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“Caro assessore, cosa fa il Comune per la sicurezza dei cittadini?”

Faccia a faccia tra un leccese, vittima di un tentato furto, e l'assessore Luca Pasqualini. Da una parte l'abbandono della zona di Borgo San Nicola, dall'altra la carenza di uomini e di risorse per intensificare i controlli

L'incontro presso l'ufficio dell'assessore Luca Pasqualini.

 

LECCE – “Scusi, assessore, ma il Comune di Lecce, cosa fa in tema di sicurezza”? L’incipit è diretto, ma non coglie Luca Pasqualini – che oltre la delega al traffico ha anche quella alla sicurezza – di sorpresa. Del resto c’è un recente post su Facebook che è valso come dichiarazione di intenti. L’autore è Emilio Personè, un uomo di 36 anni che, ironia della sorte, in una precedente occasione aveva collaborato a scoprire le malefatte di un truffatore di quartiere.

Nei giorni scorsi, invece, una o più persone sono entrate nottetempo nella sua auto, chiusa in uno spazio privato nella casa materna in zona Borgo San Nicola, ed hanno avuto il tempo di smontare alcuni pezzi: forse un tentativo di furto. Un episodio che lo ha turbato, non solo per il danno materiale subito, ma soprattutto per la sensazione di vivere in una landa desolata dove la eco delle sirene arriva solo in lontananza. Ed allora, dopo aver usato intelligentemente il social network con l’inserimento di una nota stonata su pagine – quelle degli amministratori -  che di solito trasudano di tifosi e cortigiani, si è presentato al primo piano della sede di viale Rossini, dove il venerdì mattina l’assessore riceve i cittadini per un paio d’ore, con un paio di amici, molte cose da chiedere e altrettante da capire. C’è anche il capogruppo in consiglio comunale del Pd, Paolo Foresio, che con Emilio condivide la passione per la musica. Entrambi sono dj piuttosto noti nel panorama locale.

L’esponente dell’amministrazione ascolta e prende nota, ma, in verità, sa già come stanno le cose: il Comune è solo una delle voci in capitolo, sicuramente la più prossima ai residenti ma non quella risolutiva. Per quanto riguarda la sicurezza in senso stretto esiste l’apposito comitato, insediato presso la prefettura, dove le forze dell’ordine e le istituzioni predispongono piani generali di coordinamento ed interventi urgenti per le emergenze.  Le risorse di Palazzo Carafa, del resto, sono quelle che sono: praticamente ridotte a zero le possibilità di intervento autonomo, limitate quelle materiali già in campo, con una sola pattuglia di vigili urbani nel turno di notte, ad esempio.

Lo scambio tra i due interlocutori procede spedito e cortese per una ventina di minuti. Alla fine restano sulla carta un paio di mozioni: l’impegno di Pasqualini a portare al tavolo prefettizio la richiesta di una maggiore copertura di Borgo San Nicola e la verifica di una possibilità di inclusione della zona nei futuri progetti per l’installazione di telecamere, quelle che sono spuntate come funghi nel centro storico grazie e che qualche effetto deterrente sui malintenzionati lo hanno. Certo, Emilio è stato molto più duro sul web esternando quel risentimento nei confronti della politica che rischia di diventare frustrazione quando non si ha la voglia o la forza di farsi ascoltare: ha scritto di non aver mai visto pattuglie, dalle sue parti e di non sopportare più i politici che si presentano solo in campagna elettorale. Il numero di “mi piace” collezionato dalle sue parole lascia presumere che in molti la pensino come lui.

E per non lasciare nulla di intentato, dopo aver lasciato la sede dell’assessorato, si è presentato anche in via XXV Luglio per chiedere udienza al prefetto, ma la sua determinazione è stata neutralizzata dal cortese rinvio ad un appuntamento con un delegato. Esiste un protocollo, nei palazzi del governo, ed è normale che sia così. D’altra parte alla bacchetta magica non ci crede più nessuno, così come alle promesse che poi, in genere, si concretizzano nel migliore dei casi in un marciapiede rattoppato o con la sostituzione del faro che si è fulminato da sei mesi. 

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