Blasi a muso duro con Tap: “Uno dei punti più bassi della sua strategia”

Il consorzio ha rilanciato il comunicato con cui l'associazione Santa Domenica aveva replicato al consigliere regionale sulla questione della sponsorizzazione della festa. E l'ex sindaco di Melpignano risponde punto su punto alle obiezioni

Le luminarie montate sul palco di Melpignano, agosto 2012.

LECCE – A chiudere una giornata di polemiche a suon di comunicati e di accuse arriva la replica di Sergio Blasi. Il consigliere regionale del Pd, che nella sua prima uscita aveva reso noto il rifiuto di partecipare alle celebrazioni per Santa Domenica, a Scorrano, si rivolge ora direttamente a Tap, il consorzio che ha concesso un contributo al comitato organizzatore della festa – famosa a livello internazionale per le sue grandiose luminarie - e che ha in animo di costruire il gasdotto. Contro l’opera si sono mobilitati attivisti del fronte ambientalista, amministrazioni comunali e semplici cittadini.

All’ex sindaco di Melpignano proprio non è andato giù il fatto che il comunicato diffuso in un primo momento dal comitato di Santa Domencia in risposta alle sue affermazioni sia stato rilanciato dalla stessa Tap. Una scelta che per Blasi rappresenta “uno dei punti più bassi toccati dalla multinazionale Tap nella sua strategia di comunicazione. Primo perché tenta di mettere uno contro l’altro  i salentini, secondo il classico schema, caro ai potenti, del divide et impera. Secondo perché, senza averne il diritto, si fa portavoce della manifestazione, strumentalizzandola in modo vergognoso. Si passa, dunque, dalla sponsorizzazione alla indebita appropriazione di un patrimonio culturale quale la festa di Santa Domenica, usato in maniera indegna a sostegno degli interessi di Tap. Per questo penso di dover rispondere direttamente a Tap, che conduce una battaglia per i propri interessi usando la festa di Scorrano come mezzo per attaccare chi si è sempre opposto ai loro progetti”.

Poi Blasi passa a puntualizzare i riferimenti fatti dal comitato promotore della festa alle recenti sponsorizzazioni de La Notte della Taranta: “Visto poi che si tenta di colpirmi su quanto ho di più caro, dico due verità incontrovertibili, sperando di sgombrare il campo dalle menzogne: la Notte della Taranta non è mai stata sponsorizzata da Italgest, la Notte della Taranta non è mai stata sponsorizzata dall’Ilva. Chi dice il contrario dice il falso e calunnia non il sottoscritto, ma quanto di meglio siamo riusciti a produrre in termini di espressione della cultura popolare del Salento e di promozione del territorio negli ultimi decenni. La Notte della Taranta, come la festa di Santa Domenica a Scorrano, è un patrimonio di tutti i salentini, non certo del sottoscritto. Lasciatela in pace”.

Capitolo contributi pubblici al concerto di Melpignano. Anche su questo punto Blasi puntualizza: “Per quanto riguarda i finanziamenti pubblici erogati alla Notte della Taranta dico, anzi lo dice uno studio condotto dall’Università Bocconi, che per ogni euro di soldi pubblici erogati alla Notte della Taranta, sul territorio ne sono tornati tre. Perché con la cultura si mangia, da queste parti, e con la cultura vogliamo continuare a garantire uno sviluppo sostenibile a questa terra. Evitando, per esempio, di farci sottrarre opportunità turistiche dai gasdotti”.

Quanto all’accusa rivoltagli di non aver mai tenuto in considerazione la festa di Santa Domenica, Blasi rinfresca la memoria dei suoi interlocutori del comitato: “Le luminarie di Scorrano sono state sul palco della Notte della Taranta nel 2012 (presidente Massimo Bray), quando un’opera di Mimmo Paladino, realizzata con gli artigiani di Scorrano, fece da sfondo allo spettacolo e, simbolicamente, alla cultura popolare del Salento. In quell’occasione, in diretta televisiva nazionale su Cielo, le luminarie di Scorrano rappresentarono davanti a milioni di telespettatori, insieme alla musica e alla danza popolare, l’eccellenza di questa terra”.

In conclusione di replica, una precisazione storica: “L’anno in cui Santa Domenica preservò Scorrano dalla peste non è mai stato individuato con esattezza. Si sa che fu a cavallo tra il Cinquecento e il Seicento, l’ipotesi più accreditata è proprio l’anno 1600. Ma io non sono uno storico, quindi potrei sbagliare una data. Dove non sbaglio mai è nell’individuare i furbacchioni che pensano di prendere in giro la gente di questa terra con quattro chiacchiere e un po’ di soldini come sponsorizzazione”.

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