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Approvato il piano delle coste, Lecce primo capoluogo in Puglia: "Un giorno di festa"

Il sindaco rivendica il raggiungimento uno degli obiettivi di mandato, adottando lo strumento previsto sin dal 2006. Dal centrodestra voto contrario su tutta la linea, mentre Federazione Imprese Demaniali annuncia consulenze e ricorsi

LECCE - Con 20 voti a favore il Piano delle coste del Comune di Lecce è stato approvato. Cinque i voti contrari, sette gli assenti. L'amministrazione Salvemini centra un obiettivo di mandato, poiché il provvedimento era uno dei capisaldi del programma elettorale (del 2017 prima del 2019 poi), mentre la minoranza di centrodestra accusa il governo cittadino e la maggioranza che lo sostiene di un atteggiamento ideologico e vendicativo (nei confronti degli attuali titolare di concessioni demaniali). Di segno opposto il voto negativo dell'esponente del M5S che ha definito il piano ricco di spunti interessanti ma nella sostanza poco coraggioso. 

“Questo per noi è un giorno di festa - ha dichiarato in aula il sindaco, Carlo Salvemini -: in una Puglia di 69 comuni costieri e una legge del 2006 che li obbliga alla approvazione di Piani delle coste, siamo l’unico comune capoluogo ad essere giunto al risultato. Questo non definisce un primato ma segna una novità che credo e spero sia colta nel suo pieno significato nei prossimi anni. Il Piano è lo strumento con il quale la città esprime attenzione concreta alla costa in termini di sviluppo e tutela. Ed è con il progetto politico e culturale di questa amministrazione, votato dagli elettori, che si è determinata una nuova consapevolezza e un nuovo sguardo della città verso il suo mare. Ricordo che Lecce non aveva un Piano delle Coste, pur potendolo avere fin dal 2006, all’indomani dell’approvazione del Piano regionale delle coste".

Molto soddisfatta per il risultato raggiunto l'assessora alle Politiche Urbanistiche e Marine, Rita Miglietta: "Il piano ci consente di fare un grande salto in avanti perché passiamo da una idea politica che aveva dimenticato le spiagge delegando tutto all’impresa balneare ad un nuovo approccio collaborativo nella gestione della costa che comporterà più sostenibilità. Il Piano delle Coste non è la sommatoria di un numero di concessioni ma la faticosa e dinamica ricerca di un equilibrio tra spiagge libere e concessioni, tra le quali le nuove diversificate opportunità, balneari, sportive, culturali e naturalistiche che offre, e che rappresentano per tutta la città una occasione di sviluppo sostenibile nei prossimi anni".

La Federazione Imprese Demaniali (già Federbalneari) ha subito dopo l'approvazione prennunciato le sue "barricate": saranno richieste "una consulenza e perizia di parte per ufficializzare le nostre ragioni nelle aule di tribunale. Il piano costa favorisce pochi soggetti e penalizza la comunità leccese, e danneggia le esistenti imprese balneari. Il tempo sarà galantuomo, ed anche questa volta ci affideremo alla magistratura che siamo certi farà chiarezza su delle valutazioni  scientifiche sullo stato della costa non reali e sbagliate". 

Tra gli elementi di innovazione che il piano introduce c'è certamente la condivisione con gli operatori balneari del monitoraggio dell'erosione costiera, all'esito del quale - ogni tre anni - viene legata la possibilità di concedere ulteriori lotti. Una parte significativa del litorale leccese è infatti soggetta a erosione costiera (quando si dice che il mare si "mangia" la spiaggia). Nel contesto della legge regionale, che prevede il 60 percento di spiaggia non concedibile, si introduce la possibilità di concessioni per così dire "leggere", le spiagge libere con servizi : in altre parole sarà il fruitore a scegliere se noleggiare un lettino oppure portarselo da casa. 

Sulla quota da destinare a quest'ultima tipologia si è consumato un lungo e a tratti teso confronto all'interno della stessa maggioranza, con il Pd e Progetto Città timorosi che quell'opzione - prevista dalla legge regionale - nascondesse di fatto una privatizzazione ulteriore dell'arenile. Per il resto della maggioranza si trattava, invece, di una forma di apertura all'iniziativa di potenziali operatori che finora hanno rimbalzato contro il muro di gomma di un settore di fatto riservato a pochi attraverso concessioni rilasciate senza gara pubblica e oggetto, di volta in volta di lunghe proroghe (ma per questo tema si aspetta il pronunciamento del Consiglio di Stato in adunanza plenaria il 20 ottobre). Il lavoro di confronto e chiarimento ha consentito di trovare una sintesi, ribadita anche dall'accoglimento unanime degli emendamenti presentati da Pierpaolo Patti e Antonio Rotundo (uno dei quali riguarda il ramo sud del bacino di Frigole). 

Incassato il risultato, il sindaco si è detto ben consapevole che "sarebbe illusorio pensare che con questa delibera si risolvano tutti i problemi: occorre un mix tra Piano Coste, progetti di rigenerazione, Pug, oltre all’attenzione al tema dell’abusivismo edilizio e delle demolizioni che ci consentiranno di restituire aree pubbliche occupate da manufatti realizzati in maniera illegale. L’approvazione del Piano non è solo l’esito di un atto deliberativo o di un iter tecnico-burocratico, ma di un processo che è cominciato anni addietro e che ci ha visti tutti coinvolti, amministratori, tecnici, cittadini, portatori di interesse, nella misura in cui abbiamo voluto e deciso di esserne protagonisti. Un percorso che non è mai concluso, in quanto il Piano è uno strumento dinamico, soggetto a variazioni e aggiustamenti nel tempo". 

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