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Arbitro aggredito: la comunità condanna il gesto, il prefetto invoca il Daspo

Mentre le dichiarazioni del presidente dell'Atletico Cavallino fanno il giro d'Italia, l'amministrazione commenta con la massima severità quanto accaduto all'arbitro di 17 anni sul finire della partita di Seconda categoria contro il Cutrofiano. E il prefetto Perrotta sollecita la questura

LECCE – Al giovane arbitro 17enne la solidarietà della comunità di Cavallino. Dopo il biasimevole episodio dell’aggressione avvenuta al termine della partita di Seconda categoria, domenica scorsa, tra la locale rappresentativa e la squadra del Cutrofiano, interviene l’amministrazione comunale con una nota a firma del sindaco, Michele Lombardi, e dell’assessore allo Sport, Tony Palermo.

Il giovane direttore di gare, che è stato poi costretto a ricorrere alla cure del pronto soccorso, ha pagato “dazio” per un arbitraggio che avrebbe penalizzato il Cavallino, contro il quale sono stati concessi due calci di rigore. La vicenda, di per sé abbastanza squallida, è diventata di interesse nazionale dopo la diffusione di un video con le dichiarazioni del presidente dell’Atletico Cavallino.

Netta, e non potrebbe essere altrimenti, la presa di posizione dei due amministratori: “Tale deprecabile e squallido gesto, avulso dai valori di civiltà, condivisione e socializzazione che connotano il calcio e lo sport in generale, incontra la nostra più dura e incondizionata condanna. Riteniamo che ogni tipo di violenza non possa far parte del mondo dello sport, che vede nell’assoluto rispetto per l’avversario e per l’arbitro un precetto imprescindibile”.

“L’episodio, cui loro malgrado gli sportivi hanno dovuto assistere, si caratterizza per inaudita gravità e viltà, soprattutto poiché – scrivono Lombardi e Palermo - perpetrato nei confronti di un soggetto, quale è il direttore di gara, particolarmente esposto e vulnerabile, sia per la sua funzione, sia per essere solo in campo”.

“Ribadiamo dunque, anche a nome dell’intera nostra comunità, la più netta e assoluta condanna dell’ignobile atto che nulla ha a che fare con il grado di civiltà e con il comune sentire dei cittadini cavallinesi e con gli sforzi dagli stessi compiuti sulla strada della crescita sociale che hanno portato la nostra cittadina a raggiungere risultati veramente degni di nota, che non possono e non saranno minimamente scalfiti da episodi isolati ed estemporanei. Formuliamo, infine, gli auguri di una pronta guarigione al giovane arbitro, con l’auspicio di ritornare, al più presto, a calcare il terreno di gioco”.

Ma l'intervento principale di oggi è quello del prefetto, Giuliana Perrotta, che definisce "pericolose" le "dichiarazioni del presidente della locale squadra di calcio, non solo giustificative del comportamento in questione, ma addirittura incentivanti di ulteriori e ben più gravi condotte", e che per questo ha sollecitato l’immediata adozione da parte della questura di un provvedimento di Daspo nei confronti di Rosario Fina, a capo dell'Atletico Cavallino, oltre che dei tifosi che hanno perpetrato l'aggressione..

Inoltre il prefetto ha chiesto al presidente del Comitato regionale per la Puglia della Lega nazionale dilettanti, Vito Tisci, di rinnovare l’impegno nella ricerca di strumenti di intervento di prevenzione avanzata. Quello di Cavallino è ritenuto episodio che fa assumere valore di attualità al Protocollo di legalità, a suo tempo proposto dal prefetto alle società di calcio, per rendere più incisivo l’accertamento dei requisiti di onorabilità e per consentire l’estromissione di soggetti non in condizione di impersonare l’esempio concreto dei valori per i giovani che praticano lo sport e per il pubblico. 

Il Panatlhon club di Lecce, commentando l’episodio, ricorda come non sia raro “imbattersi in genitori, tecnici e dirigenti di società, che, ignorando ogni regola di buon senso, litigano e si azzuffano per un presunto torto subito dal proprio figlio o dal proprio atleta”. “Il fenomeno è più diffuso nel calcio solo perché coinvolge un numero ingente di praticanti e di appassionati, ma poche discipline sportive possono dichiararsi estranee a esso”, ammonisce.

“A Cavallino, sia chiaro, è stato superato ogni limite possibile e immaginabile, ma sia altrettanto chiaro che intimidazioni, minacce, percosse e violenza verbale, durante o al termine di una gara, sono all’ordine del giorno ovunque, ogni domenica, sui campi di gara, sulle piste o sulle strade. Il fenomeno, quindi, è molto diffuso e difficile da debellare”, teme l’associazione.

“Le istituzioni, gli enti, le agenzie educative, le federazioni devono fare di più, molto di più. Occorre prendere di petto il problema e operare costantemente per formare i giovani sportivi, per educarli al rispetto, alla disciplina, ad accettare con serenità una sconfitta e non esaltarsi oltre misura per una vittoria”, prosegue il club. “E’ questa la strada da percorrere. E’ la strada che porta all’affermazione di una nuova cultura dello sport, in cui il competitore sia visto come un avversario da battere e non come un nemico da distruggere, in cui la stessa vittoria sia intesa come l’affermazione del proprio valore, frutto di lavoro e sacrificio, e non il successo del proprio ‘ego’ sul prossimo”. 

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