Alta velocità, la lotta contro lo "scippo" si allarga. E si attendono atti concreti

Il presidente della provincia Antonio Gabellone ricorda cosa accadde nel 2009 quando fu soppresso il Torino-Lecce e chiede ora più che mai unità d'intenti. Cgil salentina e di Brindisi insieme nella condanna. Ma per Caroppo si "lotta per le briciole", vista la politica generale di Ferrovie

LECCE – Continuano i proclami battaglieri sul fronte del treno Frecciarossa negato al Salento. Il nuovo capitolo si ammanta di un contributo, fra gli altri, che arriva dal presidente della Provincia. Antonio Gabellone chiede oggi più che mai una “unità d’intenti istituzionale senza precedenti” contro l’isolamento, definendo la scelta di Ferrovie dello Stato “surreale” sulla tratta Milano–Lecce ad alta velocità, vista l’interruzione a Bari.

“Surreale – spiega - perché se da una parte un territorio intero trova la sua consacrazione a meta turistica privilegiata degli italiani e di flussi di decine di migliaia di turisti stranieri, dall’altra è davvero incomprensibile l’emarginazione infrastrutturale e la marginalità geografica a cui vorrebbe ridurci Reti ferroviarie italiane”.

Gabellone, che parla anche da presidente dell’Upi Puglia, menziona poi un precedente piuttosto recente. “Già nel dicembre 2009 avevamo percepito questa considerazione, con il taglio del Lecce–Torino che suscitò una mobilitazione altrettanto auspicabile in questa circostanza, in maniera ancor più netta e sdegnata”. Già, anche perché alle proteste vibranti di allora non seguì poi una vera e propria presa di posizione concreta.  

Ma Gabellone assicura: “Mi farò partecipe di una richiesta d’intervento immediata da parte dell’intera deputazione salentina, che può agire su base parlamentare per evitare quest’emarginazione, mettendo anche a disposizione il lavoro dell’assemblea dei sindaci della provincia di Lecce per una qualunque iniziativa comune a tutti i nostri amministratori locali”. Una discesa in campo che il presidente auspica possa avvenire entro poco tempo e che dimostri “le intenzioni compatte e unitarie delle istituzioni del Salento”. Sarebbe per una volta un segnale reale, oltre le belle dichiarazioni.

Gabellone non manca poi di elogiare la stessa Provincia, parlando di “esempio positivo” quando si sofferma a meditare sulla rete di ‘Salento in bus’, quest’anno avviata “senza neanche le risorse delegateci dagli enti di livello superiore” e considerando per giunta le ben note “ristrettezze in bilancio”. Morale: “Se i numeri, come in questo caso, ci danno ragione, non si può comprendere come per il trasporto ferroviario, uscendo dalle nostre competenze, si debba subire una tale mortificazione infrastrutturale”.

In definitiva, pur assolvendo il governatore di Puglia, Michele Emiliano, e l’assessore ai Trasporti regionale, Giovanni Giannini, ritenendoli estranei a una scelta ricadente tutta in capo alle sole Ferrovie dello Stato, Gabellione chiede loro che “si spendano a tutela del Salento, che è parte, e anche economicamente prioritaria, della Puglia che amministrano”.

Una presa di posizione ancor più larga l’assume la Cgil, che scende in campo non solo su Lecce, ma anche su Brindisi. E lo fa con i segretari generali dei sindacati delle due province, Salvatore Arnesano e Michela Almiento. Ritenendo “del tutto miope la scelta di Trenitalia di fermare il treno Frecciarossa a Bari, perché in contrasto con le logiche di uno sviluppo della rete dei trasporti realmente integrato e sostenibile”.

Ovvero, a loro giudizio le “infrastrutture dovrebbero essere implementate e adeguate sulla base del fabbisogno crescente di un’area geografica che ha raggiunto livelli altissimi di ricettività turistica, come si registra oggi nell’intero Salento”. E invece i criteri di Trenitalia sembrano sfidare la logica. Ma d’altro canto, per le Cgil di Lecce e Brindisi, è ormai diverso tempo che la società ferroviaria  proverebbe “un disinteresse complessivo a investire nel Salento”. E ricordano: “Abbiamo dovuto assistere negli ultimi mesi allo scippo di 40 milioni di euro destinati a rendere Surbo un polo tecnologicamente avanzato e attrezzato per garantire qualsiasi tipo d’intervento manutentivo ai treni”. “Ciò – ricordano - avrebbe significato nuova occupazione e maggiore radicamento dell’azienda Fsi nel Salento. Purtroppo le risorse sono state distratte per investire altrove”.

Al ministro Graziano Delrio imputano inoltre di proseguire sulla via del disinteresse generale della politica nazionale per il Mezzogiorno d’Italia. Per la Cgil cerca di prende tempo con le promosse, quando invece occorrerebbero azioni immediate. “In questo caso – dicono Arnesano e Almiento, come già fatto da altri nei giorni scorsi -: non ci sono ostacoli tecnici che richiedano investimenti aggiuntivi che quindi impediscano, a settembre, che il treno ad alta velocità, una volta arrivato a Bari, prosegua per Brindisi e giunga fino a Lecce”.

Ma per il presidente del gruppo di Forza Italia alla Regione, Andrea Caroppo, oggi più che mai “si litiga per le briciole, perché anche se si dovesse assistere a un inatteso dietrofront saremmo sempre nei limiti del minimo sindacale”.

“La vicenda dei Frecciarossa da Milano a Bari è emblematica di un Mezzogiorno costretto a levare gli scudi – dice - per ottenere in cambio una sorta di elemosina da parte del governo nazionale”. “La coppia di treni che Ferrovie dello Stato ha deciso di ‘concedere’ alla Puglia, escludendo il Salento – aggiunge - sono una diminutio di quanto avevamo fino al 2008, quando le coppie di Eurostar, poi cancellate, erano ben sei”.

“Ergo, oggi discutiamo non solo per un servizio a metà, perché taglia fuori un’intera zona della Puglia, ma anche offensivo perché ci restituiscono cinque coppie di treni in meno. Sul Sud, purtroppo, il governo Renzi si limita a fare solo molta demagogia. Dall’alta capacità Bari-Napoli al raddoppio della linea Adriatica e altri collegamenti strategici del territorio, abbiamo bisogno monitorarne la realizzazione”.

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Da qui la proposta a Emiliano: “Costituiamo una cabina di regia tra assessorato, presidente della Commissione trasporti e consiglieri regionali interessati per verificare il rispetto dei cronoprogrammi delle infrastrutture nostrane. Sarà un modo – conclude Caroppo - per avere sempre contezza di come si procede, consentendo alla Regione di intervenire tempestivamente se necessario e non ragionando quando i giochi sono fatti”.

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