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Verifiche sulle caldaie, Loredana Capone: “Basta temporeggiare, il Comune si decida”

L'assessore regionale, che siede a Palazzo Carafa in qualità di consigliere di minoranza, invita l'amministrazione a dare certezze ai cittadini dopo aver ingenerato confusione sui tempi delle autodichiarazioni. L'appalto con la Vit è in scadenza

LECCE – Con un contratto notoriamente in scadenza, il Comune di Lecce avrebbe già dovuto avviare le procedure per il nuovo appalto e preoccuparsi della continuità occupazionale dei dipendenti della società incaricata dei controlli sugli impianti termici presenti sul territorio comunale. Per Loredana Capone, del Partito democratico, la questione è lineare ed è solo l’approssimazione dell’amministrazione comunale ad aver creato confusione. Anche negli stessi lavoratori che, con opportuna riqualificazione secondo la nuova normativa, possono proseguire nel loro lavoro senza temere nulla grazie alla clausola sociale

Altrimenti, sostiene l’assessore regionale e consigliere comunale, non si spiega sulla base di quale legittimità la Vit (l’azienda uscente), abbia potuto inviare una mail a tutti i manutentori indicando al 31 gennaio scorso la scadenza per l’autodichiarazione quando invece la finestra temporale è aperta come stabilito da Comune con una delibera del 2012 e come ribadito con determina dirigenziale. “Non esisteva – sottolinea Capone - nessun atto ufficiale che potesse consentire alla Vit di indicare ai cittadini il termine del 31 gennaio 2014. Ciò è avvenuto a danno delle casse delle famiglie leccesi e nell’inerzia dell’amministrazione comunale. Non solo, invece di fare chiarezza proponendo una nuova soluzione per il prosieguo, il Comune di Lecce ha presentato a marzo una proposta di deliberazione in Consiglio comunale illegittima  confusa che, poi, ha ritirato il 1 aprile 2014”.

Il passo indietro, del resto, era stato sollecitato da un gruppo di lavoratori della stessa azienda che avevano manifestato la loro contrarietà alla linea di condotta che si stava delineando prima che la giunta si decidesse per il passo indietro. Per i dieci “dissidenti” della Vita non era giusto chiedere l’anticipo nel primo semestre delle verifiche programmate per il secondo. L’amministrazione comunale aveva motivato questa scelta con la necessità di reperire liquidità per pagare gli stipendi arretrati e anche, par di capire, eventuali contenziosi con la società allo spirare dell’appalto. Ma per i lavoratori quei soldi c’erano già  grazie al gettito del primo semestre derivante proprio dalla campagna di “autodichiarazioni aperte”. 

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