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Voragine di 40 milioni nel bilancio del Comune: "Trasparenza su piano di risanamento"

Loredana Capone, del Partito Democratico, sollecita l'assessore Attilio Monosi a discutere in consiglio comunale le misure previste per evitare ricadute tributarie sui leccesi. Le criticità dei conti pubblici sono denunciate da anni da Carlo Salvemini di Lecce Bene Comune. Paolo Foresio: "Non eravamo dei visionari"

Carlo Salvemini e Loredana Capone.

LECCE – Non è un fulmine a ciel sereno e nemmeno l’avveramento del pronostico della cassandra di turno. Per comprendere quanto fosse compromessa la situazione finanziaria del Comune di Lecce sarebbe bastato seguire le cronache di Palazzo Carafa, da diversi anni a questa parte. E pesare i numeri, evitando la semplificazione dello schema per cui la minoranza esagera mentre la maggioranza minimizza, come in un gioco tra le parti.

Nei conti pubblici c’è un buco di almeno 40 milioni. Una cifra ribadita per l’ennesima volta da Carlo Salvemini, capogruppo di Lecce Bene Comune, il quale dai banchi dell’opposizione segue con particolare attenzione le vicende contabili: "Con l'approvazione del consuntivo 2014 negli enti locali si introducono norme per rendere più leggibili i bilanci, più veritieri i conti pubblici. Specificatamente si introduce - nel calcolo dei cosiddetti residui attivi (ossia i crediti che il Comune ha verso terzi) - il principio della esigibilità: non è sufficiente indicare il titolo col quale ti dichiari creditore,ma devi anche precisare se e quando lo riscuoterai. La cancellazione di residui attivi non esigibili e di entrate di dubbia e difficile esazione conduce alla proliferazione di disavanzi che possono essere gestiti con operazioni di ripiano pluriennale (massimo 30 anni). Questo sancisce la legge di stabilità 2015". Come dire che il provvedimento normativo ha imposto alle amministrazioni di tirare fuori la polvere da sotto il tappeto".

La cifra, del resto, è stata confermata dallo stesso assessore al Bilancio, Attilio Monosi, che tuttavia ha anche precisato che i leccesi non saranno gravati da ulteriori tasse.  Ai toni tranquillizzanti dell’esponente di governo non crede però Loredana Capone, consigliera del Partito Democratico e leader dell’opposizione: “La prospettiva di trent’anni di tasse alle stelle irrompe, infatti, come una mannaia sulle spalle dei cittadini leccesi già provati dalla crisi e da un regime fiscale sempre più vessatorio. L’assessore Monosi assicura, però, che non subiranno alcun incremento. Come intende, allora, l’amministrazione ripianare il debito? E quali tagli subirà la spesa corrente? Le conseguenze saranno comunque drammatiche soprattutto se ad averne la peggio saranno i capitolati delle risorse destinate ai servizi per la città oggi già insufficienti a garantire persino i bisogni primari”.

“E’ inutile piangere sul latte versato, adesso – ha proseguito Loredana Capone - è indispensabile correre ai ripari e farlo nel più breve tempo possibile. Per questo chiedo al sindaco e all’assessore Monosi un atto di responsabilità: se c’è davvero un piano per risanare il debito, lo esponga e lo condivida immediatamente con il consiglio, i cittadini e le imprese. La trasparenza è fondamentale in politica e negli uffici pubblici. I cittadini leccesi non hanno bisogno di parole o rassicurazioni ma di fatti”.

Paolo Foresio, capogruppo del Pd, ricalca invece la continuità amministrativa delle giunte guidate dall'attuale sindaco con quelle di chi lo ha preceduto, Adriana Poli Bortone: "Non eravamo dei visionari, quindi, quando accusavamo Perrone e chi lo ha preceduto di avere inguaiato i conti pubblici di Lecce con operazioni tanto faraoniche quanto inutili, vedi il filobus, per non parlare, poi, dell’altro macigno che pende sulle nostre teste, ovvero il contenzioso Leadri, un braccio di ferro che ci ha portati a un passo dal dissesto. Assurdo, poi, che l'assessore Monosi scarichi la responsabilità su chi ha governato fino al 2011, come se Perrone e tanti esponenti della maggioranza di oggi non ne facessero parte. Ci sarebbe da chiedersi davvero se non pensino che siamo tutti degli allocchi".  

"Di fatto, insomma, grazie a chi ha governato negli ultimi vent’anni, sulla testa nostra e dei nostri figli - conclude Foresio - penderà un debito di milioni di euro da ripianare sotto forma di tasse e di servizi inesistenti. Lo vadano a spiegare alle famiglie che abitano nelle periferie, lorsignori di Palazzo Carafa, che chissà per quanti anni ancora dovranno restare con i balconi delle case comunali pericolanti e con le infiltrazioni umide all’interno, senza illuminazione o manutenzione per le strade, senza nemmeno, in qualche caso, l’allacciamento alla fogna". 

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