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"Senza le primarie, a Lecce sconfitta assicurata". Blasi vuole un cambio di passo

Nel 2017 la tornata elettorale riguarderà anche il capoluogo: "Rinunciare a fare la brutta copia del moderatismo, il centrosinistra unito vince"

Sergio Blasi a Melpignano.

LECCE – Il primo esponente politico del centrosinistra salentino a commentare pubblicamente l’esito del turno di ballottaggio è Sergio Blasi, consigliere regionale del Pd e promotore dell'associazione Prendi Posizione. 

“Sul livello provinciale – scrive in una nota - la sorpresa della sconfitta di Risi a Nardò e l’affermazione di Mellone stemperano gli entusiasmi prematuramente mostrati dalla segreteria (leggi l'analisi del 6 giugno). Quel risultato, che arriva insieme alla bella affermazione di Minerva, ci dice che si vince, e che anche il Pd vince, quando si è capaci di innovare e rinnovarsi, cedendo il passo a chi è in grado di suscitare l’entusiasmo e le speranze dei giovani. Laddove è stata percepita come preponderante, la strategia della segreteria provinciale, cioè l’aggregazione di pezzi di destra e di portatori di voti, è stata punita dagli elettori. Spero se ne prenda atto e si torni ad aprire il partito al dibattito e al contributo di tutti, sottraendolo alle dinamiche accentratrici che lo hanno caratterizzato in questa fase”.

E’ chiaro quindi il riferimento alla città capoluogo, dove si voterà tra un anno: dopo due mandati il sindaco Perrone deve cedere la mano, ma il centrosinistra appare ancora lontano da una strategia e da una capacità organizzativa in grado di preoccupare gli avversari storici, semmai molto più impensieriti dall’avanzata del Movimento 5 Stelle (leccese è praticamente tutta la deputazione parlamentare formata da Maurizio Buccarella, Barbara Lezzi, Daniela Donno e Diego De Lorenzis). 

Sergio Blasi ha le idee chiare su cosa debba fare il centrosinistra per risalire la china e, raggiunto telefonicamente, non ricorre a giri di parole: “Per Lecce deve cambiare passo rispetto al passato, altrimenti farebbe bene a non presentarsi. Si facciano le primarie, non perché siano previste nello statuto, ma perché abbiamo bisogno di una grande agorà di discussione in cui ciascun candidato possa esprimere la propria proposta anche in relazione al legame tra la città e il territorio: Lecce non può essere una torre d’avorio slegata dal contesto salentino che la circonda. Non pensi il centrosinistra di fare come nel 2009 (elezioni provinciali, candidatura di Loredana Capone), altrimenti  la sorte sarà identica. Con le primarie io sarò della partita”. 

L’ex sindaco di Melpignano, nonché segretario regionale del Pd prima di Michele Emiliano, rivendica la necessità di una nuova impostazione in direzione progressista e stronca l’idea del cosiddetto partito della nazione, fondato sull'alleanza strategica con formazioni e movimenti di centrodestra: “Quando il centrosinistra è unito, e lo dimostra anche Milano dove il movimento di Pisapia era comunque dentro la coalizione, a parla in maniera limpida e trasparente, rinunciando al ruolo di la brutta copia del moderatismo, la risposta c’è. Il limite attuale è aver peso contatto con la nostra gente con la quale abbiamo bisogno di una commissione sentimentale, per dirla con una categoria gramsciana”.

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