Lunedì, 14 Giugno 2021
Politica

Asl pronta ad aprire il reparto di psichiatria in carcere: un primato regionale

Apertura prevista il 18 settembre, conterà 20 posti letto. Presentata anche la Carta dei servizi sanitari che definisce diritti e doveri del detenuto

LECCE – La Asl di Lecce è prossima ad inaugurare il reparto di Psichiatria all’interno della Casa circondariale di Borgo San Nicola: un primato assoluto in Puglia ed uno dei reparti più grandi in Italia, dedicato alle persone ristrette in carcere, private della libertà ma non del diritto alla salute.

Il progetto poggia sulla collaborazione tra azienda sanitaria, ente regionale e amministrazione penitenziaria e proprio questa mattina, presso la sede della presidenza regionale, è stato sottoscritto dal presidente Michele Emiliano, dal direttore generale della Asl di Lecce, Silvana Melli, dal direttore del carcere, Rita Russo e dal direttore del dipartimento di Salute mentale, Serafino De Giorgi, il relativo protocollo operativo per l’attivazione del reparto che conterà 20 posti letto e sarà attivato il 18 settembre.

La Casa circondariale di Lecce contiene attualmente 970 detenuti e si sta aprendo una sezione attenuata a Monteroni per altri 60 posti letto. Infine è in programma un ulteriore padiglione con altri 200 posti letto.

Si è detto soddisfatto il presidente Emiliano che ha aggiunto: “Questo è un ulteriore tassello che la Regione mette nella gestione della sanità di coloro che vivono in carcere, con particolare attenzione verso quelli che soffrono di turbe psichiatriche manifestate prima o dopo la carcerazione. La Puglia ha fatto uno sforzo enorme con l’apertura di due Rems. Ma ciò che ha fatto la Asl di Lecce in questi giorni è notevole perché attivare un reparto di psichiatria significa poter aiutare l’amministrazione penitenziaria ad intervenire quando il disagio si manifesta. La Regione Puglia ha fortemente creduto in questa sperimentazione e crediamo che la Asl di Lecce possa diventare un’eccellenza”.

Nel corso della conferenza stampa è stata presentata anche la Carta dei servizi sanitari della Casa circondariale di Lecce che definisce diritti e doveri del detenuto, garantendone anche il benessere psico fisico. La Carta prevede un vero e proprio poliambulatorio all’interno del carcere con servizi sanitari, ambulatori, radiologici e un accenno di telemedicina.

“La nostra Regione - ha puntualizzato il direttore del dipartimento regionale Giancarlo Ruscitti - ha aperto due Rems che sono due luoghi in cui poter collocare persone che una volta sarebbero finite all'ospedale psichiatrico giudiziario, e che invece oggi hanno una chance maggiore di riabilitazione e di poter tornare nei limiti a una vita normale. Ma mancava una parte che riguarda l'inizio del disagio, l'identificazione del disagio, la diagnosi, il trattamento che non sempre ha bisogno di una residenzialità. Purtroppo il numero di persone con disagio psichiatrico è in incremento, anche perché legato a tutto ciò che succede nelle carceri. Quello che stiamo facendo a Lecce con l'amministrazione penitenziaria è un tentativo anche di migliorare il trattamento di queste persone”.

“La Asl di Lecce è stata scelta – ha sottolineato il direttore generale Silvana Melli - come prima sperimentazione di un reparto psichiatrico per quei soggetti che erano ricoverati in Opg, quindi questo è il superamento degli ospedali psichiatri giudiziari. Questa sperimentazione è scaturita da un lavoro molto accurato che è stato fatto dal dipartimento dell’amministrazione penitenziaria insieme alla Regione e alla Asl con la direzione del dipartimento salute mentale”.

“Il dipartimento di salute mentale - ha detto il direttore Serafino De Giorgi – garantisce la continuità del trattamento, che è un po’ la mission del dipartimento rispetto ai dettati della conferenza unificata Stato Regione. Vorrei sottolineare che la sezione di psichiatria è fuori dalle sezioni detentive ma è dentro il carcere. Le esigenze di salute devono andare di pari passo con le esigenze custodiali. In questo senso noi rispettiamo il mandato dell’attività giudiziaria che ci chiede di contemperare le esigenze di cura con le esigenze di controllo”.

“I detenuti avranno un’equipe dedicata che si occupa solo della loro patologia – ha concluso la direttrice Rita Russo -. Penso che anche questa sia un’idea vincente soprattutto perché consente a queste persone di migliorare la qualità della loro vita”.

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