Bambini, scuole, ripresa del commercio. Il decreto non convince il sindaco

Carlo Salvemini auspica una visione più audace in un passaggio storico per l'emergenza sanitaria che è anche economica e sociale: "È importante volerci muovere con l'ambizione di entrare in un mondo nuovo"

LECCE – Attestato sin dal primo giorno dell’emergenza sanitaria per l’epidemia da nuovo coronavirus su una posizione di totale collaborazione con il governo centrale, il sindaco di Lecce oggi non ha nascosto il suo disappunto per quella che considera una carenza di visione nell'ultimo decreto del presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte.

Il primo cittadino leccese ha fatto riferimento alle anticipazioni e alle indiscrezioni di cui si è discusso tanto nei giorni scorsi in vista dell’annuncio ufficiale da parte del premier sulla cosiddetta Fase 2. Un groviglio di voci, mai precisato, che avrebbe incoraggiato “l'idea che dal 4 maggio molte cose sarebbero cambiate, pur dentro un'emergenza epidemiologica che non consente distrazioni. Ci aspettavamo tutti - e lo dico con il dovuto rispetto per chi è al governo in una fase inedita della storia del nostro Paese - un provvedimento più articolato e strategico, inserito in una visione che, nel lungo periodo, cominciasse a farci percepire la direzione verso la quale il nostro Paese sceglie di muoversi, facendo scelte forti, adeguate all'entità dell’emergenza che stiamo attraversando: capace di parlare soprattutto a chi è più esposto alle conseguenze di questa crisi che oltre che sanitaria è economica e sociale”.

Dopo aver ascoltato Conte e studiato il testo completo del decreto che questa mattina ha illustrato ai leccesi che lo hanno seguito nella consueta diretta facebook, Salvemini ne ha tratto un giudizio non certo lusinghiero: “Si presenta in piena continuità con quelli che lo hanno preceduto: articoli che ribadiscono ancora una volta i tanti limiti a cui dovranno adeguarsi la vita sociale ed economica del paese per contenere la diffusione del coronavirus. E pochissime novità in termini di libertà di movimento concesse ai cittadini, di ripartenza di una parte delle produzioni industriali, di opportunità in più al commercio. Quello che ci auguriamo è di sentirci tutti parte, presto, come italiani di una strategia riconoscibile di medio-lungo periodo di rilancio dell’identità economica, sociale e culturale del Paese capace di misurarsi con l’emergenza coronavirus.  Che si nutra di una consapevolezza chiara di quale sia il corretto ordine di priorità, nei dibattiti e nei provvedimenti. Sappiamo di dover considerare la 'Fase 2' un terreno inesplorato; ma è importante volerci muovere con l'ambizione di entrare in un mondo nuovo, che sappiamo inevitabilmente diverso da quello conosciuto”.

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Un tema che al sindaco di Lecce sta particolarmente a cuore è quello delle scuole e della cura dei bambini: “Non abbiamo bisogno di dibattere per mesi sulla pericolosità della corsa all'aria aperta; ma delle conseguenze sociali della prolungata chiusura delle scuole; o della necessità di garantire spazi e momenti di benessere psico fisico ai bambini da due mesi costretti a casa. questione che rappresenta ‘una ferita per tutti’, come ci ha saggiamente ricordato il presidente Mattarella. Tutti noi abbiamo il dovere di sostenere l’operato del governo e delle istituzioni. Di essere al loro fianco in questa fase tremendamente inedita e difficile, ma a fronte di questo grande prova di resistenza civile collettiva deve accompagnarsi la consapevolezza che siamo ad un passaggio cruciale della storia. Sono in gioco la nostra salute, la nostra economia, il nostro futuro e dei nostri figli. per questo siamo chiamati tutti ad un supplemento di responsabilità, coraggio, visione, audacia, ardore”.

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