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Assunzioni alla Lupiae, l'indignazione resta a casa

Il presidio di Pd, Udc, Io Sud per protestare contro le procedure di selezione per l'ultimo reclutamento non è andato oltre la mera testimonianza. In disparte la Regione Salento: "Noi contro la casta"

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LECCE - Se la paura fa novanta, l'indignazione fa venti. Tanti erano infatti i giovani di Pd, Io Sud, Udc e Regione Salento - quest'ultimi in disparte - per il presidio davanti a Palazzo Carafa contro le ultime assunzioni part-time alla Lupiae Servizi. La storia è nota ed è stata abbondantemente illustrata nei giorni scorsi (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=28935). Il reclutamento di 19 persone attraverso un'agenzia interinale per le sostituzioni estive ha mandato su tutte le furie le opposizioni consiliari, anche se il management della società, interamente partecipata dal Comune di Lecce, ha rivendicato pubblicamente la correttezza del suo operato (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=28956).

Sulla questione esiste un doppio livello di valutazione, formale e sostanziale. Sul primo versante è abbastanza pacifico che non ci sono appigli per la minoranza: la procedura ha rispettato i vincoli di legge per i contratti di somministrazione lavoro. Come avviene in tanti alti settori però - nell'università per esempio - le procedure di selezione, concorsuali o meno, arrivano il più delle volte all'obiettivo che è in qualche modo predeterminato. Come dice il detto popolare, fatta la legge, trovato l'inganno. Mica solo a Lecce, il costume è? nazionale. Anche se ci sono sempre delle sfumature che rendono il fatto più o meno tollerabile.

La Lupiae Servizi, sin da quando è nata nel 1999, è sempre stata un bacino elettorale, un terreno di spartizione tra i partiti di maggioranza, nessuno escluso. Lo si sa. Ha mosso i primi passi ed è cresciuta, nell'organico e nei servizi offerti, con Adriana Poli Bortone, leader di Io Sud, formazione le cui bandiere erano oggi sotto Palazzo Carafa. Dal 2007, a fronte di ristrettezze economiche dell'azionista di riferimento - il Comune di Lecce -, l'attuale sindaco, Paolo Perrone, ha imposto ai vertici aziendali il compito proibitivo di far quadrare i conti con il minimo dei sacrifici possibile. La perdita di posti di lavoro si paga anche in termini di voti. Ecco perché il primo cittadino, ogni volta che si parla di Lupiae, non perde l' occasione per rivendicare il duplice obiettivo affidato al consiglio di amministrazione.

Insomma, è sempre stato così e così sarà fino a che il controllo rimarrà politico, esattamente come succede per la Rai. Tutti parlano di riforma ma nessuno rinuncia alla sua fetta di potere. Sarà forse per questa rassegnata consapevolezza, o per una congenita indolenza leccese, che la manifestazione di oggi non ha fatto breccia nel cuore dei giovani salentini. Il caldo si sente, il mare tenta, e magari più di qualcuno è abituato a pensare che la città è piccola, "tanto alla fine arriva il mio turno", magari con qualche profumata consulenza o incarico.

C'erano i vertici delle organizzazioni giovanili, qualche consigliere a supporto e una selva di taccuini e telecamere che eguagliavano in numero i presenti. E forse qualche interrogativo sull'assai scarsa capacità di mobilitazione da parte di queste forze partitiche giovanili dovrebbe accendersi come una lampadina nelle menti più illuminate. Ironico ed appropriato il grande cartello aperto dai Giovani democratici (in foto): il marito, la moglie, il fratello della moglie, il cognato del fratello della moglie, lo zio del cognato del fratello della moglie?.

La richiesta è quella di garantire a tutti le stesse opportunità attraverso procedure che siano sostanzialmente pubbliche: il che significa dare ampia informazione (anche attraverso la stampa come talvolta si fa, Ndr) per un periodo di tempo sufficientemente lungo perché nessuno possa poi dire "io non sapevo". Ma anche far sì che la partecipazione alle selezioni offra concrete opportunità di spuntare un impiego (alquanto precario nel caso in questione) anche a chi "non ha santi in paradiso", come ha detto il consigliere del Pd Paolo Foresio, che dell'assise comunale è il più giovane esponente.

Wojtek Pankiewicz, accanto al segretario dei giovani dell'Udc, Remo Cagnazzo, ha promesso che se ci dovesse essere una prossima volta si passerà all'occupazione dell'aula consiliare e ha riconosciuto che fino a che l'andazzo sarà questo, il codice etico che ha proposto in Consiglio comunale e bocciato già una volta, non passerà mai (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=27270). Per Antonio Rotundo, capogruppo del Pd, "invece che una difesa d'ufficio, la Lupiae farebbe bene a riconoscere l'errore".

Un sipario a parte se lo sono ritagliato le ragazze e i ragazzi del Movimento Regione Salento (sei), capitanati dal coordinatore Christian Sturdà. Armati delle loro bandiere, hanno sempre mantenuto una distanza di sicurezza dalle altre sigle e il perché è presto detto: "Noi siamo qui per protestare per quanto accaduto, ma non siamo opposizione. Del resto chi manifesta non ci sembra migliore di chi sta a palazzo. Noi siamo contro la casta."

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