Lecce capitale europea resta sulla carta. La minoranza: “Condivisione solo a parole”

Carte alla mano, i rappresentanti dell'opposizione esprimono le loro valutazioni sulle strategie dello staff di Lecce2019. Salvemini, Melica e Foresio contestano al sindaco una gestione politica della candidatura. Il Pd chiede un consiglio comunale

Palazzo Carafa.

LECCE – Carte alla mano, è il momento di trarre le conclusioni.  Dopo ver tenuto tutti insieme il fiato sospeso fino al verdetto per l’attribuzione del riconoscimento di Capitale europea della cultura per il 2019, e poi ancora aver  rinviato la riflessione fino alla pubblicazione del report finale da parte della commissione, è arrivato il momento dei giudizi della minoranza consiliare sulle strategie e gli strumenti adottati dallo staff di Lecce2019.

Fair play, in apertura, da Carlo Salvemini: “Non era scontato arrivare in finale. Basti pensare alla storia di città la cui candidature sono state stroncate prima, da Venezia a Palermo tanto per citarne alcune. Non credo che si possa parlare di una sconfitta, ma quando all’interno di una procedura comparativa le scelte non ci premiano, dovremmo riflettere sulle ragioni di questo esito”.

Fatta questa premessa il presidente di Lecce Bene Comune taglia corto: “I motivi per cui Lecce non ha vinto sono nel secondo bid book. Al netto del linguaggio diplomatico della commissione, il giudizio è molto severo: non è stato colto il senso dell’architettura costruita sull’European Academy of human potential e sulle 8 utopie; non è parso chiaro che cosa tutta l’operazione avrebbe lasciato alla città; è stata messa in evidenza la fragilità del quadro finanziario e l’incoerenza delle risorse previste con i progetti in cantiere”.

Su quest’ultimo punto Salvemini ricorda come solo la torre progettata per Torre Chianca avesse un costo di 5 milioni di euro, mentre il recupero del complesso dell’ex Galateo non fosse accompagnato da un piano finanziario. Ma per l’esponente progressista, persa questa occasione, non si può prescindere dall’idea di costruire comunque una città migliore di quella attuale: “In quest’ottica nel marzo del 2014 come Lecce Bene Comune abbiamo protocollato in Comune il nostro contributo con 7 proposte per quello che sarebbe stato il bid book finale, proprio nell’ambito di una condivisione, più volte a parole auspicata dal sindaco, che portasse ad una sfida collettiva, senza distinzioni, nel nome della città. E invece quelle pagine sono state ignorate. Nemmeno una riga di riscontro formale, a dimostrazione di una gestione tutta politica da parte di Perrone”.

(Leggi il contributo_Lbc )

Per il consigliere dell’Udc Luigi Melica,” la stroncatura è totale. Detesto dire l’avevo detto, perché amo Lecce e le sue bellezze e tradizioni, ma avremmo potuto fare meglio, molto meglio. Se ci avessero fatto condividere il bid book prima, invece di nasconderlo avremmo potuto aiutare il sindaco”. La prima obiezione risiede nell’aver ignorato completamente l’eredità culturale e storica come elemento da inserire nel programma. Ma non solo: “Se avessimo spiegato alla giuria – spiega l’esponente centrista  - che Lecce ed il suo essere europeo e culturalmente vitale ha radici profonde avremmo evitato l’altra cocente stroncatura, ossia quella sulla scarsa sostenibilità degli eventi culturali programmati che non possono essere realizzati, come ci dice la Commissione, con solo il 20% delle risorse. Relativamente a questa osservazione la Commissione  è addirittura spietata dato che evidenzia che durante l’audizione avevano chiesto chiarimenti sul punto, ma, Perrone ed il suo staff non sono stati capaci di fornirli”.

Un consiglio comunale monotematico sul tema è quello che chiede Paolo Foresio, capogruppo del Pd a Palazzo Carafa. Soprattutto per evitare di scivolare in vista del prossimo impegno legato alla Capitale italiana della cultura (nel 2015 lo saranno tutte e cinque le città battute in finale da Matera): “Questa è la mia proposta e lunedì mattina protocollerò la richiesta alla presidenza del consiglio. Anche se Perrone e la sua giunta stanno facendo di tutto per archiviare il più in fretta possibile la questione, una valutazione politica va fatta, a maggior ragione ora che è stato reso noto il giudizio dei commissari, che sancisce la cocente sconfitta del progetto delle ‘eutopie’, apparse solo come vere e proprie utopie”.

Per il consigliere del Pd ci sarebbe stato il tempo di correggere la rotta: “Dopo il primo Bid Book, la commissione aveva fatto capire chiaramente che c'erano dei problemi, come si legge nel verbale dell'audizione con lo staff. Perché non si è aggiustato il tiro quando si era ancora in tempo?  L'amministrazione comunale, invece, ha illuso tutta la città che non solo fossimo sulla strada giusta, ma che ce la stessimo giocando ad armi pari con Matera. Non è stato così. Mi verrebbe da dire che, in altri paesi europei, gli amministratori fanno mea culpa per molto meno e con umiltà sono capaci anche di chiedere scusa, quando commettono errori così evidenti. Specialmente se lo fanno utilizzando somme cospicue di soldi pubblici. Ma per questa giunta, che si contraddistingue per presunzione, arroganza e saccenza, l'umiltà è qualcosa di sconosciuto”. 

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