Sabato, 24 Luglio 2021
Politica

Antonio Morello “eroe del nostro tempo”, il ricordo a Calimera per la festa dei lavoratori

RICORDO IN OCCASIONE DEL 1° MAGGIO FESTA DEI LAVORATORI DEL CONCITTADINO CALIMERESE ANTONIO MORELLO SCOMPARSO PER INCIDENTE SUL LAVORO IL 5 LUGLIO 2012 DOPO 2 LUNGHI MESI DI AGONIA.

Il 5 luglio 2012 si spegneva, dopo una sofferenza di 2 mesi nell'Ospedale San Carlo di Potenza, a 300 Km. da casa ANTONIO MORELLO, marito e padre di famiglia, grande lavoratore, cittadino calimerese onesto e operaio specializzato. Veniva da una famiglia di contadini coltivatori di tabacco, un piccolo appezzamento e tanto lavoro sulle spalle. Lo ricordo ancora attaccato al suo aratro tirato da un cavallo, con il padre Marcello, la madre Lucia ed il fratello più grande Pantaleo a seguire i suoi solchi per seminare dietro di lui i preziosi semi che nel periodo estivo avrebbero dato alla luce rigogliose piante. L'aratura e la semina erano solo l'inizio del lavoro, a seguire veniva l'innaffio con l'acqua preziosamente conservata "intra allu pilune" un invaso creato ad arte per conservare l'acqua piovana e spesso usato dai bambini, sotto l'occhio attento dei genitori, per giocare e farci sguazzare piccoli pesciolini rossi comprati alla Fiera di San Marco. Con la calura estiva le piante di tabacco arrivavano a maturazione e ad essere alte anche quanto una persona. Alla raccolta delle foglie più secche seguiva l'infilaggio nelle cosiddette "nzerte" lunghissimi fili di corda di iuta attaccati a grossi e lunghi aghi. La "campagna" si chiudeva con un piatto di "sagne 'ncannulate al sugo con la ricotta forte" ed un bicchiere di buon vino rosso tra la festa di noi piccoli ed il buon ANTONIO che si caricava sulle spalle i "telai" da esporre al sole per l'essiccazione. Tanto lavoro e qualche soddisfazione, il tabacco infatti veniva pagato molto bene dalle industrie manifatturiere. Poi arrivò l'Unione Europea, il tabacco salentino, il migliore tabacco italiano, non era più buono, la sua coltivazione doveva essere distrutta "e vai !" incentivi alla "non produzione", ovvero ti diamo soldi per non fare niente. Il prodotto diminuisce fino a scomparire, le manifatture chiudono e dopo i contadini rimangono senza lavoro anche gli operai. ANTONIO non ha di questi problemi, Lui è un grande lavoratore ha dalla sua la forza delle braccia, la conoscenza dei mezzi d'opera, Lui non perde mai una giornata, anzi nell'arco delle 24 ore ne fa addirittura due, una sulla trivella a scavare pozzi ed una seconda sul trattore in campagna, all'aria aperta. Ma quando meno te lo aspetti il lavoro uccide. Forse un cattivo funzionamento del mezzo o forse solo una tragica fatalità, la trivella si ribalta e lui ci finisce sotto. I soccorsi dei colleghi, il primo ricovero all'Ospedale di Melfi, il trasferimento in elicottero all'Ospedale di Potenza e dopo due mesi di lotta ed agonia la morte per il lavoro. ANTONIO aveva solo 54 anni, ha lasciato una moglie, una figlia ed un figlio. Per loro il 1° maggio, questo giorno che dovrebbe essere di festa, è soltanto un giorno di dolore. Il lavoro che quando non c'è crea povertà, ma quando c'è non crea ricchezza … a volte UCCIDE. Oggi la crisi ci porta a parlare sempre più spesso del lavoro che non c'è e ci troviamo ad affrontare tragedie come questa che affiancata ai suicidi, ai bassissimi salari e alle pensioni ormai irraggiungibili ci fanno pensare che il lavoro al posto di renderci ricchi ci porta alla disperazione ed alla morte. Questi malesseri sociali hanno portato il lavoro ad essere il numero 1 dei problemi ecco perchè il 1° maggio ormai non rappresenta più la Festa dei Lavoratori ma la ricorrenza dei "Caduti sul Posto di Lavoro" e come si dice in altre occasioni queste persone sono: "cadute … nel pieno esercizio delle proprie funzioni …" e sono per questo dei veri e propri "EROI del nostro tempo".

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