Lunedì, 20 Settembre 2021
Politica Otranto

Beha e i diritti umani: istruzioni prima del "Diluvio"

Il noto giornalista ad Otranto discute dell'attualità dei diritti umani: pennellate sulla politica italiana, sulla società e la crisi culturale del sistema-paese, col suo sguardo lucido e lungimirante

Oliviero Beha.-2

OTRANTO - Che senso ha parlare di diritti umani nell'era del televoto, della Endemol Generation, del digitale terrestre, della voragine culturale e valoriale di questo tempo? La risposta a questo interrogativo arriva da Oliviero Beha, giornalista di fama nazionale, che, nella sala triangolare del Castello Aragonese di Otranto, in un appuntamento organizzato dal locale Club Unesco, porta idealmente in viaggio l'uditorio, tra le pieghe e le contraddizioni della società, per smascherarne le contraddizioni e proporre un orizzonte positivo per uscire dalle sacche del pressappochismo divampante.

E lo fa con il suo stile inconfondibile, puntuale e dettagliato, mai banale, usando sperimentazioni dialettiche da moderno Harry Houdini del linguaggio e regalando alla platea uno sguardo di insieme del momento storico dentro cui si vive, una visione lucida dell'esistente. A partire dall'attualità, quella che riporta ad Oslo, dove Liu Xiaobo, il dissidente cinese insignito del premio nobel per la pace, non ha potuto essere presente perché in carcere, a quella di Wikileaks e del tanto discusso diritto di informazione. Passando per la tragi-commedia, che si consuma tra Lamezia e Brembate, per approdare alla "farsa" della politica italiana, dove il Parlamento chiude, in attesa del fatidico 14 dicembre, che dovrà stabilire le sorti di un governo ondivago prima ancora che sui numeri soprattutto nelle idee.

Beha punta il dito contro un sistema politico, che si regge su briciole di credibilità, ma che stenta ad occuparsi a tempo pieno dei problemi della gente, dirottati nel dimenticatoio. Il pretesto da cui innescare la sua brillante riflessione sul paese, viene da una sua pubblicazione "Nel paese del televoto. Dopo di lui il diluvio", edito da Chiarelettere e uscito lo scorso maggio. L'autore si pone una domanda di fondo, interrogandosi su cosa accadrà quando sarà finita la stagione di Berlusconi, se davvero, in un avvertimento apocalittico, "dopo di Lui" ci sarà "il diluvio".

Per Beha, del resto, il premier rappresenta un prototipo, capace di attecchire a destra e a sinistra, svuotando non solo i pilastri su cui si regge una democrazia, ma soprattutto incidendo sulla cultura del paese, oggi affossato dentro una voragine e dove le parole stesse sembrano aver perso significato. Una zona grigia, dentro cui il paese è immerso e che per Beha si evidenzia anche negli atteggiamenti del vivere quotidiano, fatto di invidia sociale, dell'incapacità di sapersi guardare ancora negli occhi, di ridare un senso alla stessa maltrattata meritocrazia, o nell'assuefazione al crimine, al marcio, con l'enfasi televisiva degli omicidi imperanti nelle cronache: "Non parliamo più di cittadini - ha affermato - ma di consumatori".

Perché il punto, per l'autore, è che anche l'informazione nel circuito in tilt risente di questo clima, essendosi trasformata in merce. Il problema, dunque, è uno: quando Berlusconi non ci sarà più, con quella voragine culrurale, con quel vuoto, bisognerà fare i conti. Con che risvolti, si vedrà.

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