Ex Massa, Messuti al comitato pro tutela: “Nessun sito alternativo per il progetto”

In commissione Lavori pubblici, l'assessore ribadisce la volontà di accelerare i tempi. Manca ancora il via libera della Soprintendenza. Per i cittadini è necessaria la valutazione di impatto ambientale. E il 3 giugno incontrano il sindaco

LECCE – Non esiste ipotesi di localizzazione alternativa all’ex piazzetta Tito Schipa, ma l’amministrazione è disposta a valutare soluzioni tecniche per la salvaguardare il più possibile l’area archeologica sottostante. Sul progetto che prevede la realizzazione di un centro commerciale e direzionale con annesso parcheggio interrato nell’area oggi nota anche come quella del mercato dei fiori – per la presenza fissa di alcuni rivenditori di piante – questa mattina c’è stato un confronto a Palazzo Carafa tra l’assessore ai Lavori pubblici, Gaetano Messuti e i portavoce del comitato civico che si sta impegnando per la tutela del sito.

L’esponente del governo, assistito dal responsabile dell’ufficio Urbanistica, Luigi Maniglio, ha ribadito che indietro non si torna ma che si possono individuare delle soluzioni tecniche per rispondere almeno ad alcune richieste del comitato. L’esito della discussione, in commissione Lavori pubblici, è stato giudicato insoddisfacente dai cittadini che ritengono indispensabile l’assoggettamento del progetto alla valutazione di impatto ambientale e che per il prossimo mese stanno organizzando un’iniziativa pubblica di ampio respiro.

Il 3 giugno, intanto, è in calendario un incontro con il sindaco, Paolo Perrone. In quella occasione nelle mani del primo cittadino arriveranno le oltre mille firme raccolte nelle settimane scorse. Ai parlamentari salentini, inoltre, i rappresentati del comitato hanno consegnato un’interrogazione da presentare al ministro per i Beni culturali Dario Franceschini.

In essa sono contenute tutte le riserve di cui si è discusso oggi. Il Comitato ritiene che l’iter amministrativo non abbia seguito una scansione logica: interi passaggi amministrativi, questa la contestazione di fondo, sono stati fatti prima delle opportune verifiche archeologiche: “In particolare la firma della convenzione di project-financing nel dicembre 2010 e l'approvazione del progetto definitivo da parte della giunta del 2013 sono ben precedenti rispetto alla conclusione degli scavi archeologici e dei definitivi pareri della Soprintendenza, che peraltro ancora devono essere emessi”.

Il Comitato ha sottolineato che gli scavi hanno messo in evidenza strutture che in alcune parti arrivano anche a un metro di altezza e che queste si presentano organiche, unitarie e perfettamente leggibili, oltre che in buono stato di conservazione. A tutt’oggi, sottolinea il comitato “il progetto pubblicato negli atti d’ufficio e sotto forma di rendering 3d da parte della ditta attuatrice non tiene conto delle preesistenze e delle condizioni poste dalla Soprintendenza nei pareri finora espressi”.

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D’altra parte, però, la ditta De Nuzzo, aggiudicataria dei lavori, in una conferenza stampa tenuta il primo giorno di aprile, aveva dato due settimane di tempo al Comune di Lecce per avere delle risposte chiare, riservandosi di aprire un contenzioso qualora ritardi e incertezze dovessero rallentare ulteriormente la realizzazione del progetto. Per l’adeguamento alla prescrizioni della Soprintendenza sarebbe stata già anticipata una somma vicina ai due milioni di euro.

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