Politica

Buco milionario. Ria querela Gabellone e Macculi

Il parlamentare Udc ha deciso di rispondere per le vie legali alle accuse del presidente della Provincia e dell'assessore al Bilancio sulla voragine di 7 milioni nei conti di Palazzo dei Celestini

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LECCE - La storia del buco milionario nei conti della Provincia di Lecce finisce sul tavolo del magistrato. Dopo aver minacciato il ricorso alle vie giudiziarie, infatti, Lorenzo Ria,già presidente dell'ente dal 1995 al 2004, ha sporto ufficialmente querela nei confronti dell'attuale inquilino di Palazzo dei Celestini, Antonio Gabellone, e dell'assessore al Bilancio, Silvano Macculi.

"Sin dal loro insediamento Gabellone e Macculi hanno attribuito più o meno velatamente talune difficoltà finanziarie della Provincia alla responsabilità delle precedenti amministrazioni, gridando al dissesto con toni allarmistici e dispregiativi. Da quando è emersa la vicenda del famigerato buco di 7 milioni di euro nel bilancio, poi, la campagna diffamatoria nei miei confronti ha raggiunto il suo apice: sono stato accusato per mesi di aver commesso fatti molto gravi, fatti penalmente rilevanti, quali l'aver consapevolmente approvato bilanci falsi e utilizzato somme di spettanza pubblica per fini personali. Proprio io che ho fatto dell'onestà, della trasparenza e della legalità il mio modo di essere in politica". La vicenda ha conosciuto diverse tappe: dalla scoperta della voragine all'apice della polemica - tra giugno e luglio - a furia di conferenze e comunicati (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=29302). Intanto, per arginare la precarietà dei conti, la Provincia ha deliberato l'aumento dell'aliquota di propria competenza sulla Rc auto (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=28402).

Ora la partita raddoppia: accanto al terreno di gioco politico, si aprono, metaforicamente, le porte dei palazzi giudiziari. Ria si sente tradito, e spiega il perché: "Non è facile assistere inerme alla progressiva demolizione di tutto ciò che di buono ho potuto fare per il Salento, né subire passivamente pesanti attacchi basati su affermazioni calunniose e non veritiere, che certamente hanno travalicato i limiti del diritto di critica politica. E non è facile, a maggior ragione, quando certe accuse arrivano da persone che avevo ritenuto tanto corrette e adeguate al ruolo che oggi ricoprono da sostenerle direttamente e apertamente nella campagna elettorale del 2009. Da persona onesta e da uomo delle istituzioni, quale ho dato dimostrazione di essere, non posso tollerare ombre di sospetto sul mio operato".

Il parlamentare dell'Udc fa sapere essersi rivolto ai giudici anche per prevenire quello che ai suoi occhi sembrava essere il percorso indicato da alcuni titoli dei mezzi di comunicazione: "I titoli dei giornali degli ultimi mesi non hanno fatto altro che sollecitare la Procura ad indagare sulla condotta da me tenuta negli anni della mia presidenza alla Provincia: ebbene, sono io stesso a rivolgermi davvero ai giudici, perché facciano luce sulla vicenda e ristabiliscano la verità, restituendo - per quanto possibile - onorabilità all'uomo che sono e agli anni in cui, da presidente della Provincia di Lecce, ho investito le mie migliori energie per il bene di questo territorio".

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