“Future in research”, posti da ricercatore universitario in arrivo. Ma è già polemica

Assemblea di sindacati e studenti per discutere le criticità: perdita della proprietà intellettuale sui progetti e scarse possibilità di stabilizzazione dei lavoratori. "Disertiamo il bando regionale" e il rettore redige un documento da sottoporre agli assessori

Il rettore dell'ateneo salentino

LECCE – Si scrive “Future in research”, si legge come un’occasione in più per il futuro dei ricercatori delle università pugliesi. L’opportunità messa a disposizione dalla Regione Puglia, che intercetta gli ultimi fondi comunitari, sembrerebbe ghiotta: 45 posti di ricercatore a tempo determinato nel solo ateneo salentino, per un minimo di due progetti selezionati per ciascun dipartimento. Un triennio di studio retribuito che però, a detta degli stessi interessati, apre un gigantesco punto interrogativo per il futuro. Quando la “patata bollente” della riconferma dei ricercatori passerà direttamente nelle mani delle singole università, alle prese con l’esiguità dei budget ed il totale dei punti organico assegnati agli atenei che, di fatto, restringono i margini di manovra sulle assunzioni.

Scarse, se non nulle, le possibilità di stabilizzazione a fronte della partecipazione ad un bando che, almeno a Lecce, sta facendo molto rumore. Non nascondono le proprie perplessità i ricercatori dell’ateneo salentino che, nel corso di una riunione organizzata dall’Adi (associazione dottorandi) presso  Palazzo Codacci-Pisanelli, insieme al rettore Vincenzo Zara ed i sindacalisti di Flc Cgil, Cisl, Uil e Snals hanno spulciato il bando per metterne a nudo tutte le criticità. E non sarebbero neppure di scarso rilievo se, più di uno studente, si è sbilanciato in commenti molto duri (“Questo bando è fortemente lesivo della dignità e libertà dei ricercatori”). Fino al più drastico “dovremmo disertarlo”.

La miccia si è accesa su punti non banali: innanzitutto la prevista doppia valutazione sul profilo del ricercatore e l’idea progettuale presentata, potrebbe condurre al paradosso che il progetto vincitore non venga assegnato al suo legittimo autore.

In più la medesima partecipazione comporterebbe la perdita di ogni diritto sulla proprietà intellettuale del progetto che automaticamente, in base ad una clausola definita “vessatoria”, passerebbe nelle mani della Regione Puglia. La cessione del diritto presente e futuro non riguarderebbe solo le idee selezionate, ma anche quelle che semplicemente proposte. Il limite è considerato quasi inaccettabile per due motivi: innanzitutto perché il medesimo progetto non potrebbe essere ripresentato in un  contesto diverso; secondo, poi, perché si perderebbe la possibilità di far fruttare economicamente un’idea potenzialmente brillante. Come un brevetto rivoluzionario in campo medico o ingegneristico. Magari persino escluso dalla selezione regionale.

I motivi di contestazione sollevati dall’assemblea non si esauriscono qui e riguardano il presunto sbilanciamento in favore del settore tecnico – scientifico, la stesura della domanda da presentare on-line (mille e 500 caratteri potrebbero risultare insufficienti alla presentazione di un progetto complesso e costringere l’autore all’adozione di un linguaggio tecnico di difficile valutazione),  fino alla composizione della commissione chiamata a giudicare. Al netto delle polemiche risulta chiaro, però, che l’occasione non può essere snobbata. Anzi l’iniziativa, a detta del sindacalista di Flc Cgil, Dino De Pascalis, sarebbe del tutto meritoria. Lo sanno bene i ricercatori che hanno davanti a sé solo 15 giorni fino alla chiusura dei giochi.

Lo sa bene anche il rettore Zara che ha ribadito come i margini di manovra siano piuttosto esigui: “Non è possibile modificare le regole in corso d’opera: si rischia di ledere il diritto di chi, magari, ha già presentato la domanda, esponendo tutti al rischio di ricorsi legali. E’ bene, però, che nel futuro l’Università elabori una propria strategia progettuale invece di inseguire sempre l’emergenza, anche al fine di superare il limite della politica che agisce più a livello assistenziale, invece di puntare sulla progettazione condivisa con gli attori territoriali”.

Intanto il risultato dell’assemblea è stato la stesura di un documento da inviare alla riunione congiunta che Senato e Consiglio d’amministrazione dell’Università del Salento terranno il 16 gennaio, alla presenza dell’assessore regionale allo Sviluppo economico, Loredana Capone e dell'assessore regionale al diritto allo Studio, Alba Sasso. Tre i punti cardinali, sintetizzati dal magnifico: attenzione alla composizione della commissione esaminatrice che dovrebbe rispettare la suddivisione per aree del Cun; modifica dei format per la presentazione della domanda on-line (al netto del rischio d’annullamento della gara); individuazione degli spazi d’autonomia che rimangono ai dipartimenti dell’Università del Salento per la seconda fase di valutazione interna, tenuto conto delle maglie strette della legge 240 e del regolamento interno già in vigore per i bandi.

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