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Il chiarimento

Amministratori pubblici: nazionale e automatico l’aumento delle indennità

I sindaci italiani, di ogni schieramento e zona del Paese, avevano chiesto un adeguamento che è arrivato con la legge di Bilancio. Non ci saranno ricadute per le casse comunali

LECCE - Nell'ultima legge di bilancio è stato deciso un aumento delle indennità per gli amministratori pubblici - dai sindaci fino ai consiglieri comunali - in misura proporzionata alla popolazione del comune in cui si svolge la funzione. Lo aveva chiesto al governo l'Associazione nazionale dei Comuni italiani, raccogliendo istanze di ogni colore politico e da tutte le zone del Paese: troppe responsabilità, un impegno raddoppiato con la gestione in prima linea dell'emergenza Covid e il rischio concreto di essere indagati per ogni minima virgola fuori posto, a fronte di uno "stipendio" ritenuto non adeguato. 

Non c'è dunque nessun atto discrezionale di questo o quel sindaco, ma si tratta di un provvedimento automatico e che prevede per altro lo stanziamento di risorse statali in un apposito fondo. Lo ha spiegato il primo cittadino leccese, Carlo Salvemini: “Sono sorpreso da polemiche innescate in questi giorni circa l'applicazione della norma contenuta nella legge di bilancio – votata dal Parlamento su proposta del governo Draghi – che prevede l'adeguamento graduale delle indennità di sindaco e, a cascata, di assessori, presidente del Consiglio e consiglieri comunali. A Lecce come in tutta Italia. Siamo, infatti, in presenza di una disposizione la cui applicazione è automatica e non discrezionale. E non necessita neanche di un atto di giunta così come avviene, ad esempio, nel caso degli aumenti previsti nei contratti collettivi nazionali previsti per i dipendenti pubblici comunali”.

Il sindaco ha precisato che ancora non è stato emanato il decreto per la ripartizione delle risorse tra i Comuni e che per evitare ogni possibile ricorso al bilancio di Palazzo Carafa, la sua giunta ha deciso che l'adeguamento sarà complessivamente pari ai trasferimenti dello Stato, indipendentemente dell'aumento percentuale indicato nella legge di bilancio. Se cioè le risorse girate da Roma dovessere rilvelarsi insufficienti per raggiungere gli incrementi indicati dalla normativa, non si potrà attingere alle casse del Comune: “Ciò in coerenza con quanto già avviene dal 2019 quando, in concomitanza con l'approvazione del Piano di Riequilibrio pluriennale, sindaco e giunta – per scelta politica – percepiscono un'indennità ridotta del 20 percento. Tanto basta, mi auguro, a riportare la discussione nel doveroso rispetto della verità e della correttezza”.

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