Dipendenti della Provincia appesi al filo. I sindacati pensano a un commissario

Assemblea a Palazzo dei Celestini: alto rischio per i lavoratori dei servizi non fondamentali. “Stritolati dall'immobilismo di ministero, Regione e Provincia. Ritardi inaccettabili”

Palazzo dei Celestini, sede della Provincia di Lecce.

LECCE – E’ stata un’assemblea concitata quella tenuta dai lavoratori della Provincia di Lecce insieme alla rappresentanza sindacale unitaria (composta dalle categorie della Funzione pubblica di Cgil Cisl Uil e Csa) ed il consigliere regionale Mario Pendinelli che si è svolta nella sala consiliare di Palazzo Celestini.

Oggetto di discussione i temuti effetti della legge di riordino degli enti provinciali, detta Delrio, ed in particolare l’applicazione della legge regionale numero 31 del 2015 sulla “Riforma del sistema di governo regionale e territoriale”. Dall’incontro è emerso lo stato di assoluta incertezza che tiene letteralmente appesi ad un filo buona parte dei dipendenti provinciali, in particolare quelli che svolgevano mansioni ormai fuori dalle competenze dell’ente. E quindi: servizi sociali, politiche culturali e biblioteche, centri per l’impiego, attività produttive, turismo e agricoltura, sport e politiche giovanili.

La normativa in oggetto prevedeva che le regioni dovessero legiferare entro il termine del 31 ottobre 2015. La Regione Puglia lo ha fatto, ma detta legge ha in sostanza rinviato il trasferimento delle funzioni “non fondamentali” al luglio 2016. Nello specifico il governo di via Capruzzi si era impegnato ad avviare la ricollocazione delle funzioni, dei servizi e del personale provinciale, riservandosi di definire (con successivi atti) i criteri e le modalità per il trasferimento delle risorse. Ma agli impegni verbali, secondo quanto emerso dall’assemblea, non sarebbero seguiti fatti concreti. “Tanto per fare un esempio, nel corso dell’ultimo osservatorio regionale, a mo’ di slogan propagandistico, è stato annunciato il trasferimento alla Regione dei dipendenti provinciali delle biblioteche, musei e pinacoteche pugliesi (per un totale di 108 unità di personale) senza far seguire alcun atto formale”, si legge nel verbale redatto a conclusione dell’incontro.

L’attacco sferrato all’esecutivo guidato da Emiliano suona particolarmente duro: “La Regione Puglia non è riuscita a considerare l’applicazione della legge Delrio neanche come un semplice compitino da svolgere, né come un’opportunità per continuare a garantire alcuni servizi importanti. Risulta inspiegabile il perché abbia invece riservato priorità al riordino di una funzione non propriamente di sua competenza, come la polizia provinciale, mediante l’istituzione della sezione regionale di vigilanza ambientale, tra l’altro senza confronto preventivo con le organizzazioni sindacali”. I lavoratori si ritengono “stritolati tra l’immobilismo del ministero e l’attendismo della Regione Puglia, nonché della stessa Provincia, la quale trova più facile accusare i due soggetti citati piuttosto che esercitare un’attività propulsiva e di mediazione per trovare soluzioni possibili”.

Come se non bastasse, regna anche una forte incertezza nei lavoratori che sono stati inseriti nelle “funzioni fondamentali” i quali, ad oggi, sia per i tagli lineari 2015-2018 imposti dalle leggi di Stabilità che per le mancate risposte in termini di copertura delle funzioni ascrivibili al livello regionale, non hanno alcuna garanzia di copertura dei loro stipendi. Il personale in servizio si sente completamente impotente e  si sta diffondendo il timore che i servizi non fondamentali possano essere, con un colpo di mano, “cassati”. “Sarebbe veramente grave e imperdonabile se andasse improvvisamente dispersa la professionalità acquisita in tanti anni di lavoro”, tuonano i sindacati.

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Considerati i ristretti margini temporali previsti dalla circolare numero 1 del 2015 per la ricollocazione del personale, la Rsu della Provincia di Lecce esprime un forte disappunto per gli inaccettabili ritardi nell’attuazione della riforma rispetto ad altre realtà regionali: ritardi che starebbero spianando la strada alle province pugliesi verso l’inevitabile “default”. Per fronteggiare tale problematica, i sindacati stanno valutando l’ipotesi di sollecitare la presidenza del Consiglio dei ministri affinché nomini il commissario citato dalla legge di Stabilità che dovrebbe operare d’intesa con il presidente della Regione. La Rsu ha voluto lanciare un appello definitivo ad Emiliano: “Non tutti i politici sono uguali, recitava il suo slogan: allora, lo dimostri con i fatti”.

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