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Ambulanti non cedono: "Spostarci significa chiudere"

Ancora irrisolta la questione dei commercianti che espongono in piazza Libertini, lungo le mura del Castello Carlo V. La proposta: acquistare strutture meno d'impatto con l'immagine della città

Il mercatino di piazza Libertini.

LECCE - Resta ancora incerta la sorte degli ambulanti di piazza Libertini, che rischiano di essere sfrattati dalla zona circostante al Castello Carlo V, nella quale lavorano da più di dieci anni, e di essere trasferiti a Settelacquare, in una nuova struttura, composta da 86 box di 24 metri quadrati ciascuno, insieme al mercato dell'orto-frutta e al mercatino multietnico in via di realizzazione. La decisione dell'amministrazione comunale è connessa all'idea di restituire quella zona della città ai leccesi, facendola rivivere attraverso eventi culturali, oltre che al progetto di recupero del fossato del Castello da parte della Sovraintendenza. Non tutti i commercianti, però, sono favorevoli al trasferimento e non intendono cedere. La questione sarebbe dovuta essere discussa stamane in una commissione consiliare, che, però, a causa dell'assenza dell'assessore alle Attività Produttive Attilio Monosi per problemi personali, è stata rimandata a data da destinarsi.

La rappresentanza degli ambulanti, ormai a Palazzo, non ha esitato a far sentire ancora una volta la sua voce di dissenso, proponendo alcune alternative per cercare un punto d'accordo. In particolare alcuni hanno proposto di concentrare il mercatino nelle due piazzette esterne di piazza Libertini, in modo da mantenere una posizione comunque centrale, senza, però, intralciare i lavori previsti. In più, si sono detti disposti a far fronte alle spese necessarie per il rinnovamento del corredo delle loro attività, con gazebo e strutture meno d'impatto per l'immagine della città.

"E' necessario che l'amministrazione ci venga incontro - ha spiegato uno di loro -, perché spostarci in periferia significa farci chiudere. I nostri guadagni, ora che siamo in una zona così centrale, sono molto contenuti, perciò figuriamoci cosa succederà quando ci trasferiranno in periferia. La nostra clientela è prevalentemente composta da persone di passaggio, signore che, a piedi, escono in centro a far la spesa, turisti che attraversano il mercatino tra un'attrazione da visitare ed un'altra. Tutto questo non sarà più possibile a Settelacquare, e ridurrà drasticamente le nostre entrate, facendoci andare in perdita. E poi - ha aggiunto - è inimmaginabile che una città come Lecce non abbia un mercato centrale, una realtà presente e produttiva in tutte le principali città".


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