Giovedì, 13 Maggio 2021
Politica

Blasi al sindaco Potì e al M5S: "Sul gasdotto non sono io l'incoerente"

Il consigliere regionale del Pd ribalta sul sindaco di Melendugno le accuse ricevute, sottolineando anche l'ambiguità del M5S sulla vicenda

Sergio Blasi.

LECCE – Con la fine della stagione estiva, riprende quota la polemica attorno al progetto del gasdotto Tap. La tregua per non interferire con le attività turistico-ricettive è oramai agli sgoccioli e i lavori nell’area di cantiere non dovrebbero tardare a riprendere.

Le parole dell’ex sindaco di San Donato, Ezio Conte, sulla oramai datata consapevolezza e benevolenza di molti amministratori locali rispetto all’ipotesi di ospitare l’opera, hanno scatenato diverse reazioni, a partire da quella del vice sindaco di Melendugno, Simone Dima, per il quale le iniziative intraprese dall’allora primo cittadino, Vittorio Potì (scomparso nel 2011, era lo zio dell’attuale sindaco), non possono in nessun caso essere rappresentate come un via libera al gasdotto.

Nel calderone delle polemiche trova spazio anche Sergio Blasi, consigliere del Pd accusato di aver cambiato posizione, smentendo l’originaria opposizione al progetto. Il diretto interessato, la cui foto ad un corteo No Tap a Melendugno sta circolando molto sui social come “prova” di incoerenza, prende la parola: “Sono e sarà contrario all’approdo a San Foca – scrive in una nota – e mi scivolano addosso, oggi, gli insulti che mi piovono addosso attraverso la scomposta operazione di mistificazione del mio pensiero. Quel che qui ha davvero importanza non è il sottoscritto, ma è la presa in giro che il M5s e il sindaco di Melendugno Marco Potì continuano a perpetrare nei confronti di questo territorio e dei cittadini che in buona fede e legittimamente protestano contro il metanodotto".

Il consigliere regionale punta dritto contro il sindaco di Melendugno e l’ambiguità della linea del M5S che per tutta la campagna elettorale per le scorse politiche ha garantito di fermare la realizzazione del progetto: “Il cambio di registro di Potì e di molti amministratori locali nei confronti di questo governo è il segno tangibile della strumentalità che ha assunto questa protesta, ed è per questo che io oggi ne prendo le distanze. Per coerenza, appunto, come dimostra questa foto. Perché nella genuinità di quella battaglia ci credevo e adesso non più”.

Blasi si chiede retoricamente perché Poti non abbia chiesto al presidente del Consiglio Conte, avendone avuto l’opportunità in un incontro a Palazzo Chigi il 2 agosto, perché un mese prima il rappresentante italiano in seno alla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo abbia votato favorevolmente al finanziamento di 500milioni di euro concessi a Tap. Blasi ribalta dunque l’accusa di incoerenza e cita anche l’assenza di iniziative e di bandiere No Tap all’inaugurazione della Fiera del Levante che negli anni scorsi è sempre stata una vetrina per sentire al governo la voce contraria della comunità. L’esponente del Pd rivendica allora l’alternativa della decarbonizzazione della centrale di Cerano: “Sia chiaro, che la Tap molto probabilmente si farà non lo dico io, lo dice questo governo. Lo dice l’imbarazzo del M5s, che su questo tema, come per tutti i nodi che riguardano le grandi opere, manda avanti Salvini-il-cattivo a dire le cose che loro non sono in grado di dire. Per incoerenza, appunto”.

De Lorenzis: "M5S contrario a prescindere dall'approdo"

Sulla vicenda, dal fronte pentastellato, si è espresso il deputato Diego De Lorenzis: “Lo ripetiamo, siamo contrari a Tap a prescindere dall'approdo, perché la centrale di decompressione pone un problema di sicurezza per la popolazione; non diversifica le fonti di approvvigionamento; non garantisce indipendenza da regimi e paesi che non rispettano diritti umani e civili; aumenta il carico emissivo, per non dimenticare che viene finanziato in parte da soldi pubblici; non serve a decarbonizzare impianti industriali come la centrale elettrica a carbone Federico II a Cerano o Ilva a Taranto. Tanto meno serve a ridurre le bollette energetiche degli italiani. La sua inutilità è confermata dalla capacità dei gasdotti italiani di 130 miliardi di metri cubi di gas, oggi sfruttata solo al 50 per cento Possiamo spegnere tutte le centrali a carbone di Italia senza importare un millimetro cubo di gas aggiuntivo”.

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