Domenica, 13 Giugno 2021
Politica

Prestito da 1,5 miliardi per portare il gas in Europa: Bei verso la decisione

La fattibilità del gasdotto dipende dal mega finanziamento della Banca Europea degli Investimenti: la decisione arriverà lunedì

LECCE - Tra pochi giorni la Banca Europea degli Investimenti, con sede a Lussemburgo, deciderà se concedere il prestito da un miliardo e mezzo di euro a Tap per il gasdotto dal confine turco greco al litorale salentino. 

Per lunedì 11 dicembre alle ore 16, infatti, è stato convocata una riunione del Board of Directors, l'organo interno composto da 29 membri, uno per ogni Stato membro più un rappresentante della Commissione Europea: le decisioni possono essere ratificate con un terzo degli aventi diritto per almeno il 50 per cento del capitale sottoscritto oppure, per alcuni questioni, con 18 voti favorevoli in rappresentanza del 68 per cento del capitale.

L'Italia, con un capitale versato di circa 40 miliardi di euro su 243 in totale, è tra i primi quattro azionisti della Bei, al pari di Germania, Francia e Regno Unito con il 16 per cento e ha per questo un peso specifico notevole che fa presupporre come la strada per il via libera al finanziamento sia in discesa. Da ottobre il governo italiano è rappresentato nel board da Gelsomina Vigliotti, direttore generale per le relazioni finanziarie internazionali del ministero del Tesoro.

Il prestito è fondamentale per la realizzazione dell'opera, che Bruxelles e Roma considerano strategica per diversificare le fonti di approvvigionamento energetico. Anche in vista di questa scadenza, che si sapeva prossima, Tap ha fatto ripartire con solerzia le attività di cantiere dopo la pausa estiva: il rispetto del crono programma è uno degli elementi presi in considerazione dalla banca che deve anche attenersi a quanto disposto dai trattati istitutivi: non si possono fare operazioni finanziarie che coinvolgano paesi nei quali i diritti umani vengono violati. Su questo aspetto insistono molte associazioni non governative che a livello internazionale, per bloccare il Tap, hanno puntato l'indice contro l'Azerbaijan dove si trovano i pozzi dei giacimenti che alimentaranno il gasdotto.

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