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Porta Napoli.

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Aumento della tassa di soggiorno, gli assessori difendono la scelta

Per i clienti degli alberghi a 5 stelle e della categoria lusso non può essere un deterrente pagare due euro in più, sostengono Paolo Foresio e Christian Gnoni

LECCE – L’aumento delle tariffe della tassa di soggiorno stabilito dalla giunta comunale di Lecce a fine dicembre ha sollevato le proteste di alcuni operatori del settore, timorosi per un eventuale effetto deterrente rispetto alla scelta dei visitatori di venire nel capoluogo salentino.

Venerdì c’è stato un incontro in seguito al quale sono state accordate alcune modifiche, ma sostanzialmente l’impianto del provvedimento è rimasto in piedi: in alta stagione, che viene estesa di un mese (dal primo maggio a fine ottobre) negli alberghi 5 stelle e “lusso” la tariffa per persona sarà di 5 euro, con un aumento quindi di 2 euro rispetto al passato. In questa fascia erano stati inclusi anche i 4 stelle, poi dirottati in quella successiva, con i 3 stelle, le dimore storice, gli alberghi diffusi: in questa tipologia composita di strutture si passa da 2 a 4 euro. Gli ospiti di B&b, agriturismi, affittacamere e case vacanza pagheranno 3 euro (prima il costo era di 1,50) mentre gli ospiti di ostelli e campeggi 2 euro (prima era 1). Le tariffe saranno applicate per massimo 5 notti consecutive. In bassa stagione si andrà invece da 1 fino a un massimo di 3 euro. Per quanto riguarda le locazioni brevi l’importo stabilito è di 2 euro a notte (1 in bassa stagione) per un massimo di 14 giorni. Anche su questo punto è stata accordata una modifica: il periodo di riferimento sarà ridotto a 7/10 giorni con apposito provvedimento.

Gli assessori al Turismo, Paolo Foresio, e quello ai Tributi, Christian Gnoni si sono detti convinti che non ci sia nulla di assurdo nella decisione adottata dalla giunta: “La tassa di soggiorno, il cui adeguamento da alcuni viene qualificato come ‘scandaloso’ e ‘vergognoso’, in realtà esiste in tutte le città d’Italia e in Europa, e rappresenta per gli enti locali la fonte di finanziamento di iniziative che vanno a beneficio dell’attrattività turistica in termini di servizi, decoro urbano, sviluppo dell’offerta culturale. È una imposizione nei confronti del turista e non dell’albergatore, il quale fa semplicemente da tramite per la riscossione della stessa. Con il provvedimento di dicembre scorso Lecce si è semplicemente adeguata alle tariffe in vigore nelle altre città d’arte italiane, in un momento nel quale, anche per la situazione economico-finanziaria dell’ente, sarebbe difficile reperire da economie interne risorse per gli stessi fini ai quali sarà destinata”.

I due assessori, ricordando che “il Comune si impegna ad aumentare la dotazione del capitolo di bilancio sul quale confluiscono le risorse rivenienti dalla tassa di soggiorno” ritengono che per i clienti di alberghi a 5 stelle e lusso “la differenza di due euro al giorno rispetto al passato non riteniamo possa produrre significativi effetti deterrenti, essendo lo stesso importo richiesto in tutti gli hotel di lusso delle città d’arte italiane”.

Gli esponenti della giunta hanno rimarcato che "l’amministrazione agisce per qualificare l’offerta turistica della città, a beneficio della crescita qualitativa del turismo. Non certo per penalizzare operatori economici e forze produttive delle quali riteniamo sia fondamentale la collaborazione e il contributo. Siamo consapevoli delle difficoltà che il settore alberghiero sta affrontando e che non sono diverse da quelle che vivono i bilanci comunali, chiamati a garantire stessi servizi con minori risorse”.

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