Vendola: "Simbolo non è un feticcio". Sel alle elezioni in una lista plurale

Il governatore pugliese, leader nazionale del partito, ha partecipato all'assemblea regionale. Alle elezioni del 10 maggio Sel farà parte di un soggetto più ampio, come alternativa progressista al Pd con il quale conferma la coalizione. In Campania, invece, l'alleanza non regge

LECCE – Alleati, ma in competizione. Sinistra Ecologia e Libertà ha ufficializzato ieri sera la sua rotta nell’assemblea regionale che si è svolta a Bari, stabilendo una volta per tutte alcuni punti fermi. Il primo riguarda la lista per le elezioni pugliesi del 10 maggio: un soggetto aperto, non di ispirazione civica, ma con una chiara connotazione programmatica di sinistra che faccia da contrappeso  al Partito democratico.

Le elezioni sono sempre dei momenti poco piacevoli -ha concluso Vendola - l'elettoralismo è il virus più diffuso sulla scena pubblica, dobbiamo ragionare su cosa serve alla Puglia e non ai singoli interessi. Infine, senza le persone i simboli non servono a nulla e di questi non bisogna farne un feticcio, l'approccio più laico ai simboli serve a non far tramontare l'idea di una Puglia migliore."

Detto in altre parole, Sel non corre da sola – e questa decisione aveva portato alle dimissioni dell’intera segreteria provinciale di Lecce – ma all’interno di una formazione più ampia che intende rivendicare l’esperienza di dieci anni al governo della regione e del quale è parte integrante La Puglia in più, che fa capo a Dario Stefano, sconfitto alle primarie da Michele Emiliano. Il senatore salentino è stato chiamato, assieme al coordinatore regionale di Sel, Ciccio Ferrara, a procedere alla costituzione delle liste di concerto con tutti i responsabili provinciali.

Il governatore pugliese ha voluto dire chiaramente ad alcuni dei suoi, che sono recalcitranti rispetto alla scelta di non schierare il simbolo di Sel che “la difesa del meglio di questi dieci anni in Puglia non si fa con la nostalgia del sottoscritto ma facendo rivivere la politica come partecipazione, con lo spiazzamento nei confronti del Pd, ad esempio ribellandoci alla legge elettorale appena approvata”. Non si sono placate, infatti, le polemiche dopo l’affossamento  degli emendamenti sulla parità di genere (il principale dei quali era la possibilità della doppia preferenza) determinato dalla complicità di un bel pezzo del Pd. Ma a Vendola non è andato giù nemmeno l’approvazione della soglia di sbarramento all’8 per cento per i partiti non facenti parti di coalizioni.  Per queste ragioni Sel sta valutando gli estremi per un possibile ricorso alla Corte Costituzionale.

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Il secondo punto messo a fuoco concerne la linea politica rispetto al Pd nello scenario nazionale: “Sel – ha spiegato Nichi Vendola - rappresenta la terza via, l'alternativa dell'autoriforma, Sel vuole stare con un pezzo del Pd, con le reti di movimenti sociali e ambientali;  Sel in Italia vuole essere l'alternativa:  in Campania ad esempio, dove sono nate e finite le ambizioni di qualcuno e dove le primarie le possiamo giudicare prima che avvengano, critichiamo il movimento del Pd che non viene altrimenti criticato e siamo quindi con la coalizione alternativa rappresentata da Nino Daniele ,oppure in Toscana o in Veneto, dove di fronte alla divisione della destra e della Lega, rappresentiamo l'alternativa. Non c'è una regola, siamo competitivi con Renzi e con il Pd, sia dove ci alleiamo e sia dove non ci alleiamo”.

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