Camere di commercio, la protesta contro la cura dimagrante del decreto Madia

Il presidente Prete ha chiamato a raccolta parlamentari e sindacati per spiegare i rischi della riforma che prevede svuotamento delle funzioni e taglio del personale pari al 15 percento

LECCE – E’ bufera intorno al progetto di riforma delle Camere di Commercio firmato dal ministro per la Pubblica amministrazione, Marianna Madia. Si discute animatamente anche a Lecce intorno alle conseguenze del disegno legislativo che mira a razionalizzare gli enti sul territorio, procedendo mediante accorpamenti e tagli, fino a dimezzare quasi (riducendo a 60 nel giro di due anni) le Camere presenti sul suolo nazionale.

In premessa va detto che il presidio di Lecce non è destinato all’accorpamento, diversamente dai cugini salentini: Brindisi, infatti, finirebbe per essere assorbita completamente dalla sede di Taranto.

Ma non sono i tagli o i progetti di riforma a preoccupare realmente, quando l’intenzione di “svuotare” le Camere delle funzioni principali: funzioni che rappresentano la ragion d’essere di questi enti, altrimenti ridotti a puri uffici ministeriali che non avrebbero neppure bisogno di una organizzazione articolata composta da presidente e consiglio.

Lo ha spiegato a chiare lettere, oggi, lo stesso rappresentante della Camera di Lecce, Alfredo Prete ad una platea radunata apposta nella sede dell’ente, composta da parlamentari salentini (Salvatore Capone, Roberto Marti, Rocco Palese, Francesco Bruni) e dai rappresentanti delle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil e rispettive categorie Filcams, Uiltucs e Fisascat.

“Se il disegno di legge non verrà modificato scompariranno le ultime sentinelle rimaste sul territorio – ha chiosato Prete -, ridimensionate e ridotte ad enti inutili. I rischi sono altissimi soprattutto sul versante delle funzioni principali che l’ente è chiamato a svolgere: ovvero la promozione del territorio e l’internazionalizzazione delle imprese. La Camera di Lecce, negli anni, ha rivestito un ruolo importantissimo, acquisendo professionalità e competenze qualificate che rischiano di disperdersi, a danno di tutti”.

Prete ha voluto precisare che non si tratta di una protesta contro il progetto di riforma in quanto tale: “Concordo con l’intenzione di razionalizzare, eliminando gli sprechi, ma alle spalle di questa intenzione ci deve essere un progetto solido: rischiamo di fare la fine delle Province che, private delle funzioni essenziali, hanno spedito in mobilità parte del loro personale dipendente”.

Proprio i lavoratori rappresentano il tasto dolente battuto dai sindacati: il disegno prevede il taglio del 15 percento del personale, infatti, nelle sedi che restano autonome e del 25 percento in caso di accorpamenti. Alle Camere di commercio rimarrebbero tre funzioni, ovvero la gestione dell’ufficio metrico, del punto unico di accesso e del registro delle imprese.

“Forse l’intenzione del governo è quella di destinare ad altri lo svolgimento delle funzioni sottratte alle Camere – ha ipotizzato la segretaria confederale Cgil, Valentina Fragassi -. Il punto è che ogni progetto deve essere illuminato dal faro dell’occupazione e la riforma Madia risulta fumosa: l’articolo 10 dice che non si perderanno i posti di lavoro, d’altra parte non indica il percorso da seguire né spiega quali sbocchi avranno i lavoratori che risultano in esubero”.

IMG_6271-2Né i rappresentanti sindacali, né lo stesso presidente Prete riescono a spiegare il motivo che ha spinto il governo ad intervenire su enti che non pesano sulle casse pubbliche. Anzi, semmai, è il contrario come precisa Prete: “Le Camere vivono dei contributi che le imprese versano per le iscrizioni al registro delle imprese: mediamente il costo è piuttosto basso, e si aggira intorno alle 90 euro annuali. Viceversa, tra spending review e tasse, gli enti girano allo Stato diverse decine di milioni di euro: la sola Camera di Lecce, che è piuttosto piccola, versa un milione di euro l’anno in contributi”.

La Camera di Lecce, è bene ricordarlo, è già stata colpita da un primo provvedimento di riforma che ha disposto tagli progressivi sul diritto annuale, ovvero sul contributo versato dalle singole aziende, pari al 35 percento in meno nel 2015, che diventa 40 nel 2016 e 45 percento nell’anno successivo. “A conti fatti si è creato un crollo nel bilancio delle Camere a fronte di un modesto risparmio economico per le imprese, pari a circa 20 euro l’anno – ha aggiunto il presidente leccese -: gli enti hanno dovuto improvvisare progetti a costo zero, perché privi di risorse, arrecando un danno alle stesse aziende che usufruiscono dei servizi di promozione del territorio”.

“L’incontro è stato proficuo ma le preoccupazioni restano – aggiunge Salvatore Giannetto di Uil-: dopo il ridimensionamento delle Province non possiamo rischiare che salti un altro tavolo di concertazione per le vertenze del territorio, rappresentato proprio dalle Camere di Commercio. E infine: che fine faranno i dipendenti diretti e le persone che lavorano per le aziende speciali create dallo stesso ente?”.

“Il governo è schizofrenico – ha aggiunto Vito Perrone di Ugl – perché con la riforma Delrio abbiamo già avuto grossi problemi nella ricollocazione dei lavoratori e il disegno di legge Madia si è messo sulla stessa scia: sarebbe meglio risolvere prima i problemi della Provincia, e poi pensare al resto. Inoltre abbiamo creato, con grande lavoro e sacrificio, il distretto turistico del turismo di cui la Camera del Commercio è un punto centrale ed il governo vorrebbe ridimensionarla, procurando così un danno al territorio”.

Parla di smantellamento della democrazia partecipata il consigliere regionale di Coservatori e Riformisti, Saverio Congedo: "Il paradosso è che il tutto avviene con un governo che mira ad attuare un centralismo delle funzioni, ma soprattutto delle poltrone, senza neppure mai essere stato eletto. Credo che l’appello del presidente della Camera di Commercio di Lecce, Alfredo Prete, a questo punto venga immediatamente accolto dai nostri parlamentari in modo trasversale, con una protesta che non può e non deve limitarsi a un “comunicato stampa” di mere lamentele e doglianze, ma che si deve concretizzare con una battaglia parlamentare vera a difesa del nostro territorio".

Prete e i sindacati hanno sollecitato i parlamentari presenti affinché vigilino sull’iter di approvazione della riforma: “La nostra speranza è che gli emendamenti già presentati possano essere approvati, in modo da sventare questi rischi per l’ente e i suoi lavoratori”, ha concluso Prete.

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