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Appalti e sanità, lo sfogo in aula di Fitto: "Un'inchiesta piena di anomalie"

Come preannunciato, l'ex ministro e già governatore di Puglia, ha rilasciato dichiarazioni spontanee. Portando documenti che lo scagionerebbero dalle accuse contestate. "Io, indagato 23 mesi dopo l'apertura dell'inchiesta"

BARI – Come un fiume in piena. Così si potrebbe definire l’ex ministro Raffaele Fitto, sotto processo per un presunto caso di tangenti su appalti e sanità, per il quale i magistrati baresi hanno chiesto la condanna a sei anni e mezzo di reclusione. Oggi, il politico di Maglie,  che nella vicenda v’è finito per fatti che risalgono a quando occupava la poltrona di presidente della Regione Puglia, ha reso dichiarazioni spontanee ai giudici. Arrivando a dire, tout court, che “in questo processo ci sono alcune anomalie”.

In un ampio reportage dell’Ansa, i passaggi chiave dell’autodifesa di Fitto (imputato per corruzione, illecito finanziamento ai partiti, abuso d'ufficio e peculato), un atto che aveva già preannunciato durante la precedente udienza. La prima anomalia, sarebbe la sua iscrizione nel registro degli indagati nel febbraio 2005. Dunque, a ben ventiré mesi di distanza dall'avvio dell’inchiesta. Nel ripercorrere la sua vicenda, Fitto ha poi citato quindi oltre quaranta telefonate che, a suo dire, lo scagionerebbero, "smentendo l'impianto accusatorio". Di contro, a dire del politico, la Procura ne avrebbe scelte soltanto tre che lo incriminerebbero.

"Sulla base di quelle conversazioni - ha detto Fitto ai giudici - l'accusa ha costruito il reato di associazione per delinquere (dalla quale è stato definitivamente prosciolto, Ndr) e individuato in me il referente politico- Sono impegnato politicamente da tanti anni - ha detto ancora Fitto al riguardo - e l'essere stato individuato come componente di un'associazione per delinquere, successivamente come il ferente politico della stessa e avere imputazioni così gravi, è stato un grande problema personale, morale, di dignità e di credibilità della mia azione". Una vicenda che "mi ha reso insicuro, incerto e mi ha mortificato nella mia dignità".

Sull'accusa di illecito finanziamento ai partiti, Fitto ha invece parlato di "un paradosso". "Sono imputato - ha detto tra l'altro - per aver rispettato alla lettera la legge". Poi ha spiegato, sempre con documenti e carte, come riferisce l’Ansa, perché, a suo avviso, non sussisterebbe il reato, che fa riferimento ai 500mila 000 euro che l'imprenditore romano Giampaolo Angelucci avrebbe dato al partito dell’ex governatore, per vincere l'appalto delle Rsa.

Fitto ha detto di aver "rispettato puntualmente" la legge, come dimostrato anche dagli accertamenti svolti dalla Camera e dalla Corte dei conti. "Dopo due anni di corrispondenza tra Camera e Senato - ha concluso - il bilancio 2005 del partito è stato dichiarato regolare". Producendo ancora documentazione, tra le quali anche biglietti aerei, Fitto ha spiegato tra l'altro di essere stato a Roma in un giorno in cui, secondo l'accusa, avrebbe incontrato in casa sua, nel Salento i presunti suoi complici in un reato di abuso d'ufficio per la proroga per dodici mesi del servizio di conduzione degli impianti termici dei presidi ospedalieri dell'Asl di Lecce in favore di cinque aziende salentine (costo complessivo di oltre 556mila euro).

Secondo l'accusa Fitto, la sera del 27 novembre 2002, avrebbe incontrato a casa sua il suo segretario Luigi Macagnano, l'allora direttore amministrativo della Asl Lecce, Ambrogio Francone e l'ex direttore generale della stessa Asl, Nicola Rosato (prosciolto). In quell'incontro avrebbero definito le modalità di intervento per prorogare la gara. Fitto in aula – conclude l’Ansa – sarebbe stato in grado di dimostrare, con biglietti aerei e altri documenti, che quel giorno e il successivo era a Roma per la conferenza Stato-Regioni.

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