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Silvio Berlusconi a Lecce.

Silvio Berlusconi a Lecce.

"Chi vota contro il suo partito è un traditore". Berlusconi, rosso diretto per Fitto

A Lecce per una manifestazione elettorale a sostegno di Adriana Poli Bortone, candidata alla presidenza della Regione Puglia, il leader di Forza Italia infiamma la platea quando sancisce la separazione con l'eurodeputato salentino che sostiene Schittulli

LECCE – Lui: “Chi vota contro il proprio partito, a Lecce e in Italia, è un traditore”. La platea esplode: “Silvio, Silvio, Silvio” in un coro ancora più assordante – sembra quasi liberatorio - di quello che si è levato all’interno del grande padiglione di Lecce Fiere nelle tre o quattro interruzioni precedenti.

Silvio Berlusconi pronuncia la “fatwa” contro Raffaele Fitto sul finire di un intervento in perfetto stile anni ’90, scandito cioè dalla riproposizione di vecchi cavalli di battaglia, come l’anticomunismo – articolato con slogan basilari che incendiano la platea dei 3mila presenti – e nuove suggestioni, quali l’idea di creare un partito sul modello di quello repubblicano degli Usa.

Ma già in apertura, il presidente di Forza Italia, in Puglia per sostenere il candidato alla presidenza della Regione Puglia, Adriana Poli Bortone, aveva confermato quella sentenza politica acquisita nei fatti da quando Fitto ha deciso di puntare su Francesco Schittulli: “Qualcuno voleva andare oltre – ha detto Berlusconi con riferimento al nome del movimento che fa capo all’europarlamentare – e invece per me è andato definitivamente fuori”. Del resto con la presenza di Berlusconi nel capoluogo salentino, il nuovo corso di Forza Italia affidato al segretario regionale Luigi Vitali ha voluto dare uno scossone ad un elettorato che appare disorientato dalle diatribe interne allo schieramento di centrodestra e quindi probabilmente distante dall’idea di partecipare ad uno sforzo elettorale tutto in salita. In fondo è stato lo stesso leader forzista a definire l’ipotesi della vittoria come “sorprendente, ma non impossibile”, a testimonianza della consapevolezza che Michele Emiliano è più di un passo avanti.

E allora la partita da vincere è più realisticamente quella contro Fitto e i suoi, per dimostrare che solo un partito di respiro nazionale può essere la vera alternativa al centrosinistra, e non piccoli movimenti che fanno l’interesse dei loro “piccoli leader”. Non a caso Berlusconi ha rivolto un accorato invito al voto utile e intelligente, anche in previsione del rilancio che spera di imprimere al centrodestra in vista delle prossime elezioni politiche, per le quali ha chiamato il popolo dei moderati – che ritiene maggioritario in Italia – ad una grande mobilitazione generale.

poli-29-11La presenza del leader di Forza Italia ha restituito ad Adriana Poli Bortone quella luce negli occhi che si era sopita nelle tribolazioni di una destra oramai minoritaria: e allora barra puntata contro Vendola e i suoi “fallimenti” in tema di sanità, politiche sociali, occupazione tra gli applausi di una platea che sobbalza ad ogni accenno di comunismo nell’aria. Ad un certo punto parte anche il coro da stadio “chi non salta comunista è”, e Berlusconi, dalla prima fila della platea vi partecipa con sommo gaudio. Non sono mancate le proposte concrete, come quella di far nominare direttamente dal personale sanitario i direttori generali delle Asl, e nemmeno gli affondi contro Emiliano, definito come “un uomo a volte simpatico, non sempre, ma duttile e flessibile” a seconda dell’interlocutore che si trova davanti.

Nel complesso la manifestazione elettorale di Forza Italia ha restituito ai presenti la dimensione plastica di una liturgia che è rimasta identica a quella degli esordi e degli anni d'oro del berlusconismo: l'attesa spasmodica del pubblico, l'organizzazione di un servizio di sicurezza imponente, la retorica anticomunista e liberale impostata secondo la logica del one man show. Silvio Berlusconi è sicuramente un leader al termine della sua parabola politica e in questo senso i segnali sono chiari, ma continua ad essere molto amato.

Il fatto che abbia accettato di metterci la faccia anche in Puglia – e soprattutto nella città amministrata da diversi anni da una classe dirigente oggi tutta schierata con Fitto - significa che non vuole rinunciare alle operazioni di comando anche quando l’eventualità più probabile è quella di un insuccesso e che non ha perso quello spirito battagliero che in passato ha fatto le sue fortune. Quanto tutto ciò sia ancora in grado di produrre un risultato elettorale sufficiente ad aprire la strada ad una prospettiva politica di medio termine lo diranno le urne delle regioni chiamate al voto il 31 maggio.

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