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L'Università del Salento rischia di chiudere. Appello del rettore: "Aiutateci"

Primo incontro tra l’ateneo e gli esponenti politici salentini: Zara ha spiegato che in base al calcolo del Fondo di finanziamento ordinario potrebbero mancare i soldi per stipendi e servizi. “Occorre rilanciare l’attrattività per incrementare il numero degli studenti"

A sinistra il rettore, Vincenzo Zara.

LECCE – Emorragia di iscrizioni nell’università del Salento: se il trend dovesse essere confermato, nel giro di 3 anni l’ateneo potrebbe persino chiudere i battenti. L’allarme è stato lanciato dal rettore Vincenzo Zara che ha chiesto un aiuto concreto alle istituzioni, radunando nella sala del rettorato una buona fetta degli esponenti politici locali: il presidente della Provincia, Antonio Gabellone; l’assessore regionale al Lavoro, Sebastiano Leo; il sottosegretario di Stato, Teresa Bellanova; l’europarlamentare Paolo De Castro; i parlamentari Rocco Palese, Federico Massa e Salvatore Capone; gli assessori comunali di Lecce e Monteroni, Alessandro Delli Noci e Vincenzo Toma.

La preoccupazione di Zara è nata dai numeri che registrano l’andamento delle iscrizioni: cifre fredde, drammatiche. E dalla premessa che, proprio sul numero dei giovani che frequentano regolarmente i corsi, verrà calcolata la quota dell’Ffo (fondo di finanziamento ordinario) destinata all’università. Da due anni, infatti, la tale cifra viene fissata (per il 25 percento del totale) sulla base del costo standard per studente pari a 5 mila e 500 euro. Tra 4 anni il costo standard rappresenterà il 100 percento del finanziamento totale e anche la quota storica (il gruzzolo accumulato da ciascun ateneo) sembra destinata a scomparire per sempre.

L’equazione è semplice: ad un maggior numero di iscritti, corrisponderanno maggiori soldi per l’università. Ma il trend, a Lecce, segue una parabola discendente: negli ultimi 15 anni l’ateneo ha perso  quasi il 50 percento dei ragazzi, passando da 6mila immatricolazioni nel 2001/2002 alle attuali 3mila e 500. Il dato non è negativo in termini assoluti perché l’ultimo biennio è stato caratterizzato da un lieve incremento, pari ad un centinaio di ragazzi in più. Poca cosa, comunque, soprattutto se si considerano le statistiche a livello regionale. Gli immatricolati pugliesi sono circa 20 mila, ma solo 13 mila e 93 giovani frequentano una università regionale: gli alti 7 mila hanno scelto di studiare altrove. La mobilità in uscita rimane, dunque, piuttosto alta e non è compensata dai flussi in entrata: solo la Basilicata regala al Salento una parte delle sue intelligenze, pari a 490 studenti nell’ultimo anno accademico.

Le ragioni di questo gap sono molteplici e sono già state sviscerate nel corso dell’ultima conferenza d’ateneo: si va dal crollo demografico agli annosi ritardi sui trasporti pubblici; dalla mancanza di servizi che reggano il diritto allo studio ad una offerta formativa da potenziare; dalla scarsa attrattività  e dell’isolamento, anche industriale, del territorio a strategie di marketing in fase di perfezionamento.

Zara, a questo proposito, ha presentato delle proiezioni tutt’altro che rosee: l’ateneo salentino sembra destinato a perdere 10 milioni di euro. La stessa cifra che acquisterà, negli anni, l’università di Bergamo, per citarne una. “Si tratta di una cifra significativa – ha commentato – senza la quale sarà difficile garantire il pagamento degli stipendi per il personale accademico e la prosecuzione dei servizi essenziali per gli studenti”.

La denuncia di Zara è stata raccolta dagli esponenti politici di tutti i livelli che hanno voluto assumersi la diretta e personale responsabilità di trovare delle soluzioni. L’incontro di oggi è stato preliminare ad una serie di tavoli, di natura tecnica, in cui ogni elemento di criticità, ma le stesse potenzialità dell’università, verranno sviscerate. I parlamentari e gli amministratori, nel corso della discussione hanno voluto mettere dei paletti fermi: il territorio non può fare a meno dell’università inteso come elemento cruciale per la crescita culturale ed economica della popolazione; fermo restando che dal calcolo dei costi standard non si potrà deviare, bisogna farsi bastare le risorse disponibili e promuovere l’attrattività dell’ateneo salentino.

Rocco Palese e Teresa Bellanova si sono dichiarati entrambi convinti della necessità di intercettare i fondi che arrivano dall’Ue: parliamo di milioni di euro, derivanti dal Fondo sociale europeo che nessun governo a capo della Puglia, finora, ha saputo recuperare. Ma questo è solo un esempio del ventaglio di soluzioni che si potrebbero aprire per l’università grazie, anche, all’attivazione di nuovi corsi di laurea legati alla vocazione economica del territorio (vedi la facoltà di agraria).

“Il numero degli iscritti può crescere in seguito all’adozione di politiche interne all’università – ha concluso Zara - ma dipende anche dalla quantità e qualità dei servizi offerti agli studenti. Su quest’ultimo aspetto, il ruolo svolto dagli enti territoriali può e deve essere importante. L’impegno, da parte mia, sarà quello di limitare al massimo i tagli che riguardano i servizi agli studenti in modo da non penalizzare ulteriormente la nostra attrattività. È parimenti necessario che vengono assunti impegni precisi da parte di chi ha responsabilità politiche, anche con l’identificazione di possibili canali finanziari, legislativi e amministrativi, mediante i quali si possa affrontare in modo adeguato questa situazione di criticità. Gli esiti dell’incontro odierno fanno ben sperare in quanto, al di là delle specifiche appartenenze politiche e delle diverse ricette proposte, oggi si è respirata un’aria diversa e costruttiva, orientata alla volontà di preservare e incentivare la nostra università”.

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