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Vittima dell'uranio e della burocrazia. "Cure nel Regno Unito, Asl nega rimborso"

I consiglieri regionali Congedo e Scianaro pronti ad abbracciare la causa di Carlo Calcagni, l'ex militare d Guagnano che ha contratto una grave malattina durante le missioni in Bosnia. Un'interrogazione a Vendola e Gentile. "Diritti negati per assenza di umanità e sciatteria"

@TM News/Infophoto

LECCE – La storia di Carlo Calcagni, 50enne colonnello in congedo dell’Esercito, è nota ormai da diverso tempo. Originario di Guagnano e appassionato sportivo, già detentore di svariati titoli è dirigente di un team di ciclismo guagnanese che porta il suo nome, da anni combatte contro una grave malattia contratta durante una missione in Bosnia. 

Per il suo caso si stanno muovendo oggi i consiglieri regionali del Pdl – Forza Italia, Saverio Congedo e Antonio Scianaro, il primo leccese, il secondo brindisino. Sono pronti a redigere e inviare un’interrogazione urgente al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, e all’assessore alla Sanità, Elena Gentile. Perché, a quanto pare, a Calcagni sarebbe stato negato il diritto al rimborso da parte dell’Asl di Brindisi, alla quale l’ex militare s’è rivolto, essendo residente a Cellino San Marco.

“Diritti negati, viaggi oltre confine per curarsi da una terribile malattia e una sanità locale nemica che non dà sostegno anche in presenza di un ordine del giudice”, tuonano i due consiglieri. Che così proseguono: “Una storia triste su cui è giusto far luce per restituire un clima di giustizia al più presto a chi l’ha vissuta”. 

Congedo e Scianaro ripercorrono in breve la vicenda di Calcagni, un calvario che celerebbe anche la beffa finale. “Ha prestato servizio nell’Esercito italiano compiendo anche missioni all’estero, tra cui quella in Bosnia Herzegovina nel 1996. Qui – ricordano -, nella zona dove operava il colonnello, ci fu un massiccio bombardamento Nato tra bombe e proiettili arricchiti con uranio impoverito”. 

“L’esalazione di queste materie – aggiungono - ha provocato una grave malattia nel militare, costretto a curarsi nel Regno Unito nell’unico centro europeo deputato alla cura dell’intossicazione di metalli pesanti”. 

Della malattia e della trafila burocratica interminabile, LeccePrima s’è già occupata in passato.  La novità, rispetto a qualche tempo addietro, è nella richiesta inoltrara all’Asl di Brindisi dell’autorizzazione a curarsi presso il centro inglese, “con conseguente carico dell’80 per cento delle spese all’azienda sanitaria”, spiegano i consiglieri del centrodestra. “Le cure necessarie alla guarigione, come stabilito dai medici britannici, dovevano avvenire ogni tre mesi e così il militare ha chiesto l’autorizzazione all’Asl”. 

Ma il permesso, “dopo un paio di viaggi” non sarebbe stato accordato. “E sembrerebbe proprio su indicazione dei responsabili dell’assessorato regionale alla Sanità”, sottolineano Congedo e Scianaro. Nei fatti, “l’azienda, senza alcuna competenza in merito, ha ritenuto che le terapie fossero troppo ravvicinate nel tempo”. 

Calcagni non ha potuto certo sottrarsi alle cure. Quindi, “è stato costretto a pagarle di tasca propria, fino a quando non ha chiesto il rimborso all’Asl”. E, a “richiesta negata, si è passati alle vie giudiziarie ed anche qui il giudice ha ordinato all’azienda di corrispondere il rimborso,cosa che non è mai avvenuta”. 

"E' un comportamento incomprensibile della struttura sanitaria che ci indigna e ci offende e su cui è opportuno fare chiarezza. Per questo – concludono i due consiglieri - presenteremo un’interrogazione diretta al presidente Nichi Vendola e all’assessore alla Sanità Elena Gentile, affinché la nostra non sia la Regione dei diritti negati per assenza di umanità e sciatteria della nostra macchina amministrativa e politica”.

Carlo Calcagni è stato riformato il 30 ottobre del 2007 a causa di un’invalidità, frutto di gravi infermità contratte nelle missioni internazionali. La malattia ha intaccato fegato, midollo, tiroide, ipofisi, bronchi e reni. Raccontando la sua storia, ha sempre tenuta alta l’attenzione rispetto alla cortina d’omertà che ancora oggi riesce ad avvolgere le vicende riguardanti l’esposizione all’uranio impoverito di tanti militari. Ha dovuto abbandonare le competizioni ciclistiche nell’estate di due anni addietro per combattere la sua battaglia più dura.  

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