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Berlusconi non è più senatore. I commenti di Stefàno, Marti e Baldassarre

Il primo ha avuto un ruolo centrale nella delicata vicenda, presiedendo la giunta del Senato per le immunità: "Conferma della bontà del nostro lavoro". Il deputato e il capo delegazione di Forza Italia in Europa hanno espresso tutto il loro rammarico

Dalla bacheca Facebook di Roberto Marti.

LECCE – La carriera parlamentare di Silvio Berlusconi è finita alle sei meno un quarto del pomeriggio, quando il presidente del Senato,  Pietro Grasso, ha dichiarato approvata la relazione della Giunta per le Immunità che aveva sancito la non convalida dell’elezione del Cavaliere in Molise. Tutti e nove gli ordini del giorno presentati dai suoi sostenitori sono stati bocciati dalla maggioranza dell’aula.

Un ruolo centrale in tutta la vicenda lo ha avuto Dario Stefàno, presidente della suddetta giunta, senatore leccese eletto con Sinistra ecologia e libertà e già assessore regionale alle Risorse agroalimentari della giunta Vendola. Al centro di mille pressioni negli ultimi mesi, Stefàno ha così commentato: “Sono soddisfatto perché oggi in aula c’è stata la migliore conferma della bontà del lavoro della Giunta in questi mesi. Abbiamo operato bene, in punto di diritto, risolvendo i nodi fondamentali della questione. Il dibattito di oggi in Senato ne è la prova più evidente poiché si è concentrato quasi esclusivamente su motivi procedurali, in relazione alle modalità di voto, senza introdurre alcun elemento di novità nella discussione. A chi mi rivolge in queste ore l’accusa di aver operato con accanimento, serrando i tempi, rispondo dicendo che sono stati estesi al massimo i diritti di difesa. Anche dal punto di vista temporale. Quella che viene contestata si chiama invece efficienza, la stessa che ci ha guidato per la verifica delle elezioni in tutte le regioni in soli quattro mesi. Spero che nei prossimi giorni, alle comprensibili reazioni di parte dettate dagli effetti della decisione, segua il riconoscimento dell’ottimo lavoro non solo mio ma della giunta nella sua collegialità”.

Di parere diametralmente opposto il deputato, Roberto Marti, del Pdl che, su Facebook, ha manifestato il suo rammarico: “Silvio Berlusconi è decaduto da senatore della Repubblica italiana. Ma chi crede di aver cancellato 20 anni di storia politica italiana con un colpo di spugna di sbaglia di grosso. La sinistra non ha voluto aspettare che la giustizia facesse il suo corso: ha imbrogliato le carte, ha affrettato i tempi, ha cambiato ad hoc il regolamento del Senato. Una delle più brutte pagine della storia della democrazia italiana”. Con tanti altri esponenti (e militanti) del centrodestra leccese - in foto, sotto, si distingue l'assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Lecce, Gaetano Messuti - Marti ha vissuto intensamente l'odierna giornata, partecipando alla manifestazione di piazza in cui Berlusconi ha garantito ai suoi che continuerà a fare politica.

marti_messuti-2Per l’europarlamentare “azzurro” Raffaele Baldassarre, “la legge è legge e va rispettata, ma il tentativo di nascondersi dietro la legge per perseguire un preciso obiettivo politico è un’altra cosa. Un obiettivo chiaro, quello di eliminare dalla scena politica Silvio Berlusconi. La decadenza da senatore, tuttavia, non equivarrà alla sua uscita di scena, questo lo ha garantito personalmente lo stesso Berlusconi, il quale resterà un leader e continuerà a fare politica, come ha sempre fatto negli ultimi vent’anni”.

“A nulla – ha proseguito Baldassarre - varranno le mille forzature per accelerare i tempi e per non attendere oltre. Tempi necessariamente stretti così da impedire il ricorso alla Corte Costituzionale. Tappe forzate e non una concessione al fine di evitare l’interessamento della Corte di Giustizia europea. E tanto altro. La via giudiziaria italiana, famigeratamente nota in tutto il mondo per la sua lentezza, nel caso di Berlusconi doveva viaggiare alla velocità della luce. Come di fatto è accaduto. Pazienza, il popolo di Forza Italia incassa il momento difficile, ma chiede agli italiani se la legge, alla quale in tanti si sono richiamati, sia veramente uguale per tutti. Se lo è stata in questa circostanza”.

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