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"Biomasse no, nucleare sì: la farsa del centrodestra"

Il presidente del gruppo consiliare alla Regione del Pd attacca duramente la destra: "I girasoli, la soia e il tabacco sono diventati più pericolosi dell'atomo. Aspettiamo il ministro Fitto al varco"

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Nucleare nel Salento? Antonio Maniglio, neo presidente del gruppo consiliare alla Regione del Partito democratico, punta il dito verso un simbolico sipario dove s'intravede quella che definisce, tout court, "La commedia degli inganni". Secondo l'esponente del centrosinistra, infatti, "non possono essere etichettate diversamente le scelte del centrodestra salentino in materia energetica". Maniglio ricalca i temi che hanno portato fino a questo animato dibattito, che riguarda le fonti energetiche da adottare per far fronte all'esigenza dei cittadini. E fra eolico, biomasse, centrali nucleari, l'idea in generale è che si stia facendo molta confusione. Ma tant'è. Secondo il presidente consiliare del Pd: "A Lecce, a Collepasso e a Sannicola gli uomini di Berlusconi hanno allarmato e aizzato i cittadini delineando lugubri scenari provocati dalle centrali a biomasse e, nel caso di Sannicola, impedendo l'insediamento di un'azienda, come ce ne sono altre 22 in Italia, in grado di produrre traccianti radiomarcati ad uso biomedicale".

"E adesso - prosegue - il colpo di teatro: i girasoli, la soia, il tabacco sono più pericolosi dell'atomo. L'Italia e la Puglia, pertanto, possono ospitare nuove centrali nucleari. E siccome l'unica programmazione degli impianti è quella degli anni '80, vai con la scelta di Nardò ed Avetrana". La possibilità di installare una centrale a biomasse a Lecce, come noto, è ancora ferma al palo per varie vicissitudini, non ultima la spaccatura in consiglio comunale. Il nucleare, invece, è argomento di questi ultimi giorni. "Naturalmente - dice Maniglio - non ci aspettiamo che quanti si incatenarono a Collepasso, che non dista molto da Nardò, abbiano la coerenza di ripetere la stessa sceneggiata, ma un pizzico di coraggio civile per esprimere un seppur flebile 'no' lo attendiamo. Ma soprattutto aspettiamo il ministro Fitto al varco. Il suo decisionismo - dice Maniglio - è proverbiale e produce fatti politici ogni giorno: a Lecce con quattro righe ha bloccato tutto il procedimento della centrale a biomasse attivato dal duo Poli-Pisanò; adesso invece è già salito sulle barricate a dirci quanto è buono e bello il nucleare. E tutti i suoi devoti parlamentari e consiglieri regionali pronti a dire di 'sì'".

"Ma il Salento, e la Puglia, non hanno bisogno di energia nucleare. Anzitutto perché la nostra regione, e il Salento, con Cerano, esporta oltre il 50 per cento dell'energia prodotta e paga già un prezzo altissimo in termini di inquinamento ambientale e di danni alla salute; in secondo luogo perché con il piano energetico regionale la Puglia di Vendola ha scelto la strada dell'energia da fonti rinnovabili e del risparmio energetico; infine perché l'Italia deve stare, eventualmente, dentro le ricerche per il nucleare di quarta generazione, che è più sicuro e più economico, e non riciclare il programma di impianti nucleari di trent'anni fa. In questi giorni, nonostante i tanti profeti di sventura, sono stati resi noti in materia di flussi turistici: la Puglia è la seconda regione italiana, dopo la Sicilia, per numero di turisti. E il Salento è ormai da anni la punta di diamante della nostra regione. Immaginiamo naturalmente la gioia di quanti hanno investito e vivono grazie al settore turistico e come i flussi aumenteranno vertiginosamente quando si saprà che insieme al mare, al sole e al vento - conclude - offriremo l'energia nucleare della premiata ditta Pdl."

Per la verità, voci discordanti si registrano anche nel centrodestra, quantomeno a livello locale. Nei giorni scorsi, il consigliere comunale Rino Dell'Anna, candidato nel centrodestra alle ultime elezioni, aveva rigettato fortemente la possibilità di cerare una centrale nei dintorni di Nardò (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=8372). "Vento, sole, nucleare, biomasse, combustibili fossili, maree sono tutte sorgenti che, ognuna in quota parte, devono contribuire alla produzione dell'energia elettrica necessaria all'Italia. La Puglia, in particolare, è una regione che con gli impianti esistenti già contribuisce in maniera considerevole al fabbisogno nazionale di energia. I mega impianti esistenti, tutti funzionanti a carbone e petrolio, hanno già compromesso in maniera decisa la qualità della vita dei pugliesi. Nel Salento poi pensare di appesantire la già critica situazione è un'idea folle e non condivisibile. Immaginare sulla base di vecchi studi - aveva spiegato Dell'Anna -, di far nascere tra Nardò ed Avetrana una centrale nucleare è irrazionale, illogico e pericoloso. L'alta densità abitativa, la presenza della centrale di Cerano, che ancora aspetta di essere convertita a metano, e gli impianti Iilva di Taranto, sono ragioni che bastano ed avanzano per scongiurare il nucleare nel Salento".

"Mi auguro che si tratti solo di indiscrezioni che non troveranno conferma, e che a nessuno sia veramente venuto in mente di far nascere a cavallo tra Nardò e Manduria una centrale nucleare", ha poi scritto chiaramente il sindaco di Nardò, Antonio Vaglio, sul sito web del Comune (https://www.comune.nardo.le.it/). La Puglia esporta nelle altre regioni l'energia che produce e non ha certamente bisogno di una nuova centrale, tantomeno nucleare. Stiamo pagando da decenni un prezzo altissimo, questo grazie alla centrale di Cerano, e certamente ci batteremo con forza per evitare una nuova ferita al territorio. D'altro canto, come si concilia la presenza di una centrale nucleare con lo sviluppo turistico rimane un mistero tutto da spiegare. Portoselvaggio è, a pieno titolo, una delle località regine d'Italia e tutte le sue potenzialità non possono certamente essere cancellate con una decisione del governo nazionale che, se dovesse trovare conferma, non esiterei a definire pazzesca. Saremo pronti ad affrontare eventuali battaglie e vedremo se il governo vorrà schierare l'esercito anche per far nascere le centrali nucleari".

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