ferme. Lo stesso governo di via Capruzzi avrebbe dovuto versare 200 mila euro alla Provincia, utili alla prosecuzione di questi servizi, ma non vi è traccia di questi soldi – prosegue Mancarella -. Abbiamo chiesto conti a Sergio Blasi, che si è trovato a passare dinanzi alla prefettura, ma lui ha rimandato la responsabilità agli assessori competenti, ovvero quelli allo Sviluppo economico, Loredana Capone, al Lavoro, Sebastiano Leo ed al Welfare, Salvatore Negro”.

La ciliegina sulla torta è rappresentata dai fondi rinvenienti dalla legge di Stabilità (245 milioni di euro), da ripartire tra tutti gli enti provinciali su scala nazionale: anche in questo caso l’impegno del governo si è tradotto in un nulla di fatto. La situazione rasenta la catastrofe, al punto che lo stesso commissario liquidatore di Alba Service Mauro Spagnulo, che contava sulla disponibilità iniziale di mezzo milione di euro, sta per arrendersi: senza soldi si è detto pronto a rassegnare le dimissioni.

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