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Candidature e scissioni. A destra, tra Monti e il ritorno del Cavaliere

Grande incertezza sul riposizionamento politico attorno al professore: Mantovano sempre più vicino all'ex premier, Congedo smentisce il suo impegno alle politiche. E tra ipotesi e conferme, in Regione, c'è aria di smobilitazione

Mantovano e Congedo insieme al congresso provinciale Pdl

LECCE - Monti sale in politica, Berlusconi ridiscende in campo; Bersani non teme il professore, rafforza l’asse con Vendola e guarda a Casini, mentre quest’ultimo ha occhi solo per Monti. Nomi di spicco della magistratura lasciano la toga e partecipano alla competizione elettorale, economisti e intellettuali liberali si propongono di “Fermare il declino”, mentre il MoVimento Cinque stelle si prepara alla “guerra”. Tra chi sale e chi scende, più che di politica sembra di parlare del funzionamento di un ascensore. A livello nazionale come a livello regionale e provinciale.

Se nel centrosinistra, le primarie di coalizione hanno sancito i rapporti di forza e il perimetro delle alleanze, nel centrodestra l’effetto Monti ha alimentato la diaspora, con la nascita di nuove formazioni e l’uscita dal Pdl di nomi di primo piano come Pisanu e Frattini. Cosa succede nel Salento? Che il “riposizionamento” appare coinvolgere anche gli esponenti locali. Due le facce più gettonate del momento: Alfredo Mantovano e il suo “fedelissimo” Saverio Congedo.

L’ex sottosegretario ha già chiarito di condividere i punti della famosa “agenda Monti” e, secondo voci sempre più insistenti, potrebbe essere il capolista in Puglia del listone che farebbe capo all’ex premier. Di riflesso le attenzioni si sono spostate su Congedo, da quindici anni a fianco delle battaglie politiche di Mantovano: secondo le indiscrezioni, dopo tre legislature in regione, il consigliere Pdl potrebbe aspirare al Parlamento, pressato dal movimento di La Russa-Meloni “Fratelli d’Italia” ad averlo come capolista. Un’ipotesi che, per la prima volta, lo metterebbe in antitesi con la guida della propria corrente.

Nella giornata di oggi, lo stesso Congedo, però, ci tiene a fare chiarezza sulle voci di possibili collocazioni in vista delle politiche: “Nel ringraziare sentitamente i giornalisti per l'attenzione che mi viene cortesemente rivolta – afferma - ritengo doveroso chiarire che non risponde alla realtà quanto oggi riportato da alcuni organi di informazione circa presunte mie collocazioni nelle liste o negli schieramenti in vista delle elezioni politiche del prossimo febbraio. Infatti, intendo ulteriormente puntualizzare di non aver maturato le decisioni sul mio futuro politico che mi vengono attribuite”.

Una “smentita” che, però, non esclude del tutto alcuna ipotesi. E l’eventuale decisione del duo Mantovano-Congedo potrebbe avere “scossoni” anche su Palazzo dei Celestini, dove in quota Mantovano, c’è la vicepresidente Simona Manca, e su Palazzo Carafa. Al momento, Gabellone e Perrone predicano cautela, visto che il quadro politico generale, mai come oggi, appare tanto frammentato e caotico.

Tra le altre possibili candidature nel centrodestra, oltre alla conferma di Raffaele Fitto, seppur con qualche iniziale titubanza dopo il ritorno di Berlusconi, dovrebbero trovare spazio nelle liste l’uscente Vincenzo Barba e due new entry come Rocco Palese, pronto a lasciare Viale Capruzzi, e Roberto Marti, dopo l’ottimo risultato alle regionali. Dubbi ancora su Ugo Lisi e Cosimo Gallo, mentre appaiono intenzionati a non ricandidarsi Gino Lazzari e Rosario Giorgio Costa. Almeno per ora.

Infine, tornando nel centrosinistra, è di queste ore la decisione di tre consiglieri regionali, tra cui l’assessore Fabiano Amati, di sospendersi dal Pd contro le modalità di indicazione delle candidature alle primarie. Questo ennesimo atto dimostra come nel palazzo regionale ci sia una generale aria di smobilitazione, al di là delle rassicurazioni e delle smentite degli interessati: a partire da Nichi Vendola, che, dalla vittoria del 2010 ha ingaggiato una personale battaglia elettorale per la leadership della coalizione, che ha di fatto logorato il suo stesso appeal. Le candidature di assessori come Loredana Capone, Dario Stefàno ed Elena Gentile sembrano confermare che la legislatura si possa chiudere anzitempo e che le dimissioni della giunta siano molto vicine. Con il rischio istituzionale di coinvolgere a catena anche quelle di altri enti, uno su tutti, il Comune di Bari. E chissà se qualcosa non si riversi anche sul capoluogo salentino.

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