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Approdo Tap: subacquei denunciano presunta violazione di una prescrizione

I volontari di Sea Shepherd Italia: "L’exit point del microtunnel è a pochi metri dalle praterie di fanerogame e non a 50"

MELENDUGNO – Immersioni nella costa di San Basilio alla ricerca di ecosistemi marini: ad tuffarsi nelle acque della marina di Melendugno sono stati i volontari di Sea Shepherd Italia coadiuvati da alcuni cittadini.

Il loro obiettivo, come spiegano in una nota inviata alla stampa, era quello di verificare l’esistenza di fanerogame marine, in particolare della Posidonia Oceanica e della Cymodocea Nodosa, che costituiscono veri e propri ecosistemi protetti dalla Comunità europea.

Il punto scelto dai subacquei non è casuale: i ragazzi si sono immersi, infatti, nelle acque di San Basilio, laddove è previsto l’approdo del contestato gasdotto Trans Adriatic Pipeline. Il Tap – lo ricordiamo – è un’infrastruttura deputata a trasportare il gas naturale dall’Azerbaijan fino all’Italia ed il progetto prevede la realizzazione, e quindi lo scavo, di un” microtunnel” di tre metri di diametro che dal mare, passando da sotto la spiaggia, la duna costiera e la pineta, arriverà fino nell’entroterra.

Il punto di approdo della condotta vedrà la luce su una delle spiagge più belle delle coste italiane è uno dei nodi principali della contestazione all’opera portata avanti dal Comitato No Tap, da esponenti politici e amministratori locali, nonché da molti cittadini di Melendugno.

Nella nota inviata alla stampa si ribadiscono alcune delle ragioni della protesta: “La messa in opera del Tap non solo andrà a deturpare il territorio, ma metterà in serio pericolo l'ecosistema costiero e la vita di numerose specie marine che popolano questi splendidi fondali”.

“Il progetto prevede lo scavo di una trincea lunga un centinaio di metri e la posa di un terrapieno di oltre duecento metri proprio sul fondale marino, a poca distanza dalla battigia – si legge ancora - . Il rischio di far sparire le praterie di fanerogame della zona, per un ingente tratto costiero, è elevatissimo con conseguente devastante alterazione e distruzione definitiva del delicato ecosistema che esse compongono”.

E ancora: “L’autorizzazione alla realizzazione del Tap è soggetta a svariate prescrizioni come quella che impone l’uscita in mare del citato microtunnel, detto exit point, ad un minimo di cinquanta metri dalle piante di Posidonia oceanica e Cymodocea nodosa con l’unico scopo di proteggere questo habitat”.

Il team dei subacquei di Sea Shepherd Italia è passato dunque all’azione diretta. Si è recato lungo le  coordinate previste per l’exit point e, percorrendo un percorso di cinquanta metri sottacqua lungo la rotta prevista del gasdotto, ha cercato di verificare verificato la reale situazione e l’osservanza di tale importante prescrizione.

“Mediante due boe posizionate con l’ausilio di precisi segnalatori gps abbiamo marcato con precisione il punto di inizio e fine dell’immersione – spiegano dal team -. Grazie ad una cima posizionata tra le boe si è andato a definire, con una discreta precisione, il percorso da seguire per i sommozzatori. Il tutto è stato documentato con l’ausilio di videocamere subacquee”.

Risultato del sopralluogo subacqueo, come descritto nella nota stampa, è il seguente: “Si è riscontrato che l’exit point è a pochi metri dalle praterie di fanerogame e non a cinquanta come prescritto. L’esito della risultanza dimostra che la prescrizione all’autorizzazione non è stata rispettata nel progetto”.

Sea Shepherd Italia si dichiara infine disponibile a condividere tutte le informazioni con chiunque lo richieda e ad accompagnare nella stessa immersione chiunque voglia verificare di persona. “I volontari – conclude la nota - rimarranno a vigilare costantemente per il rispetto della legge e a protezione della vita nel nostro mare”.

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