"Un atto politico contro lo sfruttamento": Lecce conferisce la cittadinanza a Sagnet

In consiglio comunale con il voto della maggioranza e del M5S: "Riconosciamo il valore storico di quello sciopero per i diritti dei braccianti". Sagnet: "Sono orgoglioso: la rivoluzione è partita da qui"

In foto: Yvan Sagnet e il Consiglio comunale.

LECCE - Yvan Sagnet è cittadino onorario di Lecce. In consiglio comunale la maggioranza e il consigliere del M5S hanno votato la proposta del consigliere Gabriele Molendini, sostenuta dal sindaco Carlo Salvemini, intesa non come un gesto meramente simbolico; piuttosto come atto politico di chi decide di schierarsi su un preciso fronte della battaglia. Quello della difesa dei diritti dei lavoratori, partendo dagli ultimi e dagli invisibili, contro lo sfruttamento, contro i salari iniqui e le condizioni di lavoro non dignitose.

La cittadinanza è stata riconosciuta a quel ragazzo del Camerun che nell'agosto del 2011, per pagarsi gli studi di ingegneria al Politecnico di Torino, trovò il modo di sbarcare il lunario nelle campagne di Nardò, raccogliendo pomodori e frutta. E si trovò immerso in un incubo fatto di caporalato, alloggi precari in una tendopoli presso Masseria Boncuri, degrado, minacce, trasporti fatiscenti, giornate massacranti sotto il sole cocente per racimolare pochi euro, rigorosamente in nero.

Yvan ricacciò la paura e non si voltò dall'altra parte, come sarebbe stato più comodo. Si mise invece alla testa di un movimento di protesta divenuto sciopero: il primo nella storia per la tutela dei diritti dei braccianti in agricoltura. Quel ragazzo, futuro sindacalista, seppur minacciato e ostacolato, convinse i compagni della bontà della causa e la sua lotta trovò il sostegno di Cgil e di altre associazioni. Lo sciopero attraversò il capoluogo in quell'estate rovente e sugli “invisibili” si accesero i riflettori dei media, della politica e persino della magistratura.

L'onda partita dal Salento investì l'intero Paese fino a diventare legge contro il caporalato, 5 anni più tardi, spianando la strada ai processi che oggi, in tutta Italia, ammontano a quasi 3mila.

Le dichiarazioni di Salvemini e Sagnet

“Il Comune di Lecce ha voluto interpretare la sensibilità dell'intero Salento nel riconoscere il valore di questa rivoluzione che ha fatto la storia, al pari di altre stagioni di rivendicazioni dei diritti come quella delle tabacchine di Tricase negli anni '30 e l'occupazione delle terre d'Arneo a cavallo tra gli anni '40 e '50 – ha spiegato Salvemini -. Il percorso di Yivan testimonia il bisogno attuale di regole chiare e condivise della gestione dei flussi migratori: a chiederlo sono i migranti stessi, consapevoli che ogni percorso di riconoscimento dei diritti passa dal superamento della condizione di invisibilità e marginalità. Yvan è stato sindacalista e ha fondato la rete NoCap per coniugare rispetto dei diritti e produzione etica, mostrando che un altro modello di agricoltura è possibile e chiamando tutti a responsabilità: produttori, consumatori e distributori. Tutti uniti nel comune obiettivo di realizzare una filiera economicamente sostenibile e rispettosa dei diritti umani”.

Sagnet, dopo il voto in aula, ha preso la parola per ringraziare l'amministrazione: “Mi sono sempre sentito cittadino di questa città che ha cambiato radicalmente la mia vita. Sono arrivato a Nardò il 15 luglio 2011, come tanti altri cittadini extracomunitari, per raccogliere la frutta e i pomodori. E proprio a Nardò ho vissuto sulla mia pelle le vessazioni dei caporali. Sono stato uno dei braccianti sfruttati finché non ho deciso di ribellarmi”.

“Quella protesta e i risultati che abbiamo raggiunto hanno avuto un valore storico - ha proseguito Yvan -: ricordo le manifestazioni lungo le strade di Lecce e davanti alla prefettura. Da quel punto siamo riusciti a definire un percorso di cambiamento che ha portato al disegno di legge contro il caporalato ideato a Lecce insieme al prefetto e agli ex assessori Dario Stefano ed Elena Gentile. Due settimane dopo è stato istituito il reato di caporalato e l'onda partita da questa città ha investito il Paese. Se oggi ci sono tanti processi è perché abbiamo iniziato noi, qui, a tracciare la strada”.

“Oggi avete ricordato Paola Clemente, la bracciante morta di lavoro: il processo contro i suoi aguzzini si sta svolgendo grazie all'articolo 603 bis del Codice penale. Questa legge, che non c'era, serve a dare giustizia agli ultimi, ai più vulnerabili, fornendo un importante strumento ai giudici”.sagnet 2-2

Sagnet si è detto “orgoglioso” della cittadinanza: “Questo è il secondo atto più importante dopo quello del 2017, quando sono stato nominato Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana da Sergio Mattarella”.

E ha dedicato il proprio riconoscimento a tutti i compagni che lo hanno sostenuto: “Uno sciopero non si fa da soli: se ho potuto farlo è perché ci sono stati altri lavoratori che hanno dato corpo e anima a questa battaglia. Dedico l'onorificenza a tutte le vittime di sfruttamento di questo Paese. Questa, però, è solo una tappa perché la battaglia continua”.

La polemica con il centrodestra

La cerimonia odierna si è tirata dietro uno strascico di polemiche dovute alla mancanza in aula durante la votazione di una parte dei consiglieri di opposizione. Il consigliere Pierpaolo Patti ha stigmatizzato l'accaduto sul proprio profilo facebook: “Non partecipare a un momento vuol dire non sentirsi destinatari del dettame costituzionale, non sentirsi parte della nostra comunità cittadina. Ecco perché il gesto della minoranza, fatta eccezione del movimento 5 stelle, di abbandonare l’aula è un fatto che giudico grave e squalificante per chi lo ha posto in essere e che da il senso dei preoccupanti fenomeni a cui stiamo assistendo. ”.

Dura la presa di posizione del consigliere Ernesto Mola: “La minoranza in Consiglio Comunale di Lecce ha perso ancora una volta l'occasione per dimostrare rispetto per la Costituzione e i suoi principi di libertà, giustizia ed equità, indipendentemente da qualsiasi appartenenza a razza, religione e genere. Qual è il messaggio che i consiglieri di minoranza hanno voluto dare? Che la lotta al caporalato non è stata una lotta di libertà per tutti i lavoratori? Che gli immigrati possono continuare a essere sfruttati? Che il colore della pelle scoraggia dal riconoscere i meriti a chi si è battuto per i diritti di tutti? Davvero una misera, stantia figura da parte di una destra che non vuole diventare moderna e resta avvinghiata ai principi di un passato che speravamo ormai non più attuali”.

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