Carcasse di Caretta caretta alle Cesine, allarme sullo stato del mare

Trevisi del M5s è preoccupato per il fenomeno e interessa la Regione. Lo scorso anno ritrovati in zona rifiuti a tonnellate

VERNOLE – Quale lo stato di salute dei mari? E quale, in particolare, quello delle Cesine, la riserva naturale a pochi chilometri da Lecce? Il capogruppo del M5s al Consiglio regionale, Antonio Trevisi, parte da uno spunto macabro, il ritrovamento di ben due carcasse di tartaruga Caretta caretta, specie protetta ed eternamente a rischio, e si chiede se non sia il caso di svolgere un’autopsia per capire se abbiano ingerito rifiuti.

La base di partenza è una lotta serrata che lo stesso Movimento 5 stelle, in particolare con l’interessamento del suo collega Cristian Casili, ha portato avanti dalla scorsa estate e fino ad autunno inoltrato per aiutare l’oasi a uscire fuori da una situazione imbarazzante: chilometri e chilometri di costa sepolti da rifiuti d’ogni tipo, riportati dal mare.

Dopo una serie di incontri con il presidente regionale Michele Emiliano era iniziato anche un iter per valorizzare al meglio e proteggere in modo più efficace un sito di particolare bellezza messo a dura prova dalle attività antropiche. L'idea è di trasformarla in una vera e propria riserva marina, partendo dall'esempio di Torre Guaceto, nella limitrofa provincia di Brindisi. Nel novembre scorso, poi, con l’Arif, si era anche provveduto alla pulizia dell’arenile.          

Il rinvenimento delle carcasse sulle coste dell'oasi naturale del Wwf, tra San Cataldo e San Foca, in territorio di Vernole, è però ritenuto da Trevisi, oggi, un nuovo segnale preoccupante. Anche per ora ammette egli stesso che sia difficile stabilire le cause della morte delle tartarughe. Non certo il primo caso, va perl detto, perché di eventi simili se ne registrano a decine, ogni anno, e in diversi punti del litorale salentino.  

photo_2016-04-26_12-43-06-2“Gli uomini del Corpo forestale dello Stato sono stati allarmati ieri mattina da alcuni cittadini – dichiara Trevisi - ed è necessario che le autorità competenti eseguano tutti gli accertamenti necessari per stabilire cause ed entità del fenomeno non solo limitandosi a rimuovere  le carcasse degli animali”.

“Ogni ipotesi - prosegue - è al momento prematura, ma è un campanello d’allarme da non sottovalutare per la salvaguardia degli animali che vivono in uno dei tratti di costa più belli della penisola salentina, che sono un patrimonio da proteggere e custodire”.

“Viene da chiedersi se sia solo una coincidenza – aggiunge - la diffusione sempre più frequente di tali fenomeni o se piuttosto stia accadendo qualcosa nei mari, che sta cambiando anche il destino della fauna acquatica. Gli esperti sono gli unici in grado di fare chiarezza e fornire delle risposte utili alle valutazioni”.

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Trevisi sottolinea che dalla posizione del ritrovamento sembra che gli animali si siano spiaggiati prima di morire. L’idea di un’autopsia, come detto, per verificare se vi siano rifiuti nello stomaco. Anche se bisogna ricordare che, il più delle volte, la vita delle tartarughe marine è messa a repentaglio soprattutto dalle attività di pesca, come quelle svolte con reti a strascico o da posta e palangari. Un fenomeno ben noto a chi studia queste specie.    

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