La Corte dei Conti: “Gravi irregolarità sul bilancio provinciale 2010”

Pesante il giudizio di revisione dell'esercizio finanziario di Palazzo dei Celestini: tante le voci sotto accusa. Alfonso Rampino, consigliere del Pd, rilancia: "Centrodestra incapace che mette le mani nelle tasche dei salentini"

LECCE - La sezione regionale della corte dei Conti si pronuncia in maniera negativa nei confronti del bilancio provinciale di Palazzo dei Celestini, sottolineando la presenza di “gravi irregolarità” (nel 2010) che riguardano l’approvazione del rendiconto avvenuta il 19 settembre (termine di legge era il 30 aprile), il risultato negativo della gestione di competenza per quasi 4 milioni e mezzo e un disavanzo di quasi 11 milioni e mezzo non risanato; inoltre una notevole ‘anzianità’ dei residui attivi non riscossi, diversi debiti fuori bilancio cresciuti fino a 3 milioni e 800mila euro.

Un giudizio pesante che non può passare inosservato e che viene commentato in maniera dura da Alfonso Rampino, consigliere del Pd alla Provincia, che parla di “miope politica del centrodestra” che “mette le mani nelle tasche dei cittadini” e “rischia di far naufragare l’ente”: “La pronuncia della sezione regionale della Corte dei Conti, riguardante l’istruttoria sul rendiconto di gestione 2010 della Provincia di Lecce – afferma -, conferma quanto più volte il gruppo Pd e l’opposizione tutta hanno denunciato a gran voce”.

Indice puntato contro la “politica di bilancio tanto precisa e puntuale nella volontà di mettere le mani in tasca ai cittadini con l’aliquota dell’RcAuto elevata al massimo del 16 per cento, quanto vaga e inadeguata”: “A conferma di tutto ciò – spiega Rampino - la Corte dei Conti rileva gravi irregolarità. Prima fra tutte, il notevole ritardo con cui è stato approvato il rendiconto di gestione 2010, rispetto alla scadenza del 30 aprile prevista dalla normativa vigente, come già denunciato più volte dal gruppo Pd”.

“Oggi i magistrati – prosegue Rampino - ribadiscono che la mancata approvazione del documento contabile entro i limiti temporali stabiliti può costituire un presupposto valido per lo scioglimento del consiglio provinciale. Ma c’è di più. Appare quanto meno paradossale, infatti, che a fronte della motivazione fornita dal Presidente della Provincia, secondo il quale tale ritardo sarebbe imputabile alla difficile elaborazione della fase di riaccertamento dei residui, proprio questo punto costituisca un ulteriore elemento di irregolarità segnalato dalla Corte dei Conti”.

I magistrati, nello specifico, sottolineano la “notevole anzianità di residui attivi e passivi oltre alla lieve capacità di riscossione per i residui attivi”: “L’irregolarità del risultato negativo della gestione di competenza, inoltre – chiarisce Rampinorampino-2-3-2 -, viene ‘limpidamente’ motivata dal presidente Gabellone con la mancata alienazione dei beni patrimoniali. Il centrodestra, in altre parole, confessa finalmente il fallimento di questa procedura contro cui più volte il gruppo Pd aveva posto l’indice”.

“L’intera operazione di cartolarizzazione avviata in ritardo rispetto alle nostre sollecitazioni – aggiunge -, ancora, oggi sconta sofferenze per le casse dell’ente a causa del pagamento dei debiti scaturiti dal prestito-ponte di 6 milioni di euro realizzato dalla ‘Celestini srl’. Al momento, inoltre, si registra una difficoltà enorme da parte della Società in relazione al versamento della rata da 4 milioni di euro che entro fine anno dovrebbe giungere nelle casse della Provincia. A farci riflettere sulla ‘insana’ politica di bilancio del centrodestra, infine, è la segnalazione della Corte dei Conti circa la sussistenza, confermata dalla stessa amministrazione provinciale, dei parametri di deficitarietà strutturale presenti nel bilancio 2010”.

“Tutto ciò – conclude Rampino - dimostra ancora una volta l’incapacità politica del centrodestra di individuare soluzioni alternative per la tenuta dei conti che non siano quelle relative alla tassazione generale e una miopia nella politica di programmazione economica che sin dall’inizio il centrosinistra ha contestato con forza”.

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