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Alternanza scuola-lavoro degenerata in sfruttamento: studenti in sciopero

Un corteo ha attraversato la città: ragazzi delle superiori e universitari denunciano le storture di un sistema che spesso non garantisce una vera esperienza formativa

LECCE – Sono scesi in piazza in tutta Italia, ed anche a Lecce, gli studenti delle scuole secondaria di secondo grado, affiancati dagli universitari, per ribadire il proprio no all’alternanza scuola-lavoro, così come regolamentata dalla legge 107 del 2015.  

L’idea è quella di uno “sciopero alla rovescia”, come lo hanno definito gli studenti: scendere in strada per parlare con tutti gli studenti, anche del biennio, con i genitori, con i docenti, con gli operatori e con chi lavora nel posto in cui si svolge l’attività di alternanza, aprire le scuole il pomeriggio.

Nel capoluogo salentino la manifestazione si è articolata in un appassionato corteo, radunato nei pressi della stazione ferroviaria, che ha attraversato il centro cittadino, passando per la prefettura, fino ad approdare in piazza Sant’Oronzo.

Lo scopo era quello di mettere in discussione le modalità in cui troppo spesso si svolgono i progetti formativi, ovvero la riduzione del lavoro in una sorta di sfruttamento gratuito della manodopera giovanile. I ragazzi lamentano l’impiego in mansioni secondarie e di nessun valore conoscitivo, già denunciate da chi ha svolto stage in aziende e si è trovato a consegnare caffè e fare fotocopie.

L’alternanza scuola-lavoro, peraltro obbligatoria, prevede un certo numero di ore da impiegare all’interno di una delle aziende che aderiscono alle convenzioni stipulate con gli istituti scolastici. Il modello è mutuato sull’esperienza di altri Paesi europei, come la Svizzera e la Germania, che ha portato a risultati interessanti.

In Italia, invece, gli studenti lamentano di essere vittime di una e propria truffa perché in tanti, troppi, approfittano della forza lavoro, svuotando di significato l’attività formativa.

“Per la prima volta nella storia del nostro Paese gli studenti e le studentesse sono scesi in piazza in occasione dello sciopero dall’alternanza scuola-lavoro. In 500 abbiamo manifestato il dissenso nei confronti di un modello di alternanza scuola-lavoro che non ci soddisfa, che ci rende manovalanza gratuita in mano alle aziende ospitanti e che non prevede alcuna forma di tutela nei confronti degli studenti che intraprendono tali percorsi” dichiara l’Unione degli studenti? ?Lecce. 

“Siamo studentesse e studenti di questo Paese, siamo la generazione del tutto e subito, la generazione che non vive più la scuola come un luogo di apprendimento e di aggregazione ma come un passaggio obbligato, perché il Bel Paese non investe sulla formazione e sull’istruzione come principale motore di cambiamento e sviluppo – si legge in un appello degli studenti rivolto al governo -. La scuola del tutto e subito prende ma non dà: spendiamo moltissimi soldi per gli abbonamenti degli autobus, per i libri di testo, per il contributo volontario, per andare in gita, a volte addirittura per pagare i costi dell’alternanza scuola – lavoro”.

“Quest’ultima, spesso utilizzata come strumento di lavoro gratuito, senza diritti e garanzie di apprendimento. Ci raccontano il mondo del lavoro non per quello che dovrebbe essere ma per quello che purtroppo è: sfruttamento, precarietà – proseguono i ragazzi -. Siamo convinti, al contrario, che la scuola debba tornare ad assumere come prioritaria la sua funzione di ascensore sociale, costruendo una società che non si fondi sulla povertà e sull’immobilismo ma che garantisca a tutte e tutti di raggiungere i più alti livelli d’istruzione e di perseguire i propri sogni e le proprie ambizioni, a prescindere dalle condizioni economiche di partenza”.

“I ragazzi si stanno opponendo all’attuale strutturazione del sistema dell’alternanza scuola –lavoro e vogliono che venga messa nero su bianco una Carta che elenchi i loro diritti; diritti al momento non riconosciuti – spiega Lorenzo Merola, portavoce di studenti indipendenti Udu -. Gli studenti non riescono ad acquisire nuove competenze durante il tirocinio che dura 200 o 400 ore in totale. La nuova riforma prevede anche una modifica nelle modalità di svolgimento dell’esame di Stato in cui rientrerà anche ciò che si è appreso durante l’esperienza formativa: se non imparano nulla, come potranno essere valutati su questo punto dalla commissione d’esame? Gli studenti italiani non vengono inseriti nel circuito lavorativo, così come invece accade all’estero”.

Al fianco dei ragazzi si è schierata anche la Flc Cgil Lecce che, pur essendo da sempre favorevole al concetto di alternanza scuola-lavoro, condivide la protesta. In particolare, il sindacato è contrario alle norme più “deleterie” della legge 107 del 2015, capaci di stravolgere completamente suolo e finalità dell’alternanza scuola-lavoro.

E, in particolare: l’insensata quantificazione per legge del monte ore triennale; il mancato obbligo di individuare i soggetti ospitanti, enti o aziende, dall’apposito registro istituito presso le Camere di Commercio; l’istituzionalizzazione dei percorsi estivi o durante i periodi di sospensione delle attività didattiche; la totale mancanza di indicazioni per gli studenti disabili.

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