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Alba Service, protestano i dipendenti a secco. I primi effetti della legge Delrio

I lavoratori della società partecipata dalla Provincia di Lecce hanno chiesto l'intervento del prefetto. Si teme per il mantenimento dei servizi a causa della confusione tra le deleghe da affidare agli enti locali. Gabellone: "Preoccupato per ricollocazione del personale"

LECCE – E’ scoppiato il preannunciato caos relativo al riordino degli enti provinciali per effetto della legge Delrio entrata in vigore ad inizio dell’anno. La situazione, almeno per i dipendenti della società partecipata dall’amministrazione di Palazzo dei Celestini, Alba Service, sembra scivolare di mano.

E l’incertezza non sorprende nessuno: né il presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone che da mesi grida ‘al lupo al lupo’ per via del taglio delle risorse a lui indirizzato dalla legge di Stabilità 2015, né i sindacati che non ci vedono chiaro sul futuro di queste società a carattere misto.

Così è accaduto che in 130, tutti i lavoratori dell’azienda Alba Service, stanno già reclamando l’erogazione dello stipendio di gennaio. Mentre nessuno si sbilancia riguardo ai pagamenti degli emolumenti  per il mese prossimo. Per non parlare della garanzia di continuità dei servizi erogati (vedi manutenzione delle strade e del verde pubblico, servizi sociali e scolastici) nel futuro più immediato, giacché le singole competenze degli enti locali risultano quanto meno sballate. E poco chiare.

Ieri si è tenuto l’ennesimo incontro presso la sede della Provincia di Lecce tra le sigle sindacali Filcams Cgil, Uiltucs Uil e Fisascat Cisl ed il numero uno dell’ente che, però, non è servito a sbrogliare la matassa. L’esasperazione ha portato i dipendenti ad organizzare un sit-in di protesta ai piedi della prefettura di Lecce per chiedere un intervento risolutore della Regione teso a inquadrare normativamente, e in modo chiaro, la ripartizione delle competenze tra gli enti.

 “Il percorso istituzionale per l’applicazione della legge Delrio e teso a fissare le deleghe non è completo – spiega la segretaria Filcams Cgil, Valentina Fragassi – ma i dipendenti, al contrario, hanno bisogno di punti fermi. Parliamo di 130 lavoratori, tutti ex Lsu compresi gli assistenti sociali, che sono stati stabilizzati in Alba Service perché espulsi dalle aziende private. Questa situazione non ha nulla a che vedere con l’accusa che vuole le società partecipate dei grandi carrozzoni pubblici di tipo clientelare”.

Per velocizzare l’iter, aggiunge Piero Fioretti di Uiltucs Uil, “già il mese scorso avevamo richiesto un tavolo alla presenza di tutta la deputazione salentina”. Ma nulla si è mosso, come si evince dalle parole di un lavoratore, Lucio Renna: “La politica ci ha ufficialmente abbandonati, tutti se ne lavano le mani e assistiamo ad un mero rimpallo di responsabilità da un ente all’altro. Ci avevano assicurato che non avremmo perso il posto di lavoro e invece, oggi, siamo scesi in strada per rivendicare i nostri diritti”.

Senza un’adeguata allocazione delle risorse, insiste Fioretti, la stessa gestione dei servizi affidati alle società partecipate potrebbe saltare. Con conseguenze incalcolabili. “Prima di procedere con qualunque riforma avrebbero dovuto prevedere tutte le conseguenze per il personale – denuncia il referente locale dei Cobas, Giuseppe Mancarella -. Ed i sindacati confederali sono responsabili di ciò perché nel novembre del 2013 hanno approvato una legge che di fatto piega le ginocchia alle province”.

IMG_20150210_103200_1-2Le parti sociali intanto oggi hanno chiesto al prefetto di Lecce di inviare una nota a Bari in cui si informa dell’accaduto lo stesso Osservatorio regionale, istituito per attuare la legge Delrio. “Dalla Cabina di regia tenutasi oggi in Regione ci aspettavamo qualcosa di più concreto e operativo di semplici rassicurazioni teoriche sul futuro (che resta nebuloso) dei lavoratori delle province pugliesi – commenta Antonio Gabellone, presidente della Provincia di Lecce, al margine della protesta odierna -. Ancora una volta la Regione Puglia sceglie di stilare un ennesimo cronoprogramma di cose da fare, di incontri da tenere per i giorni avvenire, tra l’altro tutti a Bari e tra tecnici, senza il coinvolgimento del personale delle province”.

Gabellone si dichiara preoccupato per le avvisaglie che riguarderebbero la ricollocazione del personale in esubero, conseguente al destino delle risorse ad esse collegate. “Oltre al danno la beffa – denuncia -. La Regione intenderebbe tenersi qualche potere delle province, chiedendo a noi di fornirle le risorse; viceversa, in caso di competenze rimaste all’ente sarà sempre la Provincia a farvi fronte. Insomma una Regione chiamata in causa per dare” ossigeno alle province ora arriva al paradosso di chiederle alle casse provinciali, che in tutta la Puglia non sanno neanche se arriveranno (già in queste condizioni) a pagare le prossime mensilità di stipendio ai dipendenti”.

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