L'anagrafe iscrive 42 richiedenti asilo. Salvemini: "I giudici anticipano la politica"

Il sindaco, che ha apposto la propria firma sulle richieste, commenta il parere della Consulta sull'incostituzionalità del decreto Sicurezza: "Cancellata una norma di incivilità"

In foto: il sindaco Salvemini

LECCE – Un decreto inapplicato a Lecce e poi dichiarato incostituzionale. Il risultato del braccio di ferro politico sui migranti e specialmente sul decreto Sicurezza voluto dal leader della Lega, Matteo Salvini, è stato che l'anagrafe cittadina ha iscritto 42 richiedenti asilo.

Carlo Salvemini, alla luce della sentenza di incostituzionalità del suddetto decreto, relativamente al divieto di iscrizione anagrafica, ha precisato che a Lecce i richiedenti asilo sono stati iscritti regolarmente all'anagrafe, tramite la firma del sindaco: “Mi sono assunto, in quanto capo dell'amministrazione, la responsabilità di questi atti liberando e sostituendomi ai dirigenti e funzionari preposti. Come faccio dal momento del mio insediamento, nel luglio 2019, apponendo la mia firma a 42 richieste iscrizioni anagrafiche”.

E a proposito della decisione della Consulta, il primo cittadino ha dichiarato che è decaduta “un'odiosa preclusione, discriminatoria nei confronti dei richiedenti asilo, che senza l'iscrizione non potevano richiedere un documento di identità, assistenza sanitaria ambulatoriale, aprire un conto corrente, una partita Iva, firmare un contratto di lavoro”.

“Una norma, dunque, tesa di fatto a creare una categoria di persone invisibili - ha commentato Salvemini -: presenti fisicamente sul territorio italiano ma impedite ad ottenere riconoscimento, diritti, servizi pubblici essenziali. A Lecce questo decreto non è stato applicato, da circa un anno”.

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Il primo cittadino ha voluto scrivere una propria amara considerazione sulla vicenda: “Ancora una volta la Corte Costituzionale anticipa la politica. Nonostante dieci mesi di governo Conte bis, con le forze progressiste protagoniste di una nuova maggioranza parlamentare insieme al M5s, per rimuovere questa norma di inciviltà abbiamo dovuto attendere i giudici costituzionali. Per questo oggi possiamo dirci sollevati, ma non soddisfatti”.

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