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Boccata d'ossigeno per i Pronto soccorso: in arrivo 60 operatori socio sanitari

Polimeno (Cgil) striglia la Asl sui ritardi nel reclutamento del personale: "Situazione grave a Gallipoli e Scorrano". L'azienda procede con le chiamate dalla graduatoria

Foto d'archivio: il pronto soccorso dell'ospedale di Gallipoli.

LECCE – Caos in tutti i Pronto Soccorso della provincia di Lecce. Come al solito, ad estate ormai inoltrata, i presidi ospedalieri sono alle prese con l’emergenza legata agli imponenti flussi turistici.

La stagione 2018 paga però lo scotto di ritardi e lungaggini burocratiche.

 A dichiararlo è il segretario della Funzione Pubblica Cgil, Floriano Polimeno che punta il dito contro “le carenze di organico, il sovraccarico per gli operatori in servizio e i ritardi nel reclutamento di infermieri e operatori socio sanitari”.

Ne mancano parecchi, secondo il segretario: almeno 5 infermieri e 6 Oss nell’ospedale di Gallipoli e il presidio di Scorrano viaggia sulle stesse cifre.

Nei due nosocomi, spiega lui, l’emergenza si fa sentire più che altrove: “In questi ospedali si lavora in trincea – denuncia -. Nel Pronto Soccorso di Gallipoli, destinato a soddisfare una mole di richieste dei turisti riversati sulla costa ionica, sono state persino revocate le ferie, a dispetto di un sacrosanto diritto dei lavoratori. L’ospedale della città bella presenta, poi, una problematica specifica perché il presidio si sviluppa su più torri ed il personale perde inevitabilmente tempo negli spostamenti interni, a danno degli utenti”.

Il sovraccarico, la tensione e lo stress, puntualizza Polimeno, si fanno sentire anche a Lecce: “Il Vito Fazzi è l’ospedale in cui vengono dirottate le urgenze e la notte tra il 13 e 14 luglio è stata vissuta al cardiopalma: il Pronto Soccorso ha dovuto fare i conti con pazienti traumatizzati in modo importante e con le aggressioni verbali di alcuni pazienti spazientiti dall’inevitabile attesa”.

La situazione di emergenza sarebbe peraltro uniforme in tutte le sedi di Pronto Soccorso, dal Nord al Sud Salento, senza eccezioni: “Abbiamo sollecitato la direzione generale della Asl di Lecce ad intervenire immediatamente. La stagione balneare 2017 fu gestita diversamente: l’azienda reclutò infermieri ed Oss su chiamata diretta”.

La direzione generale di via Miglietta, in effetti, scelse di giocare in anticipo per tamponare le criticità ordinarie e il vuoto nella copertura dei turni dovuto alle carenze di professionisti, deliberando un piano delle assunzioni. In base alla delibera 1300 del 6 giugno, 50 infermieri e 60 operatori socio-sanitari (Oss) a tempo determinato furono chiamati immediatamente per rimpolpare gli organici.

Quest’anno le cifre dovrebbero essere confermate: la Asl di Lecce fa sapere infatti che sono in arrivo 60 operatori socio sanitari da distribuire tra tutti i Pronto Soccorso. Una boccata d'ossigeno vero e proprio per i lavoratori in affanno. L’area del Personale sta procedendo alla chiamata dalla graduatoria che, finalmente, è diventata operativa.

Per quanto riguarda i ritardi, secondo i dirigenti sono dovuti alla necessità di verificare che i titoli dichiarati in fase di domanda fossero corrispondenti a quelli realmente posseduti: diverse istanze erano state presentate in maniera non conforme.

“Abbiamo proceduto ad effettuare i dovuti controlli, in linea con l’esigenza di trasparenza e di legittimità degli atti prodotti – si legge in una nota -. Sciolto questo nodo, si sta ora procedendo alla chiamata dalla graduatoria, andando così a colmare gli organici dei Pronto Soccorso con una massiccia iniezione di personale”.

Il problema della stabilizzazione dei precari

Il secondo nodo da sciogliere è quello che riguarda la stabilizzazione dei precari, rimasti in paziente attesa di conoscere il loro destino. “Siamo pronti a procedere ma, per avviare l’iter, attendiamo che la Regione Puglia comunichi il numero esatto delle stabilizzazioni per le quali si può procedere”, chiosano i dirigenti.

Va ricordato, inoltre, che recentemente il Tar Lecce ha annullato gli atti dell’azienda sanitaria necessari a procedere alle stabilizzazioni, dando ragione a un ricorso prodotto da un gruppo di infermieri inseriti in una graduatoria di mobilità.

Il Tar, entrando nel merito del ricorso, ha stabilito che la mobilità ha precedenza rispetto alla procedura di stabilizzazione. La Asl di Lecce si è quindi costituita innanzi al Consiglio di Stato con l’obiettivo di ottenere un ribaltamento di questa sorprendente decisione e, su questo percorso, sarà affiancata dalla Regione Puglia.

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