Lunedì, 2 Agosto 2021
Politica

Spese di giustizia, i Comuni italiani attendono il ricorso di Palazzo Carafa

L'Anci ha chiesto ai sindaci di bloccare i pagamenti per gli uffici giudiziari. A settembre davanti ai giudici del Tar di Lecce verrà sollevata la questione della costituzionalità della legge che riparte gli oneri con aggravio per gli enti locali

LECCE – L’associazione dei Comuni italiani guarda con molto interesse alla battaglia giudiziaria intrapresa dall’amministrazione comunale di Lecce nei confronti del ministero della Giustizia. Palazzo Carafa ha infatti rivendicato davanti all’autorità giudiziaria – ed ottenuto – l’ingiunzione di pagamento per il versamento immediato della rata per le spese di giustizia dell’anno 2011, per un importo pari a 700mila euro. Una questione annosa che, sommata alla vicenda della soppressione dei tribunali decentrati, sta creando una certa apprensione, sia per quanto riguarda l’efficienza del sistema giudiziario che la ripartizione delle spese per il funzionamento degli uffici.

A metà del mese di maggio, il sindaco di Lecce, Paolo Perrone, ha dato mandato all’avvocato Luigi Quinto di ricorrere al Tar del capoluogo salentino per fare accertare, da un lato, il maggior credito del Comune per le spese di giustizia già sostenute negli anni 2011, 2012 e 2013 anche in relazione all’incremento derivante dall’accorpamento delle sedi giudiziarie, dall’altro, di contestare il meccanismo disciplinato da una legge del 1941 che consente all’amministrazione centrale di rimborsare solo in parte le spese effettuate dal Comune e addirittura di sottrarsi a tale obbligo per incapienza del titolo di spesa. Per effetto della spending review, poi, il taglio delle spese sarebbe arrivato al 75 per cento del totale.

A settembre ci sarà la prima udienza e l’esperto amministrativista solleverà una questione di costituzionalità della legge dell’epoca fascista: verrebbero violati, infatti, i principi di ragionevolezza e di coerenza con il sistema del decentramento delle funzioni primarie dallo Stato agli enti locali “atteso che non è razionale che il Governo ed il Parlamento adottino i provvedimenti di riforma dell’organizzazione del servizio giustizia sul territorio facendo ricadere gran parte degli oneri connessi a tale riforma sugli enti locali”.

L’Anci intanto ha dato disposizione ai primi cittadini d’Italia di non pagare più nulla fino al giorno in cui il governo centrale non deciderà di metter mano alla questione. 

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